Terni, De Luca: “Gli assessori peggiori sono rimasti. Debiti con società che finanziano il sindaco”

L’intervento del consigliere comunale pentastellato Thomas De Luca

TERNI – Quattro assessori sul rogo. Sotto, tutta la maggioranza che guarda, illuminata dalle fiamme. «Un ottimo segnale!» urla un Consigliere paparelliano mentre il Sindaco agita il borsellino degli spiccioli. No, non è un film dei fratelli Vanzina è l’ultima pagina di storia del Partito Democratico ternano. L’ultimo colpo di coda prima della fine.

Il Sindaco Di Girolamo annuncia di voler ricorrere al predissesto e liquida quattro assessori, ma la vera notizia non è il licenziamento di Armillei e della Tedeschi, quello di Andreani e della Riccardi. La vera notizia è che i 5 peggiori Assessori della storia di Terni sono ancora seduti sulle loro poltrone. Nessuno di questi è stato in grado fino ad oggi di portare avanti neanche il minimo sindacale, ma con “credibile sobrietà” hanno deciso di assegnargli i compiti anche degli altri quattro.

Il peggiore assessore all’ambiente mai ricordato, il cui unico merito e di aver fatto 4 ordinanze, con la paura negli occhi, dopo il nostro maxi esposto alla magistratura sulla contaminazione alimentare,. L’Assessore capace di complicare l’incomplicabile, di disorganizzare il caos concependo la peggiore riforma della macchina comunale mai avvenuta. Quello della liquidazione dell’USI, quello dell’accordo transattivo sui derivati, quello del “partecipate” ma decido io.
E poi i due rampolli della sinistra ternana, i due nomi in pole position per sostituire Di Girolamo. La vicesindaco Malafoglia quella che ha cancellato la parola welfare dal vocabolario della città, che ha esternalizzato la solidarietà, quella eletta nella lista finanziata dalle coop. Poi quello dei cantieri infiniti, di Cardeto, quello mai presente quando si tratta di rispondere ai cittadini, quello che, quando c’è, passa il suo tempo al telefono in sfregio alle richieste dell’aula. In assoluto il peggiore assessore della storia di Terni, l’ineffabile Bucari.

Aprendo il portafoglio degli spiccioli, ci voleva solo la faccia di Di Girolamo, per cercare di vendere questa manovra da manuale Cencelli per sobrietà. Mentre i buffi ce l’hanno con le aziende del cerchio magico, quelle dei finanziatori del Sindaco, invece di rivedere il costo della spesa contrattualizzata attraverso una ricognizione degli appalti bruciano sul rogo quattro dei loro.
Il Partito Democratico forse vuole metterci a divedere che i quattro “cattivi”, immeritevoli dell’amore del comitato centrale, siano il male assoluto della città. La malerba da estirpare…

Mentre si dedicano ai roghi, i democratici ternani, non si rendono conto che stanno ardendo l’albero su cui sono poggiati. È la città che sta bruciando.

È ora di finirla di parlare di predissesto ed è ora di dire la verità:
il Comune di Terni è in DISSESTO, è in FALLIMENTO.

Thomas De Luca – Consigliere comunale M5S Terni

Terni: via quattro assessori. Lega Nord: “Di Girolamo si dimetta. Pronti a scendere in piazza”

Niente rimpasto di giunta: il sindaco di Terni elimina quattro assessori (Giorgio Armillei, Francesco Andreani, Daniela Tedeschi e Carla Riccardi) e ridistribuisce le deleghe agli altri assessori rimasti. Insorgono le opposizioni: “Tutti a casa”

TERNI – «Il sindaco Di Girolamo rassegni immediatamente le dimissioni». Lo chiedono, con una nota diffusa in serata, Emanuele Fiorini, consigliere regionale della Lega Nord, e Federico Cini, referente territoriale di Lega Nord Terni.

