Umbria: disoccupazione in aumento. Fiorini e Mancini: “Ecco i danni causati dal Jobs Act e dal PD”

I consiglieri regionali leghisti: “Secondo i dati IRES crollano le assunzioni a tempo indeterminato e aumentano disoccupati e cassintegrati. Questa è la ripresa millantata ad aprile dal vicepresidente della regione Umbria Paparelli”

“Un crollo delle assunzioni a tempo indeterminato pari a circa il 45%, un saldo negativo di circa 2200 unità tra assunzioni e cessazioni, un tasso di disoccupazione che resta su livelli molto alti, sommati a cassaintegrati in aumento: questi i risultati della politica del Pd che tanto in Italia quanto in Umbria miete vittime”.

Sui dati dell’occupazione in Umbria diffusi da un recente studio dell’Ires e sui danni causati dal Jobs Act intervengono i consiglieri regionali Lega Nord Umbria, Valerio Mancini ed Emanuele Fiorini, che continuano: “Quello tracciato dall’Istituto regionale dell’Economia Sociale e confermato dall’Inps relativo ai primi 6 mesi del 2016 non è altro che il ritratto di un disagio occupazionale che solo nella nostra regione coinvolge circa 80mila persone e fa dell’Umbria la realtà nazionale con il dato negativo più rilevante in termini di assunzioni a tempo indeterminato: di fatto siamo ritornati al 2014 quando erano state 6.656 contro le 11.826 del 2015.

Una chiara dimostrazione – secondo i due leghisti – di come il Jobs Act e le politiche del Governo in materia di occupazione siano state un concreto fallimento del Pd in Italia e in Umbria. Non bastava aver danneggiato il mondo scolastico con la “Buona scuola” riducendo il numero degli insegnanti di sostegno o spedendone altri per tutta la penisola, non bastava aver scippato migliaia di risparmiatori con il decreto “Salva Banche”, non bastava nemmeno avvantaggiare il commercio di prodotti esteri a scapito del made in Italy o esorcizzare sul reale significato della Famiglia, occorreva dare la mazzata finale a tutti gli italiani e agli umbri, quest’ultimi vittime sacrificali di un governo succube di Roma e distruggere così anche la vana illusione di ripresa, tanto millantata dal Vice Presidente Paparelli in una conferenza stampa lo scorso Aprile, smentita poi da dati oggettivi.

Quanto rilevato dall’Ires ci testimonia quello che da mesi andiamo denunciando, ossia la necessaria adozione di una politica economica alternativa basata sul rilancio della domanda, sul taglio drastico del cuneo fiscale di almeno il 10%, sull’abolizione della legge Fornero e destinare i milioni usati per l’immigrazione al sostegno dei lavoratori e degli imprenditori. Per fare questo – concludono Mancini e Fiorini –  serve una mobilitazione generale perché oramai la precondizione è mandare a casa Renzi e i suoi proconsoli umbri. Quale migliore occasione del referendum costituzionale, votando “no” ad una riforma che uccide la libertà di espressione dei cittadini?”.

Valerio Mancini e Emanuele Fiorini

Lega Nord Umbria

Antenne Miranda: il direttore ARPA Walter Ganapini convocato in II Commissione regionale

Il consigliere leghista Fiorini: “Abbiamo chiesto di convocare il direttore dell’ARPA in Commissione. Vogliamo conoscere tutti i dati in possesso di ARPA sulle misurazioni fatte a Miranda dal 2010 fino ad oggi”

Riceviamo e pubblichiamo la nota di Emanuele Fiorini, capogruppo Lega Nord al consiglio regionale dell’Umbria

In riferimento alla vicenda relativa ai campi elettromagnetici in località Miranda, nel comune di Terni, il capogruppo Lega Nord Umbria, Emanuele Fiorini, ha presentato richiesta ufficiale di convocazione urgente in audizione presso la Seconda commissione regionale, del Direttore generale di Arpa, Walter Ganapini.

Nel corso dell’audizione, il dottor Ganapini sarà chiamato a relazionare in merito alle verifiche svolte, agli strumenti utilizzati per le misurazioni e dovrà fornire tutti i dati in possesso di Arpa, in merito alle rilevazioni effettuate a Miranda negli anni dal 2010 ad oggi, con il relativo rapporto di prova.

Chiediamo, inoltre, copia della scheda tecnica dello strumento attualmente operativo a Miranda, cioè quello utilizzato da Arpa per monitorare l’andamento dei livelli di elettromagnetismo.

