TK-AST e la campagna per la legalità, FI: “La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni”

I giovani di Forza Italia esprimono perplessità sulla campagna di Tk-AST contro la corruzione: “La società che gestisce le acciaierie di Terni ha qualcosa di grosso da farsi perdonare?”

TERNI – Riceviamo e pubblichiamo: Molto spesso la strada che conduce verso l’inferno è lastricata di buone intenzioni. Un esempio calzante di tale massima possiamo riscontrarlo in questi giorni a Terni, tra l’altro lungo una delle arterie stradali più importanti della città: Viale Brin. Qui l’AST ha pensato bene di far affiggere una moltitudine di manifesti inneggianti la legalità con tanto di esortazione ad uscire “Fuori dall’ombra, uniti contro la corruzione”. A prima vista un classico esempio di impresa etica. Tutto a posto, dunque? Fino ad un certo punto. Infatti proviamo ad immedesimarci in colui che la per la prima volta giunge a Terni e che magari decide di stazionare davanti alla sede delle acciaierie. Leggendo il contenuto di tutti questi cartelli, minimo penserà che la città nella quale si trova sia vittima da anni di una corruzione imperante o che la stessa AST abbia qualcosa da farsi perdonare da un punto di vista legale. Ma qualcosa di grande davvero. Insomma, questa campagna comunicativa non è un granché per la promozione dell’immagine cittadina. Con tutta onestà, se proprio si voleva condurre una battaglia di natura “civile”, ci saremmo aspettati ben altro dall’AST: ad esempio un contributo realmente concreto per analizzare in maniera approfondita la situazione ambientale della città. In tal senso gli ultimi dati riguardanti i livelli di concentrazione del cromo esavalente sono molto decisamente preoccupanti. Ebbene, reputiamo che questo sia l’ambito sul quale l’AST potrebbe, anzi: dovrebbe, intervenire. In conclusione, un dubbio che speriamo possa essere presto confutato: è sicuro che l’affissione selvaggia dei manifesti lungo Viale Brin sia propriamente…legale? Ecco, altrimenti non vorremmo che per parlare dei grandi sistemi poi si perda di vista una delle virtù alla base di una impresa realmente etica: la coerenza.

Coordinamento Provinciale Forza Italia Giovani Terni

Qualità dell’aria, Nevi (FI): «Provincia e Comune di Terni se ne infischiano per non turbare i rapporti con TK-Ast»

“Immobilismo da parte delle Istituzioni. Occorre collaborare con le imprese, a cominciare dalle acciaierie, per approfondire le analisi e gli studi fatti al fine di migliorare la qualità dell’aria”

Da Raffaele Nevi*

Ho letto con grande interesse i report giornalistici sullo studio Arpa sugli inquinanti a Terni e sulla presenza del Cromo e delle polveri fini in particolare. Mi pare che occorra, come dico ormai da anni, uno scatto da parte delle istituzioni che invece si caratterizzano, come al solito, per l’assoluta inerzia su un tema centrale per i cittadini. Già quando in Regione approvammo il piano della qualità dell’aria sollecitai, anche attraverso la presentazione di una proposta di ordine del giorno, la definizione di un piano straordinario e sperimentale proprio per la nostra Città coinvolgendo tutte le istituzioni locali, la fondazione, i medici, fino ai ministeri dell’Ambiente e della Salute. Ad una timida apertura da parte della Giunta regionale alla mia proposta nulla o molto poco ad oggi è stato fatto. Ma, alla luce del nuovo studio Arpa, non si può più attendere ed è necessario che le istituzioni recepiscano le conclusioni dello studio e si mettano a lavorare insieme alle imprese, a cominciare da Tk-Ast, per affrontare le questioni andando anche ad approfondire le analisi fatte, fino ad oggi. Occorre immediatamente fare quello studio epidemiologico che i tecnici auspicano e che ritengono fondamentale. Annuncio che nei prossimi giorni presenterò una mozione in Consiglio regionale affinché l’Assemblea legislativa impegni la Giunta regionale a prendere immediatamente in mano la regia su questo tema per definire, finalmente, delle azioni concrete. La popolazione ternana non può continuare a convivere con la paura e l’immobilismo, di chi come il Comune e la Provincia se ne infischiano di questo problema, forse anche per non alterare i buoni rapporti con le grandi imprese, a cominciare dall’acciaieria. A noi interessa la salute dei cittadini ed è abbondantemente passata l’ora di capire bene, definitivamente, scientificamente, come siamo messi e cosa fare per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo quotidianamente.

