LA STORICA SEDE DEL PARTITO COMUNISTA ITALIANO, IN VIA DELLE BOTTEGHE OSCURE A ROMA, E’ STATA ACQUISITA DA UNA PRESTIGIOSA CATENA ALBERGHIERA STATUNITENSE E DIVENTERA’ UN HOTEL A 5 STELLE
Segnaliamo l’articolo di Giuseppe Culicchia per “Huffington Post”
Fu in quelle stanze che il Pci diventò “la Cosa”. Abbracciando il libero mercato e la globalizzazione, l’introduzione del precariato, l’abolizione dell’articolo 18, le calze arcobaleno, l’armocromista, la prima intervista concessa a Vogue
Una volta Antonio Franchini mi ha detto: “Vedi Giuseppe, per quanto sfrenata possa essere la nostra fantasia, a superarla è sempre la realtà”. Più volte mi è capitato in seguito di constatare come il mio ex editor in Mondadori, oggi in Giunti e premiato in veste di scrittore con il Campiello per il suo Il fuoco che ti porti dentro edito da Marsilio, avesse ragione. Ma mai come quando mi sono imbattuto nella notizia riportata da Fabio Martini su La Stampa, riguardante la nuova destinazione del palazzo romano delle Botteghe Oscure.
Per 45 anni fu la sede del Partito Comunista Italiano, il più grande partito comunista d’Occidente, retto prima da Palmiro Togliatti e poi da Enrico Berlinguer. Ebbene: lì dove tra gli altri si riunivano Giancarlo Pajetta e Nilde Jotti, sta per aprire un hotel a cinque stelle della catena americana Hyatt, come nota Martini un marchio “per viaggiatori milionari”. Il cosiddetto Bottegone – copyright Gianpaolo Pansa – fu, scrive Martini, “non soltanto la sede del PCI ma anche, sia pure simbolicamente, la Casa di quasi un terzo degli italiani, la cittadella di un partito-Stato, un luogo severo e autosufficiente nel quale di prendevano decisioni per definizione ‘giuste’”.
Fu in quelle stanze che all’indomani della caduta del Muro di Berlino l’ultimo segretario Achille Occhetto decise la “svolta della Bolognina”, e che il PCI diventò “la Cosa”. L’esito è noto, e riassumibile in alcuni passaggi successivi: l’abbraccio del libero mercato e della globalizzazione; l’introduzione del precariato; l’accordo in funzione anti-migranti con la Libia per la creazione dei campi dove concentrare i medesimi; l’abolizione dell’articolo 18; le calze arcobaleno; l’armocromista; la prima intervista concessa a Vogue.
Tutte cose che a ben vedere rientrano a pieno titolo nella pura e semplice constatazione fatta da Antonio Franchini, ma che questo cambio di destinazione d’uso riassume toccando un nuovo zenit nel novero degli accadimenti simbolici. Lì dov’era la casa della classe operaia, sorgerà un paradiso per ricchi. Nel quale, grazie alla Sovrintendenza, rimarranno il busto in marmo nero di Antonio Gramsci, opera di Giò Pomodoro, e la teca contenente la bandiera originaria della Comune di Parigi. I milionari in visita a Roma potranno eventualmente farcisi un selfie.
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Immagine elaborata da “OP – OsservatorePolitico.com”