«Un primo cittadino che getta la propria città sull’orlo del baratro, indebitandola a dismisura – dicono Fiorini e Cini – e che per l’ennesima volta tenta di salvare la faccia cambiando gran pare degli uomini della sua Giunta, non può continuare a governarla, ma deve ammettere il proprio fallimento e andarsene a casa, chiedendo scusa ai propri cittadini. Il sindaco ha fallito – proseguono – e se ancora non lo ha ammesso, dovrà farlo. Abbiamo intenzione di scendere in piazza chiedendo ad alta voce le sue dimissioni, invitando a partecipare tutte le altre forze politiche di opposizione».

Castel Giorgio, Brega: “I signori della geotermia non si raccomandino ai piccoli boss del territorio”

Il presidente della II Commissione del Consiglio regionale, Eros Brega, durante l’incontro ha letto una e-mail indirizzata ad alti esponenti del Partito Democratico di governo, in cui viene condannata la posizione e il ruolo di Brega e quello del PD locale, colpevoli di essersi espressi contro la geotermia. “Nonostante le pressioni – ha detto Brega – io da persona libera ho scelto di stare dalla parte dei cittadini. E i cittadini hanno detto NO all’impianto”

CASTEL GIORGIO | (OrvietoNEWS.it) – “Abbiamo costruito un percorso vero che ha dato voce a questo territorio. Chi farà scelte diverse dovrà assumersi le proprie responsabilità”. Il Presidente della Commissione Ambiente della Regione Umbria, Eros Brega, non arretra di un passo e rilancia sulla necessità di rispettare la sensibilità delle popolazioni dell’Alfina che hanno detto “no” alla realizzazione dell’impianto geotermico.

La posizione di Brega e di tutto il Partito democratico di Castel Giorgio e del comprensorio, unito alla presenza di sindaci e rappresentanti politici dei comuni della vicina provincia di Viterbo è stato ribadito con forza all’incontro tenutosi nei giorni scorsi nel comune dell’Alfina al quale, oltre a molti cittadini, hanno preso parte i sindaci di Orvieto, Giuseppe Germani, Acquapendente, Angelo Ghinassi, Castel Viscardo, Daniele Longaroni e Allerona, Sauro Basili, il segretario provinciale del Pd di Terni, Carlo Emanuele Trappoolino, il segretario di Orvieto, Andrea Scopetti, il professor Roberto Minervini in rappresentanza dei comitati e associazioni di tutela del territorio, e consiglieri comunali del Comune di Castel Giorgio, Claudio Tarmati, Raffaele Fiani e Andrea Corritore.

“Un occasione per fare il punto della situazione”, come ha ricordato in apertura il consigliere comunale, Claudio Tarmati, e soprattutto “per continuare il confronto con la popolazione e i rappresentanti della Regione Umbria sul delicato tema della geotermia”. Tarmati, ponendo l’accento sull’impegno politico dell’onorevole Alessandra Terrosi e del presidente Brega e su quello civico dei comitati locali, non ha mancato di stigmatizzare il comportamento del sindaco di Castel Giorgio che “a ridosso dell’ultimo incontro con il Mise non ha inviato nessuna comunicazione ufficiale ai consiglieri comunali di Castel Giorgio, ma ha scelto di comunicare l’esito della riunione solo agli amici degli amici tramite i social network”

Considerazione che ha sollecitato il sindaco di Acquapendente, Angelo Ghinassi, a evidenziare come “Su questa battaglia non c’è bisogno di divisioni ma di un territorio omogeneo. Perché, credo che battaglie di questo tipo devono andare oltre la politica, i confini e sentimenti personali. Dobbiamo avere un atteggiamento politico diverso, unitario, come stiamo facendo stasera. Perché abbiamo il dovere di tutelare il vero modello di sviluppo di questo territorio che è quello turistico, agricolo e ambientale. Ed è nell’assoluta competenza delle amministrazioni locali e dei cittadini fare questa scelta. Dobbiamo combattere questi progetti, come tanti altri progetti pericolosi per la salvaguardia dell’ambiente. Soprattutto dobbiamo iniziare anche a lavorare insieme ad un piano energetico condiviso prima che lo faccia qualcun altro”.