Presidente gruppo consiliare Forza Italia – Regione Umbria

Terni, al circolo “Il Drago” Italeaf organizza una giornata di formazione d’impresa

Il 24 gennaio una giornata di formazione curata da Italeaf e Altis per le migliori startup green e social. Evento aperto alla partecipazione del territorio: iscrizioni gratuite per startupper, innovatori, studenti e giovani imprenditori dell’Umbria e dell’Italia centrale

I protagonisti principali saranno i team che hanno presentato progetti nell’ambito della call dell’edizione 2017 dell’Italian Round di Global Social Venture Competition (GSVC), il premio internazionale ideato dall’Università di Berkeley (California) per favorire e sviluppare idee imprenditoriali a forte rilevanza sociale e impatto ambientale. E insieme a loro ci sarà la possibilità per manager, imprenditori, fondatori di startup innovative, spin off universitari, innovatori, ideatori di nuove iniziative imprenditoriali di entrare in contatto con il network Italeaf e di ottenere gratuitamente una sessione di formazione intensiva su business modeling, misurazione dell’impatto sociale di un’impresa e primi elementi di business planning.

Per un giorno, il prossimo mercoledì 24 gennaio 2016, il salone del Circolo “Il Drago” di Terni sarà un centro di attrazione per gli ambasciatori di un nuovo Made in Italy, sostenibile e sociale, che parteciperanno alla giornata di formazione d’impresa organizzata da Italeaf, holding di partecipazione e primo company builder italiano e da Altis, Alta Scuola Impresa e Società dell’Università’ Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

La full immersion formativa, che coinvolgerà una decina di team di startupper provenienti da tutta Italia è stata organizzata nell’ambito dell’accordo di partnership per l’organizzazione del round italiano del premio internazionale ideato dall’Università di Berkeley (California) per favorire e sviluppare idee imprenditoriali a forte rilevanza sociale e impatto ambientale. In particolare, Italeaf è tra i main sponsor dell’iniziativa di cui Altis è capofila, con la collaborazione del gruppo Intesa Sanpaolo (attraverso l’Intesa Sanpaolo Start-Up Initiative), di Rancilio Cube e dell’Associazione ProSpera. GSVC è un concorso internazionale che mira a favorire la nascita e lo sviluppo di nuove imprese in grado di coniugare sostenibilità finanziaria e un rilevante impatto sociale e/o ambientale. Per questo, nel corso della competizione sono previste attività di formazione e mentoring al fine di supportare i team nella redazione del business plan, nonché un momento finale in cui e mettere in contatto i giovani imprenditori con potenziali investitori che possano accompagnare e far crescere le nuove imprese.

La giornata di formazione sarà completamente gratuita per i partecipanti (iscrizioni tramite email a redazione@italeaf.com), nell’ambito dei servizi di animazione imprenditoriale proposti da Italeaf e sarà suddivisa in due sessioni:

Ore 9.30-12: Disegnare il business: il Business Model Canvas

Ore 12.00-13.00: Pianificare il business: il Business Plan

Ore 13-14: Pausa pranzo

Ore 14-17.30: Misurare e valutare l’impatto sociale: il Social Impact Assessment

Nelle prossime settimane verranno selezionate le migliori startup che parteciperanno ai due eventi finali. A Milano, si terrà la presentazione delle migliori idee ad una platea di investitori istituzionali, a Terni verrà consegnato il premio per la migliore idea dell’area “Green and Circular Economy” e verranno presentate le due idee che rappresenteranno l’Italia a Berkeley (Italeaf sostiene gli ambasciatori delle idee sostenibili italiane nel mondo).

Alla migliore impresa finalista che opera nelle aree “Green” o “Circular Economy” verrà offerto da Italeaf un anno di incubazione e consulenza per il business development presso le strutture di Terni e Nera Montoro nel comune di Narni.

Dalla sua prima edizione, nel 1999, ad oggi GSVC si è affermato come l’unico tra i concorsi per Business Plan a focalizzare l’attenzione nel campo dell’imprenditoria sociale o ad impatto ambientale, oggi come non mai oggetto di crescente interesse nella prospettiva globale di uno sviluppo economico sostenibile.