Emanuele Fiorini

Capogruppo Lega Nord Umbria

Tumori e cure – “La Regione Umbria rimborsi ai pazienti le spese per le parrucche”

Nevi, Ricci, Fiorini, Mancini, Squarta hanno presentato una mozione in consiglio regionale per impegnare la giunta regionale a stanziare i contributi

Riceviamo e pubblichiamo la nota di Raffaele Nevi, capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale

Oggi insieme ai colleghi Ricci, Fiorini, Mancini e Squarta abbiamo depositato una mozione al fine d’impegnare la Giunta Regionale affinché, anche nella nostra Regione,  l’acquisto delle parrucche per l’alopecia, prodotta da patologie o trattamenti farmacologici, possa essere in parte o in tutto rimborsato dal Servizio Sanitario Regionale.

Riteniamo che la Regione Umbria non possa rimanere indietro rispetto a quanto avviene già nella regione Liguria, Piemonte, Toscana, Marche, che erogano dei contributi per consentire, appunto, l’acquisto o il rimborso in parte o in tutto, di parrucche, in taluni case assimilate alle protesi, a favore di pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia.

Solo chi ha avuto la sfortuna di imbattersi in questi problemi sa quanto sia importante questo aspetto per i malati, soprattutto per le donne, quando le terapie mettono a dura prova il fisico. Tra l’altro ci sono studi scientifici che considerano la parrucca come un fondamentale aiuto psicologico nel percorso di cura.

Raffaele Nevi – Presidente Gruppo Forza Italia

Terni, Melasecche: “Debiti fuori bilancio verso società private che finanziano campagne elettorali e feste del PD”

“Il bilancio comunale si sta avviando verso il predissesto. Oltre ai 15 milioni di euro di passivo, ci sono anche 1,7 milioni di debiti fuori bilancio verso le società che gestiscono l’appalto della refezione scolastica, la coop bolognese CNS e la ternana ALL FOODS”

Pubblichiamo la nota del consigliere di opposizione Enrico Melasecche

TERNI – Mesi e mesi di voci di sottofondo. Dichiarazioni e quesiti del COSEC in merito a questo legame di sangue fra il Comune, All Foods e CNS, per cui esistevano cifre enormi nascoste alla pubblica opinione ed alla stampa per debiti non finanziati dal bilancio comunale lasciando immaginare rapporti vietati dalla legge.

In II Commissione più e più volte vari commissari fra cui il sottoscritto chiedono a chi di dovere corrette informazioni. Imbarazzi, dilazioni che negano di fatto il diritto di accesso dei cittadini ed in particolare dei consiglieri comunali per capire cosa sta accadendo all’interno della giunta e della maggioranza.

La legge obbliga ogni dirigente a spendere solo e soltanto quanto il consiglio comunale ha stanziato in bilancio e precisato nel PEG, il Programma Esecutivo di Gestione, il Vangelo di ogni dirigente, per cui di ogni spesa ulteriore risponde personalmente il dirigente stesso.

Ma qui a Terni le cose vanno diversamente per cui esiste una sorta di connivenza fra alcuni dirigenti, assessori ed alcuni funzionari fra cui la parola d’ordine è negare, negare, negare, nascondere alla città ed a coloro che sono eletti dal popolo il livello effettivo dei debiti contratti con imprese private che notoriamente finanziano le campagne elettorali di questo sindaco ed i festival dell’Unità.

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Se mai la Procura della Repubblica volesse accertare cosa accade all’interno di Palazzo Spada riepilogo i fatti.

1)- In II Commissione, Scuola, Cultura, Sociale, a metà luglio, alla mia specifica domanda alla dirigente Danila Virili su quali fossero i debiti del Comune fin qui accumulati per le mense scolastiche, le cui rette vengono aumentate del 15%, la stessa ha tergiversato dicendo che la risposta la dovevano dare gli organi politici. Anche un bambino comprende che la riposta era volutamente elusiva in quanto solo lei e/o la precedente dirigente potevano aver autorizzato spese di importo superiore a quanto autorizzato; nei fatti negava notizie doverose di sua competenza ai consiglieri che svolgevano il proprio dovere di pubblici ufficiali, cioè dire la semplice, pura verità;

2)- nella stessa sede l’Assessore Carla Riccardi ha dichiarato, sul proprio onore, che lei non era al corrente di quelle cifre, pur dipendendo direttamente da lei dirigenti e servizi e che allo scadere massimo di 10 giorni (dico dieci) avrebbe fornito tutti i dati; altra promessa fatta senza avere il senso del dovere umano, etico e politico perché non ha mai provveduto, ribaltando sulla dirigente e sugli altri assessori la responsabilità di cifre a lei note; se non è in grado di farsi consegnare la copia di 30 fatture relative a servizi richiesti mentre lei era assessore forse è meglio che torni a fare il proprio mestiere e faccia risparmiare ai ternani l’indennità che le pagano;