Altrettanto determinato a stare dalla parte dei cittadini il sindaco di Orvieto, Giuseppe Germani, che – aprendo il suo intervento con i ringraziamenti al presidente Brega per l’attenzione avuta sulla problematica della geotermia – ha posto l’accento “sulla scelta fatta dai 25 sindaci del territorio che hanno firmato una delibera che esprimeva una chiara contrarietà a questo progetto. Un progetto che non solo le amministrazioni e la popolazione hanno scelto di contrastare, ma la stessa prospettiva di sviluppo territoriale delle Aree Interne prevede investimenti su turismo, ambiente e servizi per i cittadini. Oggi è anacronistico andare verso forme di sviluppo diverse. Non ce l’abbiamo con nessuno, vogliamo semplicemente decidere noi cosa e come sviluppare il territorio. E in questo i numeri ci danno ragione. Il territorio orvietano ha la più alta crescita turistica della Regione. Sono in atto accordi turistici e culturali con il Lazio e la Toscana che coinvolgono 150 comuni. Ora resta soltanto da far capire alla Regione che questo è il percorso che abbiamo scelto e che hanno scelto i cittadini contrastando questo tipo di attività geotermica”.

Un colpo ben assestato è stato quello messo a segno dal professor Roberto Minervini, in rappresentanza dei comitati locali. “Intanto mi pare assurdo che nel documento redatto dai tecnici della Regione Umbria inviato al Mise non sia stato fatto minimamente cenno al sisma di Maggio che ha colpito proprio le zone dove questi signori vorrebbero realizzare l’impianto – ha detto Minervini -. Ma c’è di più: spulciando tra la documentazione depositata dall’azienda nella fase iniziale di presentazione del progetto c’è una perizia geologica che segnala proprio le gravi connessioni tra l’incidenza sismica e la realizzazione dell’impianto. Possibile – si è chiesto Minervini – che in tecnici della Regione non hanno tenuto conto di questo? Possibile che i tecnici della Regione non hanno nemmeno tenuto conto del sisma di maggio? Non si può scherzare sulla pelle della gente. Non si può nemmeno pensare di attendere il 4 dicembre per prendere una decisione definitiva sulla geotermia. Chiedo a Brega, riconoscendo l’impegno avuto in questi mesi, di farsi portavoce del territorio verso la Regione Umbria spronandola a decidere in breve tempo. Se magari, oltre a Brega, la Marini vorrà venire qui ad annunciare la sua decisione ci farebbe piacere, altrimenti andremo noi cittadini in massa a manifestare sotto la Regione”.

Alla salvaguardia dello sviluppo del territorio si aggiunge la reale preoccupazione dei cittadini che il segretario provinciale del Pd di Terni, Carlo Emanuele Trappolino ha sintetizzato dicendo: “La politica ha l’obbligo di ascoltare le popolazioni e tutelare il futuro delle nuove generazioni. In questo senso la Regione, anche grazie al lavoro e alla presenza del presidente Brega, ha certificato la contrarietà espressa da questa comunità. Scelta riconosciuta dall’azione del Mise che ha chiamato la Regione a chiudere questo percorso e la Regione non potrà non tenere conto di questo. Alla chiara e determinata posizione dei cittadini e delle amministrazioni del territorio si sono aggiunti, purtroppo, eventi non ponderati come il sisma di maggio che ha interessato questo territorio e non può essere sottaciuto. Da parte del decisore, sarebbe da irresponsabili non tenere contro di questi eventi quando si delibera su attività che possono interferire su determinati fenomeni. Ed è per questo che l’azione del Partito democratico di Castel Giorgio va evidenziata perché è in questi momenti di discussione e analisi collettiva che un partito deve essere capace di confrontarsi e decidere anche di fronte alle evoluzioni venute negli anni. Di fronte ai cittadini soli i più forti sono gli interessi organizzati, questo dobbiamo contrastare e questo è il lavoro che sta sta facendo il Pd”.