Consigliere regionale parcheggia in divieto di sosta, un giornale si indigna: il politico si scusa e si multa da solo. Di che partito è?

E’ successo nel centro di Perugia e il consigliere regionale non poteva che essere del Movimento 5 Stelle: “Mi scuso e mi autosanziono. Verserò al Comune di Perugia la somma corrispondente alla multa che i vigili non mi hanno fatto”

PERUGIA – “Ieri purtroppo ho commesso una leggerezza: avendo un appuntamento al centro di Perugia che doveva risolversi in pochi minuti, nella fretta, anziché utilizzare il garage preso in affitto a pochi metri da lì, ho parcheggiato in pieno divieto di sosta”. Lo scrive sul proprio profilo facebook Maria Grazia Carbonari, consigliera regionale del M5S dell’Umbria.
“Avendolo fatto ieri col singolo cittadino – dice la pentestellata – oggi mi scuso con l’intera comunità e prometto che non accadrà più. Intanto mi autosanziono e verso direttamente al Comune di Perugia la conseguente somma”.

Il caso è stato sollevato dall’edizione Umbria de “La Nazione”.

Cromo esavalente a Terni, De Luca: “Intervento diretto del Ministero e controlli ferrei”

“L’area di crisi complessa non sia occasione per spartire, tra i soliti noti, i soldi pubblici che lo Stato farà arrivare a Terni”

Da Thomas De Luca*

I risultati confermano ciò che denunciavamo da anni: il cromo esavalente è la prima priorità d’intervento tra i fattori di rischio ambientali a Terni. Non c’è più nulla da aspettare, conclusa la diagnosi vanno somministrate cure e soluzioni e vanno adottate soluzioni. C’è assoluta necessità di politiche attive volte ad abbattere drasticamente l’emissione delle polveri dal polo siderurgico.

Pugno di ferro e presenza forte dello Stato. Vanno adottati controlli ferrei sulla dispersione incontrollata dai punti di emissione e dalle aree di stoccaggio temporaneo dei residuali delle scorie, fenomeni documentati e denunciati nel recente passato. Bisogna inserire nell’ambito degli iter autorizzativi un sistema di videosorveglianza con sensori di movimento che possa tenere sotto costante controllo la dispersione incontrollata.

Intervento diretto del Ministero. C’è chi ha immaginato l’Area di crisi industriale complessa come una pioggia di soldi da spartire tra i soliti noti, “pioggia” di soldi sul cui cogente arrivo nutriamo forti dubbi. Noi ci batteremo per la immediata necessità di stanziamenti diretti da parte dello stato centrale, che incentivino conseguentemente anche la multinazionale a fare doverosamente la sua parte. Efficientamento ambientale degli impianti volto a contenere ed abbattere ulteriormente l’emissione di metalli pesanti. Lavoratori e cittadini per una risposta concreta che concili il diritto alla salute e il diritto al lavoro. Verso il modello Linz, Austria, per creare nuovi posti di lavoro e combattere la disoccupazione con il risanamento ambientale.

Un nuovo approccio sanitario. Dalle analisi ambientali al biomonitoraggio sui residenti. Proprio nell’occasione di ieri abbiamo potuto ascoltare dal dott.Alimonti dell’Istituto Superiore di Sanità come nell’ambito di Horizon 2020 il programma “Human biomonitoring for europe” metta a disposizione risorse per il biomonitoraggio di alcuni inquinanti tra cui il cromo esavalente, inoltre ha dichiarato la disponibilità dell’Istituto a sviluppare un progetto insieme alle istituzioni locali in tal senso. C’è la necessità di un cambio di prospettiva radicale della Regione Umbria, investendo, direttamente sul territorio per nuovi presidi sanitari finalizzati alla prevenzione e allo screening delle patologie correlate all’esposizione ambientale.

Ottimo lavoro di ARPA. Non ci tiriamo mai indietro dal riconoscere i dovuti meriti a chi fa con professionalità il proprio lavoro come quando è necessario criticare anche con durezza. La conferenza organizzata in modo eccellente da ARPA Umbria è stata una preziosissima occasione, presentazione di una sperimentazione all’avanguardia internazionale. Ci prendiamo il nostro merito per essere stati coloro che sin dal 2012 hanno combattuto con studio ed azioni concrete questa battaglia, risposta eloquente ad alcune becere accuse degli editorialisti di regime.