3)- mi sono recato poi personalmente, sempre in luglio, dalla dirigente Elena Contessa che con la funzionaria Finocchio, dopo molte mie insistenze sul diritto di accesso ed il loro dovere di fornirmi tutti i dati in loro possesso, dopo consultazione telefonica con il Servizio Scolastico mi hanno consegnato un foglietto che conteneva panzane; credo che la magistratura abbia il dovere di far rispettare la legge perché siamo arrivati ormai ad un punto così basso nei rapporti minimi di decenza fra eletti e stipendiati dai cittadini per cui viene meno la possibilità da parte dei consiglieri comunali di esercitare il proprio diritto/dovere di vigilanza e controllo nei confronti di sindaco, assessori e dirigenti; comportamenti scientemente elusivi quando addirittura menzogneri, pur di negare la verità;

4)- in settembre ho poi riferito in II Commissione l’incredibile situazione di scollamento fra organi politici, dirigenti del Comune ed eletti dal popolo per cui lo stesso Presidente Filipponi che aveva assistito in luglio alla consegna di dati non veritieri si impegna a recarsi personalmente dai dirigenti per ottenere quanto nelle funzioni istituzionali ricoperte gli spettava conoscere, informandone i membri della commissione; anche lui silenzio di tomba;

5)- questa mattina gli telefono per metterlo di fronte alle proprie responsabilità e mi dice che lui stesso ha fatto l’impossibile ma inutilmente; lo invito allora ad effettuare l’ultimo tentativo, insieme al sottoscritto, per esercitare il diritto di accesso previsto dalla legge per poi percorrere ognuno la strada ritenuta più opportuna. Acconsente a seguirmi in questo pellegrinaggio. Ci vediamo davanti alla biblioteca comunale e prendiamo telefonicamente informazioni sulla presenza o meno della dirigente Virili nel proprio ufficio. Ci rechiamo presso la palazzina dei Servizi Sociali, adiacente a S. Francesco. Dopo varie peripezie una funzionaria le telefona spiegandole la ragione di quella visita ma lei precisa di essere a Palazzo Spada in una riunione con vari dirigenti ed assessori. Telefoniamo alla Riccardi, rimarcando la gravità della situazione e dichiarando il sottoscritto che se non ci vengono consegnati i documenti mi recherò a fare un esposto alla Procura della Repubblica. La Riccardi scarica di nuovo le responsabilitá su Piacenti e sulla Virili ma nega di sapere ciò che altri ci dichiarano poi essere a sua perfetta conoscenza. Andiamo allora all’Ufficio Scolastico, Palazzina Ex Foresteria della Terni. Funzionario con posizione organizzativa Dr. Corrado Mazzoli, sostituto di fatto della Virili. Dichiaro che non uscirò dall’Ufficio se non sollevato dalla forza pubblica, che avrei chiamato i Carabinieri se non mi avesse fornito copia della situazione dei debiti fuori bilancio e che la mattina successiva mi sarei recato in Procura per sporger querela nei confronti di assessori e dirigenti infedeli al mandato ed all’incarico ricevuto. Dopo qualche attimo di scompiglio, chi si chiude delle stanze, chi scappa altrove, il funzionario ammette l’esistenza di tali debiti e, dopo formale richiesta di accesso, accetta di consegnare l’elenco di trenta fatture relative alle forniture del 2014 e 2015.

Rimangono insolute molte domande: a)- per quale ragione sono state autorizzate spese se il bilancio non lo consentiva? b)- per quale ragione il sindaco non ha fatto inserire la spesa relativa alle mense per il cui servizio moltissime famiglie pagano profumatamente il pasto per i propri bambini che mangiano come passerotti? c)- perché il sindaco, assessori e dirigenti, pur essendo perfettamente al corrente di questa situazione esplosiva hanno negato la verità a tutti i ternani per circa un anno? d)- con quali fondi il sindaco ritiene di far fronte a queste spese, se le fatturazioni sono corrette, se non esiste il becco di un quattrino ma il Comune è in rosso già per oltre 25.000.000 di euro di anticipazioni di cassa e molte altre tegole stanno arrivando sulla nostra testa a causa di questa scempiaggine amministrativa?

Enrico Melasecche 

Consigliere comunale – gruppo consiliare ‘I love Terni’

Ampliamento discarica di Spoleto, Lega Nord: “Il TAR ha bocciato la procedura adottata dalla Regione Umbria”

I CONSIGLIERI REGIONALI FIORINI E MANCINI ANNUNCIANO UN’INTERROGAZIONE URGENTE: “PER ANNI SVERSATI RIFIUTI, ADESSO LA GIUNTA MARINI DEVE SPIEGARE”

Il TAR per l’Umbria (con due sentenze pubblicate il 9 settembre 2016) ha annullato due provvedimenti della Giunta regionale entrambi aventi ad oggetto la modifica delle condizioni di esercizio della discarica di Sant’Orsola di Spoleto. Si tratta delle determine n. 3120 del 13 maggio 2013 e la n. 1143 del 17 febbraio 2014.