Le parole di Trappolino hanno realmente fatto emergere anche quella che è la “macchina degli interessi” che in questi anni ha sostenuto l’azione di persuasione alla realizzazione dell’impianto. Sistema, però, che non ha assolutamente attecchito nella comunità dell’Alfina. Tanto che negli interventi che hanno preceduto le conclusioni di Eros Brega, le dissertazioni e le fobie di allarmismo riportate dal rappresentante della società, Diego Rignini, non hanno aggiunto nulla di rilevante alla serata.

Ad approfondire i temi è stato il consigliere, Claudio Tarmati, che ha sollecitato Brega nel chiarire meglio la sua proposta di referendum, ma anche di identificare quelli che possono essere stati “i giocolieri” che hanno “giocato” con il tema della geotermia. Domanda cruciale quella sul futuro di questo percorso, ovvero quello che può fare la Regione e quello che si dovrà fare per mettere al sicuro il territorio da azioni come quelle che si stanno contrastando. Dello stesso tenore, infatti, il prezioso contributo del consigliere comunale Andrea Corritore che, nel riportare anche lui il ruolo e l’impegno avuto dal presidente Brega, ha posto l’interrogativo sul perché la Regione non è stata chiara nel dire No all’impianto e se lo farà ora.

“Sfido chiunque – ha detto il presidente della commissione ambiente, Eros Brega -, a trovare nelle mie parole allarmismo o tantomeno parole come terremoto o catastrofi. Non l’ho mai fatto e mai lo farò perché bisogna avere rispetto delle persone colpite dal terremoto”.

Per aggiungere elementi di chiarezza e far comprendere a tutti “quello che si muove dietro al progetto”, Brega ha letto una mail inviatagli in questi giorni nella quale, in una lettera indirizzata ad alti esponenti del Pd di Governo, veniva stigmatizzato e condannata la posizione e il ruolo di Brega e quello del Pd locale colpevoli – secondo l’informatore – di essersi espressi contro la geotermia. Tanto da auspicare un cambio di idee.

“Sia chiaro – ha replicato Brega – che quanto sta accadendo non si può limitare alla discussione tra chi è contro e chi è a favore. Qui è in gioco il rispetto e la sensibilità dei cittadini, non gli interessi di qualcuno e io ho scelto di stare dalla parte dei cittadini e dei sindaci di questo territorio. Per questo – ha evidenziato Brega – mi dispiace constatare l’assenza del sindaco di Castel Giorgio, Andrea Garbini, perché intanto avrei voluto salutarlo, ringraziarlo per il lavoro che sta facendo e per confrontarci insieme ai tanti cittadini presenti sul ruolo che deve avere questo territorio rispetto alla geotermia e non solo. La politica è bella per questo: per dirsi le proprie idee in faccia e se oggi il sindaco di Castel Giorgio è protagonista lo è grazie alla Regione e al lavoro fatto dalla Commissione Ambiente”.

Facendo opera di tranquillizzazione verso quanti si preoccupano della sua presenza sul territorio, Brega ha ricordato di essere stato eletto dai cittadini di essersi preso l’impegno di rappresentarli. Detto questo il presidente della Commissione ambiente ha fatto un elenco di quello che era stato fatto prima della sua nomina e dopo. Proprio nel febbraio scorso, Berga, alla vigilia dell’ultima seduta della Commissione aveva preso parte ad un incontro pubblico organizzato dal Pd di Castel Giorgio per ascoltare direttamente le richieste dei cittadini e trasferirle negli atti votati dall’Assemblea legislativa dell’Umbria.

“La politica – ha continuato Brega – deve assumersi la responsabilità e il coraggio di decidere rispettando la legge e i cittadini. Ed è per questo che prima di assumere qualsiasi decisione ho voluto ascoltare la popolazione e sono venuto qui perché non è bello che decisioni importanti per il futuro della comunità vengano calate dall’alto. Ho fatto quello che ogni persona libera avrebbe fatto al mio posto, cercando di non penalizzare nessuno ma di rappresentare al meglio l’esigenza del territorio”.