Zone d’ombra. Quello che va necessariamente approfondito è l’impatto sull’area di Santa Maria Maddalena, che continua a non essere monitorata nonostante è riconosciuta sin dal 2013 come area di massima ricaduta delle polveri totali sospese. Ci chiediamo come siano stati ignorati anche i dati che hanno raggiunto il livello record a dicembre 2015 di 310,8 ng/m3, più del doppio di quanto dichiarato in sede di conferenza. Forse alla politica ieri totalmente assente avrebbe fatto comodo ascoltare…magari per non parlare a vanvera quando è il momento di decidere.

*Consigliere comunale, capogruppo M5S Terni

Terni, il Sindaco: “Sono indagato per associazione a delinquere e turbativa d’asta. Fiducia nei giudici”

Leopoldo Di Girolamo comunica di aver ricevuto l’avviso di richiesta di proroga delle indagini preliminari della cosiddetta Operazione Spada: “Presto emergerà la nostra correttezza”

TERNI – Nella serata di ieri, nella mia abitazione, mi è stato notificato l’avviso di richiesta di proroga della durata delle indagine, nell’ambito della cosiddetta Operazione Spada che la Procura della Repubblica di Terni sta portando avanti”, dichiara il sindaco Leopoldo Di Girolamo.
“I reati ipotizzati – aggiunge Di Girolamo – sono il 416 e il 553 del codice di procedura penale, cioè l’associazione a delinquere e la turbata libertà degli incanti. Ora, quindi, so di essere indagato dal 20 marzo 2016. Colgo l’occasione per esprimere tutta la mia serenità e la mia estraneità rispetto a quanto viene ipotizzato. Esprimo altresì la piena fiducia nell’operato della magistratura, certo che al più presto emergerà la correttezza amministrativa e legale mia e della amministrazione comunale. Sottolineo che, nel rapporto schietto e diretto che ho con la comunità di cui sono sindaco, ho sempre comunicato, al momento della presa d’atto,  ogni aspetto riguardante le vicende legali che mi vedono protagonista”.

Deposito scorie nucleari, Boschi: «Tra false partenze e rinvii manca ancora il Programma Nazionale per la gestione del combustibile esaurito»

Enzo Boschi per “Il Foglietto della Ricerca”

Un articolo ben documentato su La Stampa del 9 gennaio 2017, a firma di Carola Frediani, ha riportato all’attenzione il problema ormai pluridecennale della sistemazione in un Deposito Nazionale dei rifiuti nucleari. Se ne parla inutilmente dalla fine degli anni ’80 del secolo scorso.

Il Foglietto si è occupato molte volte delle incongruenze della Sogin, la società pubblica incaricata di risolvere il problema. Nel 2015, su tutte le televisioni e su tutti i giornali avevamo assistito a una costosissima campagna di comunicazione che avrebbe dovuto rendere accettabile la pubblicazione da parte del Governo della lista dei possibili siti ove costruire il Deposito Unico Nazionale.

La logica seguita è questa. Sulla base di criteri formulati dall’Europa, sopratutto da Francia e Germania, esperti dei nostri maggiori enti di ricerca ambientali hanno individuato i luoghi del territorio nazionale più sicuri per costruirvi il Deposito. La Mappa di questi luoghi doveva essere resa nota nel 2015, più o meno in contemporanea alla costosissima campagna pubblicitaria. Poi i Comuni indicati dalla Sogin avrebbero potuto mostrare interesse all’operazione e iniziare una trattativa per giungere a una scelta definitiva.

Gli intenditori definiscono le operazioni di questo tipo “bottom-up”: dal basso verso l’alto. Hanno la caratteristica di dare l’impressione che a decidere siano i cittadini e non il potere politico.

In questo modo, si eviterebbero gli effetti della sindrome NIMBY, un acronimo di vocaboli inglesi che in parole povere significa “fate quel che vi pare, basta che sia lontano da casa mia”. Effetti che porterebbero al rifiuto irrazionale ma deciso e invalicabile da parte della popolazione dei luoghi prescelti. Rifiuto che sarebbe stato addirittura tecnicamente giustificato dai criteri individuati per situazioni geologiche molto diverse da quelle italiane e da noi recepiti acriticamente.