Lo fanno sapere i consiglieri della Lega Nord Umbria, Emanuele Fiorini e Valerio Mancini che spiegano:

“Con la prima determina (n.3120) era stato escluso dalla VIA (Valutazione impatto ambientale: la procedura amministrativa finalizzata a valutare gli impatti ambientali di determinate opere) il progetto di ampliamento e consolidamento della discarica di Sant’Orsola, con diversa tecnica di copertura finale (da materiale vegetale a materiale sintetico) e con conferimento di ulteriori rifiuti rispetto a quanto originariamente previsto con autorizzazione AIA del 2008: lo sversamento di rifiuti sarebbe potuto essere avviato solo a conclusione delle suddette opere strutturali. Con la seconda determina, invece, adottata (come riporta la stessa sentenza del Tar) “a seguito di specifica istanza del soggetto gestore” e cioè la Vus – Valle Umbra Sud Spa,  veniva prevista la possibilità di conferire nuovi rifiuti anche contestualmente (e quindi non più successivamente) all’avvio delle previste opere di ampliamento.

In pratica – proseguono Fiorini e Mancini – la Giunta regionale aveva, con la prima determina, escluso dalla VIA il progetto di consolidamento e ampliamento della discarica Sant’Orsola di Spoleto e poi, con la seconda determina, aveva autorizzato lo sversamento di rifiuti in assenza delle dovute opere di adeguamento. Una doppia decisione che appare miope e dannosa per l’ambiente e altamente pregiudizievole per la salute dei cittadini. Cambiano i nomi, ma a non cambiare è l’inettitudine del Pd e della presidente Marini a gestire il ciclo dei rifiuti.

La situazione relativa alla discarica di Sant’Orsola, infatti – dice il capogruppo del Carroccio – appare “tutt’altro che scevra da possibili e significativi impatti sull’ambiente atmosferico e geologico circostante” come riporta la sentenza del Tar. Oltre alle numerose polemiche e prese di posizione contrarie alla sua riapertura nel 2014, basta leggere i documenti ARPA, quelli del Servizio qualità dell’ambiente e gestione dei rifiuti e la Relazione Generale al progetto di adeguamento, dai quali emerge chiaramente l’esistenza di uno stato di conclamato inquinamento dell’area (non a caso da sottoporre a bonifica) nonché “uno stato di fatto dei rifiuti sino ad ora abbancati che, in ragione del loro precario assetto, potrebbe seriamente dare luogo ad ulteriori problemi di inquinamento ambientale” come prosegue la sentenza del Tar.

Il tutto senza considerare che, sempre in merito alla gestione della discarica di Sant’Orsola, la Regione Umbria è stata coinvolta in vicende giudiziarie di fronte alla Magistratura Amministrativa e nei confronti delle quali è risultata soccombente, con il conseguente spreco di soldi dei cittadini per ripagare tali scelte scellerate.

La Lega Nord Umbria – annunciano Fiorini e Mancini – presenterà in Regione una interrogazione urgente sullo stato della discarica di Sant’Orsola di Spoleto e i provvedimenti che la Giunta intende adottare a seguito della sentenza”.

Emanuele Fiorini e Valerio Mancini

Lega Nord Umbria

Compravendita Castello di San Girolamo: il giudice Santoloci manda tutti a processo

Rinviati a giudizio tutti e sette gli indagati. Processo anche per l’ex sindaco di Narni Stefano Bigaroni e tre dirigenti comunali. Il PM Elisabetta Massini ha individuato come parti offese il Comune di Narni e la Curia ternana

(UmbriaON) | NARNI – Si terrà il prossimo 28 marzo 2017, il processo – con rito ordinario e composizione collegiale della corte giudicante – relativo alla compravendita del castello narnese di San Girolamo. A deciderlo è stato il gup del tribunale di Terni, Maurizio Santoloci, che ha rinviato a giudizio tutti e sette gli indagati.

Il castello – La vicenda, nel luglio del 2013, aveva portato a tre arresti e ad un totale di quattordici persone indagate. Per la procura la compravendita si sarebbe realizzata «formalmente da parte della IMI Immobiliare e in realtà con utilizzo indebito di denaro della diocesi di Terni-Narni-Amelia».

Indagati  – A processo ordinario, però, andranno solo in sei: Luca Galletti (ex direttore dell’ufficio tecnico della diocesi di Terni-Narni-Amelia), Paolo Zappelli (ex economo della diocesi), Stefano Bigaroni (ex sindaco di Narni), Antonio Zitti (dirigente ufficio urbanistica del Comune di Narni), Gian Luca Pasqualini (notaio ed ex componente del cda dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero) e Alessia Almadori (dirigente servizi finanziari del Comune di Narni). Mentre Alessandra Trionfetti (architetto ufficio urbanistica Comune di Narni),  ha chiesto di essere giudicata con rito abbreviato.