E proprio ripartendo dalle prospettive delle Aree Interne, Brega ha ricordato che “Non si può costruire un progetto sulle Aree interne impostato su ambiente e turismo e poi cercare di fare altro. Qualcun altro è andato in contraddizione, non io. A questo punto mi chiedo: perché, se si credeva che questo ed altri progetti erano interessanti, qualcuno non ha scritto che questo territorio rispetto alle Aree interne si deve sviluppare anche sulle energie rinnovabili? Questo non è stato scritto, e ora ognuno deve essere in grado di assumersi le proprie responsabilità. Non ci possiamo inventare la luna, sarebbe stato bello che si fosse concertato insieme un unico modello di sviluppo. Come sarebbe stato bello concertare insieme un percorso di sviluppo territoriale; e proprio su questo punto mi sarebbe piaciuto confrontarmi con il sindaco Garbini. Lui è contro la geotermia, ma mi chiedo perché non ha presentato nessun progetto dentro il piano di sviluppo turistico e ambientale delle Aree interne. Secondo me è una grave mancanza politica e non si può nascondere tentando di criticare il sottoscritto, forse il sindaco di Castel Giorgio ormai mi sogna anche la notte. Invece se stasera fosse stato qui non solo avremmo parlato della geotermia, ma avremmo avuto l’occasione di costruire un progetto di sviluppo del territorio. Chi rappresenta le istituzioni ha l’obbligo di confrontarsi con la gente avendo anche il coraggio di superare gli schieramenti e le bandiere, perché il nostro mandato è questo e non quello di stare da una parte sola”.

L’ultima stoccata di Brega è partita all’indirizzo della società e a quanti navigano intorno alle promesse fatte dalla società. “Ai signori della geotermia e i loro amici voglio semplicemente ricordare che non si può venire qui a imporre un progetto dall’alto senza tenere conto delle popolazioni che vivono in questo territorio e confrontarsi con loro – ha aggiunto Eros Brega -. Non si lavora con le imposizioni dall’alto, ma con il rispetto delle comunità. Se si voleva essere protagonisti bisognava confrontarsi in modo diverso, senza andare a cercare i bossetti del territorio o a raccomandarsi a destra e a manca tentando di far calare una decisione dall’alto. Questo lo posso dire da persona libera che ha agito e agisce da persona libera senza promettere nulla a nessuno, a differenza di chi stasera non è qui e forse deve spiegare alla gente perché non è qui”.

“Credo che da febbraio ad oggi – ha concluso Brega – abbiamo costruito un percorso vero, che ha dato voce a questo territorio. Bravi sono stati i sindaci e i consiglieri comunali che hanno deliberato contro la geotermia, bravi sono stati i cittadini, i partiti, e bravi sono stati soprattutto i comitati e le associazioni che in questi anni hanno mantenuto alta l’attenzione sul tema geotermia. Da uomo libero ho preso un impegno con questa comunità e continuerò a portarlo avanti. Mi auguro che questo sia sufficiente. Io non dico no alla geotermia, ma ad un metodo di imporre le cose dall’alto. Io difendo quel metodo che ascolta la gente e riconosce i loro diritti. Come si poteva, dopo la contrarietà di tutti, pensare di imporre qualcosa dall’alto? Come si poteva andare contro a questi comuni? Chi rappresenta le istituzioni ha l’obbligo di confrontarsi e decidere rispettando la sensibilità di tutti . Per questo, a chi vuole investire sulle energie rinnovabili dico: fatelo rispettando il territorio e i cittadini, non potete farlo con un territorio ostile perché viene male”.

Sisma, Pro Loco.2 di Narni Scalo consegna container a Pinaco Arafranca (Amatrice)

Il modulo è stato messo a disposizione di una famiglia che vive nella frazione di Amatrice

AMATRICE – Prosegue l’intensa attività della Pro Loco.2 di Narni Scalo a favore delle popolazioni colpite dal sisma. Nei giorni scorsi i volontari hanno provveduto a trasportare, da Narni, un container donato da un’impresa locale. Il modulo è stato installato in una piazza di Pinaco Arafranca, una delle tante frazioni del comune di Amatrice, e sarà a disposizione di una famiglia del luogo.

Nei prossimi giorni verranno consegnati altri moduli abitativi nel campo allestito dalla Pro Loco.2 nella frazione di San Lorenzo a Flaviano.