Per gioco, ma non poi tanto, ho applicato i criteri in senso stretto e ho “scoperto” che nell’Italia continentale, in Sicilia e nelle isole minori nessun sito sarebbe adatto.

A bloccare tutto l’iter ci ha pensato comunque la politica: si è detto che le elezioni di varia natura degli ultimi anni hanno sconsigliato di introdurre un argomento che avrebbe potuto generare contrarietà verso il governo in carica. Evidenziando così, ancora una volta, la scarsa fiducia che i nostri governanti hanno nella nostra intelligenza e la loro costante disposizione all’arte del rinvio.  

Finalmente, nel luglio del 2016, i vertici della Sogin sono stati completamente rinnovati ma nel contempo si rinnovava pure l’orientamento governativo sulla procedura da seguire per arrivare alla pubblicazione della carta delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) a ospitare il deposito nazionale.

La Cnapi sarebbe diventata il punto di arrivo della procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) dell’intero programma nazionale di gestione del combustibile e rifiuti radioattivi. Un modus operandi in fin dei conti logico e al limite condivisibile; sennonché, ci si chiede, com’è che l’idea di ribaltare l’iter sia spuntata solo mesi dopo l’imbarazzante silenzio seguito alla falsa partenza? Svista? Opportunismo? Incompetenza?

A pensar male si potrebbe sospettare che l’esecutivo di Matteo Renzi cercasse l’ennesimo escamotage per temporeggiare e rimandare la difficile gestione del consenso sul deposito non solo al dopo-referendum, ma anche ad altri appuntamenti elettorali.

Infatti, una VAS di siffatta complessità richiede dei tempi di attuazione incomprimibili di almeno 6 mesi, senza contare la fisiologica dilatazione dei tempi tra le varie fasi tra emendamenti, revisioni, riscontri, ecc. in una staffetta che vede coinvolti, oltre al Ministero per l’Ambiente, quello dello Sviluppo Economico e anche il Ministero dei Beni Culturali.

Insomma, una pletora di divisioni, un esercito di funzionari, la condizione perfetta per rimpalli, rinvii, sospensioni. Senza che alcuno abbia la regia del processo: l’onere di coordinare, l’impegno di incalzare, l’obbligo di sanzionare le inadempienze.

Secondo le previsioni espresse ad agosto dal ministro Calenda, la carta, pur essendo già disponibile, non sarebbe potuta essere tirata fuori prima dell’autunno 2017. Nella migliore delle ipotesi. Perché se gli atti richiesti all’inizio di questa delicata e importante procedura, pare, siano stati compiuti nei tempi, è sopraggiunto un ulteriore freno oltre a quello dovuto a una chiara volontà politica. Il solito male italicum capace di rimandare tutto sine die esponendoci anche ad una pessima figura in campo internazionale: la burocrazia.

La “nuova” Sogin a metà settembre ha consegnato al Ministero dello Sviluppo Economico il Rapporto Ambientale, che è solo una parte della documentazione necessaria per poter procedere alla Valutazione Ambientale Strategica. Manca, infatti, quello che con precisione è chiamato il programma Nazionale per gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti nucleari. Ovvero, l’inventario di tutti i rifiuti radioattivi presenti sul territorio nazionale assieme alla descrizione delle fasi di gestione di questi, un documento che esiste solo in una versione abbozzata e approssimativa. In aggiunta è necessario integrarlo con la descrizione e la valutazione degli effetti che l’attuazione degli interventi potrà avere sull’ambiente.

Questo fondamentale documento, nel rigoroso rispetto della normativa europea vigente recepita dalla nostra legislazione, non sembra aver fatto progressi nella sua stesura che compete al Ministero dell’Ambiente.

Pertanto, l’avvio vero e proprio della prima tappa procedurale della VAS fluttua ancora nel limbo dell’incertezza. In quel mare dell’incompiuto che conosciamo fin troppo bene. Fino a quando? Al prossimo richiamo della Commissione Europea? Alla prossima interrogazione parlamentare? Alla prossima contestazione popolare? Alla prossima puntata del programma delle Iene?

Un vero Bengodi per chi spera di traghettare il Deposito Nazionale dalla palude dell’opacità alle sabbie mobili della grande incompiuta.