L’accusa – Per il sostituto procuratore Elisabetta Massini, l’associazione per delinquere – finalizzata in primis alla truffa – sarebbe stata promossa dal Galletti e da lui organizzata insieme a Zappelli, Zitti e Bigaroni, con tutti gli altri coinvolti in quanto partecipanti. Lo stesso pm ha individuato come parti offese il Comune di Narni e la Curia ternana.

«Estranei» – Tutti gli indagati si sono proclamati assolutamente estranei alle contestazioni mosse e speravano di giungere ad una conclusione positiva della vicenda già nell’udienza-filtro di fronte al gup. Ma così non è stato.

Prosciolti – L’indagine, rispetto alle premesse iniziali, con il passare del tempo ha visto l’archiviazione di diverse posizioni: su tutte quella dell’ex vescovo di Terni Vincenzo Paglia, uscito di scena lo scorso settembre, mentre in precedenza era uscito di scena il sindaco di Narni, Francesco De Rebotti e a dicembre stessa sorte era toccata all’ex vicario generale della diocesi, Francesco De Santis, al presidente dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero, Giampaolo Cianchetta e agli ex assessori Roberta Isidori e Simona Bozza.

Pro Loco.2 di Narni Scalo: container e prefabbricati per i terremotati di Amatrice

La Pro Loco.2 di Narni Scalo sta allestendo un campo per ospitare alcuni abitanti della frazione di San Lorenzo a Flaviano nel comune di Amatrice

Pier Paolo Palozzi per “EtruriaNEWS.it”

AMATRICE (RIETI) –  In questi giorni i volontari della Pro Loco.2 di Narni Scalo, grazie ai mezzi e alla collaborazione di alcune imprese narnesi, stanno ultimando i lavori di realizzazione di un’area attrezzata, per ospitare alcune famiglie terremotate. In un terreno agricolo è stato allestito un piazzale con la breccia fornita da una cava vicina. Il campo è situato a San Lorenzo a Flaviano, una delle frazioni del comune di Amatrice (CLICCA QUI  per vedere le foto della frazione distrutta dal terremoto). Tre container sono stati già posizionati. Serviranno per depositare e mantenere i prodotti agricoli dei coltivatori locali colpiti dal sisma. Nei prossimi giorni verranno installate anche delle strutture prefabbricate ad uso abitativo.

Geotermia, Eros Brega attacca: “Sono pronto a chiedere il referendum consultivo per dire NO alla centrale”

Intanto il sindaco di Castel Giorgio, Andrea Garbini, è stato convocato dal Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) per discutere del progetto di centrale geotermica sull’Alfina. Il consigliere regionale Brega (PD): “Occorre rispettare la volontà dei cittadini che non vogliono l’impianto geotermico. Mi auguro che il sindaco sia coerente con quanto assicurato in campagna elettorale”

(OrvietoNEWS.it) -“Un dovere della politica, etico e morale, rispettare il volere dei cittadini di quei territori. Se invece si vogliono stravolgere queste volontà credo che sia giusto promuovere un referendum per la realizzazione dell’impianto geotermico sull’Alfina”. Il presidente della Commissione ambiente della Regione Umbria, Eros Brega, continua con coerenza ad interpretare il sentimento dei cittadini e a rappresentare quanto deliberato prima dalla Commissione poi votato all’unanimità dal Consiglio regionale come da lui proposto.

“Una battaglia fatta da persone per bene che vogliono tutelare i diritti di tante persone per bene” la definì Brega nella primavera scorsa quando, alla vigilia della discussione in Commissione della “Risoluzione Geotermia”, in un incontro pubblico organizzato dal Pd dell’Alfina aveva condiviso con i cittadini di Castel Giorgio e i rappresentanti dei comitati locali la scelta di predisporre un documento che tutelasse appieno le istanze del territorio.

Oggi le novità arrivano dal Ministero dello Sviluppo Economico che per il 20 settembre ha convocato il primo cittadino di Castel Giorgio per discutere della realizzazione dell’impianto e fornire quelle che sono le sue intenzioni in relazione alla delibera della Regione Umbria che ha rimesso alla decisione dei Comuni la realizzazione dell’impianto.

Un altro passaggio di questa delicata vicenda che sta interessando la comunità castelgiorgese da ormai quattro anni e che ha visto il primo atto concreto in Consiglio regionale grazie all’intervento del Presidente Brega. E’ stato lui a proporre alla discussione in Commissione un documento condiviso e apprezzato dagli stessi comitati che si battono per la difesa del territorio. Un percorso che va necessariamente difeso e ribadito per difendere una fetta dell’Umbria dalla speculazione ambientale.