Ospedale di Narni, Vicesindaco in sciopero della fame: “Il dg ASL Imolo Fiaschini non ha mantenuto i patti”

vicesindaco-mercuri

Il vicesindaco di Narni sembra determinato a portare avanti la protesta per la difesa dei servizi dell’ospedale. Lunedì 03 ottobre, alle ore 11, terrà una conferenza stampa davanti alla portineria del nosocomio narnese

NARNI – Riceviamo e pubblichiamo – La forma di protesta scatterà lunedì prossimo, il tre ottobre, davanti all’Ospedale di Narni. Sarà quella la data dell’inizio dello “sciopero della fame” del vicesindaco di Narni, Marco Mercuri, in difesa dell’Ospedale cittadino, che rischia seriamente di chiudere: “L’abbassamento del numero dei medici, lo spostamento di servizi essenziali come quello del “punto nascita”, la mancata attuazione del programma di rilancio previsto dalla Asl n.2 e dal suo direttore generale, Imolo Fiaschini, è un segnale chiaro di disimpegno. Che noi vogliamo contrastare. E siccome siamo stati ignorati abbiamo voluto alzare il livello della protesta”.

Il Vicesindaco Marco Mercuri terrà una conferenza stampa in Via Cappuccini Nuovi, davanti alla portineria dell’Ospedale, alle ore 11 del 03 ottobre

Aspasiel, Nevi (FI): “La società sta fallendo, lo stesso destino del Comune di Terni”

Il consigliere regionale di Forza Italia presenta un’interrogazione per chiedere alla Marini e all’assessore Fabio Paparelli perché hanno taciuto in presenza di una palese violazione dell’accordo, sottoscritto da AST al MISE il 3/12/2014, in cui a pag.3 si scriveva testualmente che “Le business unit manterranno e svilupperanno il portafoglio clienti per rafforzare la loro presenza sul mercato”

TERNI – Riceviamo e pubblichiamo – Mentre il Comune di Terni sta per fallire e la Regione forse anche per questo motivo, se ne infischia sempre di più di quello che avviene nella Conca emerge in tutta la sua gravità la storia di ASPASIEL.

Si tratta della realtà industriale che negli ultimi dieci anni si era distinta nel territorio nazionale ed internazionale per competenze, visione e risultati (anche in momenti estremamente difficili ha sempre presentato bilanci in utile e fatturato in crescita verso il mercato esterno).

ASPASIEL oggi non ha più clienti, ha il 30% in meno di dipendenti, – 20  professionisti quando l’accordo di mobilità firmato da tutte le sigle sindacali e dalla ThyssenKrupp, al MISE ci dava – 5; per non parlare dell’indotto che faceva parte dello stesso progetto condiviso tra ThyssenKrupp e Regione oggi azzerato (-30 esterni tra strutturali e a progetto).

La domanda viene spontanea: perché nessuno degli attori in campo si è reso conto del disastro economico e strategico che questo avrebbe causato?

Il fatto è che la situazione ad oggi sembra irrecuperabile, gli ultimi due clienti, dei circa 30 importanti presenti in ASPASIEL da 12 anni, lasceranno con rammarico a fine anno: il Gruppo Rinascente e il Comune di Roma a seguire.

I dipendenti sono scoraggiati ed umiliati per una situazione incomprensibile a cui nessuno da risposte.

La cosa peggiore di questa vicenda è il totale silenzio delle Istituzioni locali e della Regione. Ora il silenzio finirà grazie alla interrogazione urgente che presenterò già la settimana prossima con la quale chiederò alla Presidente Marini e all’Assessore Paparelli perché hanno taciuto in presenza di una palese violazione dell’accordo sottoscritto da AST al MISE il 3/12/2014 in cui a pag.3 si scriveva testualmente “Le business unit manterranno e svilupperanno il portafoglio clienti per rafforzare la loro presenza sul mercato”.

Non vorrei che fossero vere le voci che girano in azienda che qualcuno ha voluto fare si è accaparrata i clienti di ASPASIEL.