Terremoto, casette sorteggiate a Norcia. Lega Nord: “Sfollati umiliati dalle istituzioni, gestione fallimentare”

Vista l’incapacità di fornire nell’immediato i moduli abitativi di emergenza sufficienti, la scelta di sorteggiare le 20 “casette” disponibili in una sorta di lotteria della disperazione, rappresenta l’ultima umiliante beffa sulla pelle delle famiglie colpite dal terremoto. Per questo oggi abbiamo voluto sollevare la questione anche a livello parlamentare. Tutti ricordiamo le promesse fatte dall’Ex Premier Renzi nel corso della campagna elettorale per il Referendum, ma la realtà è ben diversa e certifica la gestione fallimentare dell’emergenza da parte del Governo, dei vertici della Protezione Civile e del Commissario straordinario per la ricostruzione Vasco Errani. Di fronte a questo, invece che prendere atto della situazione e fare una seria autocritica, si è preferito l’ennesima “spettacolarizzazione” e strumentalizzazione della vicenda, con tanto di messa in onda del sorteggio. Amministrare significa, prima di tutto, assumersi la responsabilità delle scelte (anche di quelle impopolari). Non entriamo nel merito dei criteri che sarebbe stato possibile adottare per l’assegnazione: dai tempi di presentazione della domanda alla presenza di minori e/o anziani all’interno dei nuclei familiari. Qualsiasi criterio sarebbe stato migliore di questa vera e propria “abdicazione” dal proprio ruolo. In questi mesi di costante presenza sul territorio, abbiamo toccato con mano il senso di abbandono da parte dello Stato che cittadini ed imprese continuano a vivere. Lentamente, l’incredulità e la rabbia di fronte ad una gestione dell’emergenza che ha dovuto poggiare in massima parte sulle iniziative spontanee di Enti, Associazioni e semplici cittadini, sta lasciando il posto ad una sorta di rassegnazione che, a Norcia come in altre località colpite dal sisma, fa sembrare normale ciò che in uno stato degno di questo nome normale non può essere: le Istituzioni devono garantire la dignità di tutti i cittadini, è il caso di dirlo..anche di quelli meno fortunati”.

Sen. Stefano Candiani Segretario Lega Nord Umbria

Emanuele Fiorini Capogruppo Regionale Lega Nord Umbria

Valerio Mancini Vicepresidente Consiglio Regionale

Terremoto Norcia, Nevi (FI): “Sorteggio unico modo possibile per assegnazione. Solidarietà al sindaco Alemanno”

“Ancora non ci sono tutte le casette per i terremotati, quindi il sorteggio è l’unico sistema per scegliere a chi assegnare quelle disponibili. Polemiche assurde”

NORCIA (Perugia) – “Le polemiche sulla assegnazione delle case ai terremotati attraverso sorteggio sono assurde e vanno respinte nettamente ai mittenti. Esprimo la mia più sentita vicinanza al Sindaco di Norcia Alemanno che sta subendo attacchi incredibili solo per aver applicato l’unico criterio possibile come quello del sorteggio tra chi ha gli stessi diritti”. Lo dichiara Raffaele Nevi, consigliere regionale di Forza Italia.

“Ciò – precisa Nevi – per accelerare le procedure di assegnazione attraverso l’unico modo possibile nel momento in cui non sono ancora disponibili il 100 per cento delle case. Ancora qualcuno non ha capito che non si specula sulle disgrazie e che occorre la massima collaborazione tra tutti i livelli istituzionali, tra Comuni e Regione, protezione civile, forze dell’ordine e vigili del fuoco che ringrazio a nome del gruppo di Forza Italia in Regione”.

Scandalo MPS, i “buffi” dei miliardari: Sorgenia (De Benedetti), Statuto, Zunino, Punzo, i costruttori Mezzaroma…

SIENA | (Il Sole 24 Ore) – Nella lista nera dei grandi debitori morosi, che hanno affossato Mps portandola a cumulare 47 miliardi di prestiti malati, ci sono nomi eccellenti dell’Italia che conta. Dai grandi imprenditori, agli immobiliaristi, al sistema delle coop rosse fino alla giungla delle partecipate pubbliche della Toscana. Il parterre è ecumenico sul piano politico. Centro-sinistra, Centro-destra pari sono. Del resto per una banca guidata per decenni da una Fondazione espressione della politica era quasi naturale l’arma del credito come strumento di consenso e di scambio.