Stringendo al succo del dibattito: l’argomento ruota tra la sensibilità di difendere il territorio e la necessità della politica di rispettare le legittime richieste di una popolazione. Cosa ne pensa oggi Eros Brega, dopo il voto in Consiglio alla risoluzione della Commissione e l’ultima Delibera di Giunta?
“La prima cosa che ho fatto, come Presidente della Commissione Ambiente: sono andato a Castel Giorgio a confrontarmi con la comunità del luogo ascoltando e recependo le loro preoccupazioni. Ho riportato queste istanze all’interno di un documento altrettanto trasparente, mantenendo gli impegni assunti con cittadini e ottemperando ad esprimere un parere chiaro, netto, inequivocabile e libero. L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha ratificato e adottato all’unanimità, senza emendamenti e voti contrari, una proposta discussa e approfondita in Commissione Ambiente, espressa nella chiarezza di rispondere alla sensibilità dei castelgiorgesi di scongiurare che il territorio sul quale vivono venga compromesso dalla realizzazione dell’impianto geotermico”.

Al voto della “Risoluzione Geotermia” in Consiglio, impostata sulla difesa del territorio e il rispetto delle richieste dei cittadini, è sopraggiunta dopo mesi la delibera della Giunta Regionale che ha trasferito l’ultima parola al confronto tra il MISE (Ministero Sviluppo Economico) e i Comuni. Passo avanti o passo indietro?
“Di fronte ad un tema cosi delicato credo che chi fa politica deve sapersi assumere le proprie responsabilità. Ho fatto miei quei valori che hanno contraddistinto il NO alla realizzazione dell’impianto geotermico per tante motivazioni, ma soprattutto perché in quel territorio non si possono imporre delle scelte contro la volontà dei cittadini. Quindi voglio essere ancora più chiaro: se ancora c’è qualcuno che non ha compreso le preoccupazioni e le richieste di chi vive in quella zona dell’Umbria, allora si scelga la via del referendum. Un modo per esprimere in maniera ufficiale la posizione delle popolazioni coinvolte, al fine di trovare una sintesi chiara e trasparente a chi ancora vuole forzare la mano o continua a credere nei giochini”.

Referendum, ovvero: la massima espressione consultiva per dare la possibilità ai cittadini di esprimersi su un argomento. Proporlo in questa fase, alla vigilia dell’incontro Mise – Comune, ha un peso, oltre che evidente, abbastanza determinante. Secondo Eros Brega, cosa dovrebbe accadere in questi giorni e cosa si aspettano le popolazioni dell’orvietano?
“Intanto mi auguro che il sindaco di Castel Giorgio sia determinato nel ribadire la sensibilità dei suoi concittadini senza cambiare di una virgola la posizione del Comune dopo una campagna elettorale che ha confermato su tutti i fronti che la popolazione non vuole questo impianto. Per i castelgiorgesi e per le popolazioni dell’orvietano mi auguro che si dimostri con chiarezza, come abbiamo fatto in Commissione Ambiente, che le istituzioni sono in grado di tutelare i cittadini. Non si può e non si deve tentare di imporre un progetto contro la volontà dei cittadini. Se qualcuno sceglie strade poco chiare, tenta di forzare la mano o cede ai giochini di altri, allora l’unica strada è quella del referendum. L’Orvietano ha pagato e sta pagando un prezzo altissimo in termini ambientali. La geotermia, la realizzazione di certi tipi di impianti per lo sfruttamento delle energie rinnovabili, la questione rifiuti e discarica sono temi aperti e che hanno bisogno di una soluzione. Non possiamo permetterci di appesantire ancora di più un’area già ambientalmente “maltrattata”. Bisogna avviare subito una discussione per rilanciare il territorio, valorizzarne le sue bellezze ed esaltarne le qualità ambientali. E’ inutile fare inaugurazioni e spendere belle parole, i cittadini hanno bisogno di fatti concreti. Oggi siamo di fronte a questa necessità: vediamo chi preferisce tagliare nastri o chi preferisce difendere questi valori. Per questo se oggi sul tema della geotermia c’è bisogno di un atto evidente e pensiamo che il percorso fatto fin qui non sia ancora sufficiente per tutelare i diritti dei territori sono pronto a proporre al Consiglio regionale un Referendum consultivo sulla realizzazione dell’impianto geotermico. Io so chiaramente da quale parte stare, altri si assumano le proprie responsabilità”.