Tra i protagonisti di spicco più emblematici, come ha ricostruito Il Sole24Ore, figura sicuramente la famiglia De Benedetti e la sua Sorgenia. Emblematica per dimensioni e per quel ruolo innaturale che ha svolto Mps. La Sorgenia si è indebitata per 1,8 miliardi con il sistema bancario. La sola Mps, chissà come, si è caricata di ben un terzo di quel fardello. Seicento milioni erano appannaggio del solo istituto senese che ha fatto lo sforzo più ingente rispetto al pool di 15 istituti che avevano finanziato la società elettrica finita a gambe all’aria. I De Benedetti capita l’antifona della crisi irreversibile non si sono resi disponibili a ricapitalizzare come da richiesta delle banche. Alla fine il «pacco» Sorgenia è finito tutto in mano alle banche che hanno convertito l’esposizione creditizia in azioni. E Mps si ritrova ora azionista della Nuova Sorgenia con il 17% del capitale. Per rientrare dal credito prima o poi, occorrerà risanare la società e venderla. Oggi Sorgenia è tra gli incagli di Mps. Non solo, nel 2015 la banca ha svalutato i titoli Sorgenia per 36 milioni di euro.

Ma Mps da anni si porta dietro (insieme ad altre banche) anche la fiducia accordata a Luigi Zunino. L’ex immobiliarista rampante cumulò debito con il sistema bancario per 3 miliardi. Tuttora la sua ex Risanamento è inadempiente con Mps che ha, sempre nel 2015, svalutato titoli in portafoglio per 11,6 milioni. Tra i grandi incagli di Siena ecco spuntare anche un altro nome di spicco. È Gianni Punzo azionista di peso di Ntv e patron e ideatore dell’interporto di Nola, la grande infrastruttura logistica del meridione. Da tempo la Cisfi, la finanziaria che sta in cima al complesso reticolo societario è in affanno per l’ingente peso debitorio. Anche qui le banche Mps in testa hanno convertito parte dei prestiti in azioni. Mps è oggi il primo socio della Cisfi sopra il 7% (con Punzo al 6,1%).

Anche la Cisfi Spa che recepisce la crisi dell’interporto di Nola è un incaglio per Mps che ha titoli in pegno svalutati anch’essi per 11 milioni a fine del 2015. Ed ancora la ex banca di Mussari deve tuttora metabolizzare il disastro della BTp, il general contractor della ditta Bartolomei-Fusi, che aveva in Verdini un grande sponsor, protagonista più delle cronache giudiziarie recenti che di quelle economiche.

Dal dissesto del contractor delle grandi opere toscano è rinata la Fenice Holding. Anche qui Mps se la ritrova in portafoglio in virtù dei prestiti non ripagati. Tra gli immobiliaristi come non citare Statuto che ha visto pignorato il suo Danieli di Venezia su cui Mps (con altri) aveva ingenti finanziamenti.

E c’è il capitolo amaro della Impreme della famiglia di costruttori romani Mezzaroma che hanno portato i loro guai in casa Mps. E poi residua a bilancio dal 2007 il disastroso progetto immobiliare abortito di Casalboccone a Roma eredità dei Ligresti che vede Mps azionista (in cambio dei crediti non pagati) con il 22% del capitale. Il capitolo Coop vede Mps protagonista della ristrutturazione del debito di Unieco.

Tra i dossier immobiliari c’è il finanziamento di alcuni fondi andati in default: come un veicolo gestito da Cordea Savills, finanziato con eccessiva leva da Mps, che aveva in portafoglio gli ex-immobili del fondo dei pensionati Comit. Ma Mps ha finanziato anche alcuni dei fondi di Est Capital, società finita in liquidazione che gestiva il progetto del Lido di Venezia.

E infine c’è il capitolo della partecipate pubbliche. Mps è inguaiata con pegni o titoli in Scarlino Energia; Fidi Toscana; Bonifiche di Arezzo; l’Aeroporto di Siena e persino le Terme di Chianciano. La banca si ritrova a fare l’imprenditore di società in crisi quando avrebbe dovuto solo fare la banca.