Crotone deve avere il suo stadio: il Soprintendente Mario Pagano ha ragione. Non solo, ma si potrebbe superare il vincolo

La soluzione arriva dall’Umbria. La procedura per edificare, certificata dal Ministero dei BB.CC. di Roma e dalle Procure umbre, è applicabile per analogia anche in Calabria e allo stadio “Ezio Scida” di Crotone

Hanno costruito un’intera città e uno stadio e solo ora, nel 2016, sembrano accorgersi che sotto terra ci sono i resti dell’antica città di Kroton. Succede a Crotone. Succede in Italia. L’Associazione Nazionale degli Archeologi, il Ministero dei Beni Culturali e giornaloni vari si stanno stracciando le vesti perché il neo soprintendente Mario Pagano ha autorizzato l’installazione di strutture mobili per consentire di ampliare lo stadio cittadino e permettere alla squadra di giocare in serie A.

Decisione, quella del Soprintendente Pagano, ragionevole e ponderata. Subito però si sono scatenati quelli che un acuto osservatore ha definito gli “indignati ad orologeria”. “I lavori non si possono fare e non si può toccare nulla – dicono – perché lì sotto ci sono dei resti archeologici, l’area è vincolata e c’è divieto assoluto di edificabilità”. Anche l’Associazione Nazionale degli Archeologi ha condannato la decisione del Soprintendente Mario Pagano.

Strano. Sembra infatti che vi sia, da più parti, la volontà di colpire il Soprintendente Pagano più che un effettivo interesse alla tutela. Anche perchè da quando in qua un “vincolo”, di qualsiasi natura, ha mai impedito di costruire qualcosa, non solo in Calabria, ma in tutta Italia?

LO STADIO NON SOLO SI PUO’ AMPLIARE, MA SI POTREBBERO FARE NUOVI SCAVI –  Il “modello” umbro: complesso immobiliare privato composto da mega piscina, ristorante e camping nell’area archeologica di Ocriculum (TERNI). Vincolo modificato e progetto autorizzato

Complesso immobiliare privato nell'area archeologica di Ocriculum (Provincia di Terni)
Complesso immobiliare privato nell’area archeologica di Ocriculum (Provincia di Terni)

La soluzione è a portata di mano. La procedura che andremo ad esporre é semplicissima ed é stata vagliata e certificata non solo dallo stesso Ministero dei Beni Culturali, tramite le direzioni generali e la Soprintendenza, ma anche da due Procure della Repubblica Italiana (quella di Terni e quella di Perugia). Due Procure che hanno prontamente liquidato esposti e segnalazioni sugli iter amministrativi e autorizzativi seguiti: segno che erano ineccepibili.

Innanzitutto occorre vedere che cosa dice il decreto di vincolo che insiste sull’area e se vi sono espressioni del tipo:

“Sono consentite le opere che, a giudizio della Soprintendenza, siano riconosciute di pubblico interesse o finalizzate alla valorizzazione e fruizione dell’area vincolata”.

In tal modo la Soprintendenza può autorizzare opere:

  • di pubblico interesse,
  • oppure per la valorizzazione e la fruizione dell’area vincolata.

Queste sono delle vere e proprie parole magiche che attribuiscono alla competente Soprintendenza la più ampia discrezionalità su qualsiasi intervento edilizio da autorizzare in aree sottoposte a vincolo. Del resto chi può negare che uno stadio per far giocare la squadra di calcio cittadina, in Serie A, non sia di pubblico interesse?

Se tali espressioni non ci sono, basta che Comune di Crotone o Soprintendenza locale si attivino presso il Ministero dei Beni Culturali, al fine di “rettificare” l’originario decreto e farle inserire. È sufficiente una determinazione del Segretariato Generale del Ministero, senza scomodare il Ministro Franceschini, né i Sottosegretari.

In Umbria questo è stato fatto ed è andata benissimo: il predetto grande complesso immobiliare privato è stato autorizzato in piena area archeologica vincolata. Il Ministero dei Beni Culturali ha anche attivato delle ispezioni che hanno confermato come tutto sia stato fatto a regola d’arte. Il Soprintendente Mario Pagano, che ha lavorato bene anche qui in Umbria, conosce la procedura che fu seguita, nella nostra regione, dai Soprintendenti che lo hanno preceduto.

A questo punto il gioco è fatto. È sufficiente che nel progetto di ampliamento dello stadio sia prevista la presenza di un archeologo che sovrintende ai lavori di scavo e che l’intero intervento sia considerato, magari, anche come un primo stralcio per la valorizzazione del patrimonio archeologico ancora sotto terra. Si potranno prevedere degli spazi espositivi di reperti e resti archeologici, all’interno dello Stadio, con adeguata cartellonistica in modo da coniugare temi e concetti del tipo “Sport e Archeologia”, “passato e futuro”, “gioco e studio”.

Crotone può e deve avere il suo stadio, ora che la squadra è approdata finalmente in Serie A. Negare questa possibilità sarebbe l’ennesimo schiaffo dello Stato, rappresentato in questo caso dal Ministero dei Beni Culturali di Roma, alla Città e a tutta la Calabria.

I tifosi del Crotone devono assistere alle partite nel loro stadio e, in questo momento, dovrebbero sostenere il Soprintendente Mario Pagano che, a ragion veduta, ritiene che l’ampliamento possa essere eseguito senza pregiudizio per il patrimonio archeologico.

 

Antenne di Miranda: la società privata incaricata dalla Lega Nord per misurare l’elettrosmog non fornisce i dati

Lo riferisce in conferenza stampa il consigliere regionale Fiorini, che aggiunge: “Siamo amareggiati per come si è comportata questa società umbra, ma provvederemo ad affidare l’incarico per le misurazioni ad un’altra società di fuori regione”

“La Lega Nord Terni, allarmata dalla situazione di potenziale grave rischio per la salute, che era stata denunciata da numerosi cittadini e dal locale comitato, aveva annunciato il conferimento di un incarico per la misurazione del livello di elettrosmog nella zona di Miranda e aree limitrofe ad una società del settore.

L’intenzione era di esaminare i dati rilevati da un soggetto tecnico esperto, anche in un’ottica di confronto con quelli verificati dagli enti deputati al controllo ed avere così un quadro chiaro ed ulteriori elementi di fatto sulla base dei quali, si sperava, poter poi adottare le migliori soluzioni a salvaguardia della salute e della sicurezza degli abitanti del luogo.

Purtroppo tutto ciò non sarà, al momento, possibile. Ecco perché:

In coerenza con quanto annunciato, avevamo preso contatti con una società umbra del settore.La società si era dichiarata disponibile a svolgere l’incarico e, dunque, ad effettuare le misurazioni e i rilievi del caso, per poi redigere una perizia valutativa sul livello di emissioni elettromagnetiche e sulla presenza o meno di rischi per la salute dei cittadini.

La società Ci aveva fornito ampie rassicurazioni sulla fattibilità dello studio e sulla possibilità di ottenere i dati e le valutazioni in pochi giorni. Era stato concordato anche il prezzo delle rilevazioni e della relazione tecnica.

In data 14 settembre, due tecnici della società si sono, quindi, recati sul posto insieme al sottoscritto, ad un membro del comitato e ad un cittadino. Sono state effettuate le misurazioni in ben cinque posti diversi. E’ stata da loro presa visione anche degli strumenti di misurazione permanente presenti in loco.

Al momento dei saluti, dopo aver terminato le misurazioni, ci hanno detto che a breve ci avrebbero fornito i risultati del sopralluogo e delle misurazioni con una relazione di accompagnamento.

Inaspettatamente, il pomeriggio dello stesso giorno, abbiamo ricevuto una telefonata con cui un preposto della società incaricata ci informava che, per ragioni tecniche e amministrative che sinceramente non abbiamo ben compreso, sicuramente per nostri limiti e mancanze, non sarebbe stato più possibile fornirci la perizia né tantomeno i dati rilevati.

Nonostante le nostre insistenze, il loro rifiuto a fornirci i dati è stato netto. E questo, teniamo a sottolinearlo, nonostante le rassicurazioni sulla fattibilità che ci erano state date in precedenza.

Siamo, pertanto, amareggiati e delusi da quanto accaduto e soprattutto per non avere in mano quei risultati. Ed è tanto più forte questa amarezza perché la questione riguarda la salute delle persone. Ma non è dipeso da noi. E non sarebbe nemmeno corretto, in assenza di riscontri oggettivi, riferire quanto ci era stato detto informalmente dai tecnici per le vie brevi.

Ciò che è certo e che noi non abbiamo intenzione di abbandonare i cittadini in una situazione di incertezza sui rischi per la loro salute e per questo andremo avanti fino a quando non sarà fatta chiarezza su ogni questione.

A questo punto valuteremo l’esito dei lavori del Consiglio Comunale di Terni di oggi, ma continueremo comunque a fare i nostri passi:

Convocheremo in audizione presso la Seconda Commissione della Regione Umbria il direttore generale Arpa, affinchè relazioni con il necessario e richiesto rigore sulle verifiche svolte, gli strumenti utilizzati per le misurazioni e ci fornisca tutti i dati delle rilevazioni effettuate nel corso degli anni.

Daremo incarico ad un’altra società del settore, di fuori regione, affinchè proceda a misurazioni autonome dei fenomeni di elettromagnetismo e ci fornisca così una perizia, magari giurata in Tribunale, che possiamo definire “terza” che dia un quadro quanto più possibile effettivo del livello di elettrosmog sul territorio di Miranda.

In ogni caso, ci batteremo in Consiglio Regionale per la modifica della Legge Regionale 14-6-2002 n.9 rubricata “Tutela sanitaria e ambientale dell’esposizione ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici”, in quanto datata e, dunque, non più idonea a fornire garanzie di tutela per i cittadini”.

Emanuele Fiorini

Capogruppo Lega Nord in Regione Umbria