Ciò ha provocato un grande danno economico per la nostra città visto che molte aziende locali hanno dovuto risolvere i contratti in essere con l’Azienda di Pentima e molti validi dipendenti si sono licenziati e sono andati a lavorare fuori città.

È allora c’è da chiedersi: al MISE di cosa si parla? Una realtà che fattura 20 milioni di Euro, di 120 addetti tra interni e consulenti non è importante?!!

Qualcuno dovrà assumersi la responsabilità rispetto ad un fallimento tanto grave quanto può esserlo quello di un’azienda sana, qualificata ed apprezzata sul mercato.

Tanto più se è vero, come è vero, che la stessa ASPASIEL nacque nel 1989 grazie ad un finanziamento di poco meno di un miliardo di Lire, concesso grazie alle Legge 181 per il rilancio delle aree soggette alla crisi delle aziende siderurgiche; al tempo la società si chiamava GTI, Gruppo Tecnologico d’Integrazione, nel 1995 la GTI in liquidazione è stata conferita alla FINSIEL diventando ASPASIEL.

Successivamente nel 2004 dopo la chiusura del ramo d’azienda del magnetico, ASPASIEL fu riconfermata un asset stategico della Regione (Lorenzetti Marini) e della ThyssenKrupp per voce del dott. Radamacher.

Una realtà da lanciare e sviluppare per aiutare il territorio ed AST.

Se non più d’interesse poteva essere venduta; data la strategicità dell’azienda e le sue competenze; una soluzione tecnica / economica si poteva trovare. L’ICT è uno dei settori trainanti dell’economia mondiale, avevamo una realtà piccola ma competitiva e ci si sarebbe potuti sedere al tavolo della Regione per capire un suo collocamento al di fuori del gruppo ThyssenKrupp.

Oggi, invece, l’azienda è vuota di clienti e di professionalità, praticamente fallita! Lo stesso destino crepuscolare della città e di chi la governa.

Raffaele Nevi – Capogruppo FORZA ITALIA

Consiglio regionale dell’Umbria

Terremoto, Commissione Agricoltura del Senato in Umbria: accolta proposta del senatore Candiani

Il senatore della Lega Nord: “Sopralluoghi importanti. Occorre far capire al Governo quali sono i problemi e i danni subìti dagli agricoltori della Valnerina e di Norcia”

PERUGIA – Riceviamo e pubblichiamo: La Commissione Agricoltura del Senato si recherà in Umbria per verificare direttamente la situazione e valutare le più efficaci iniziative da mettere in atto.

E’ stato il senatore della Lega Nord, Stefano Candiani, a presentare richiesta scritta e ottenere la presenza della Commissione sul suolo umbro colpito dal terremoto dello scorso agosto.

“Siamo contenti che sia stata accettata la nostra proposta – dichiara Candiani – a breve la Commissione farà visita alla regione Umbria. Il nostro obiettivo è quello di far comprendere al Governo i reali problemi del settore agricolo nei luoghi colpiti dal terremoto e in particolar modo a Norcia e nella Valnerina Umbria, da sempre caratterizzata  da una spiccata vocazione agro-alimentare che si intreccia con un’importante economica basata sul turismo.

Nei giorni scorsi – ha riportato il senatore all’interno della richiesta del sopralluogo inviato al presidente della Commissione – effettuando ripetuti sopralluoghi nell’area terremotata, e incontrando gli agricoltori, gli amministratori e gli operatori della filiera agro-alimentare, ho appreso molto riguardo alle difficoltà in cui è cascato il settore a seguito del terremoto, molto più di quello che dalla stampa viene tradotto e pubblicato. Siamo in attesa – conclude Candiani – di conoscere il calendario dei sopralluoghi della Commissione”.

Lega Nord Umbria – Ufficio Stampa

“CNS vince appalto per casette ai terremotati, ombre per Mafia Capitale. Con Errani arrivano le coop del PD”

Così Tiziana Ciprini commenta l’aggiudicazione dell’appalto per la fornitura delle casette per i terremotati. Al CNS (Consorzio Nazionale Servizi) aderisce anche la coop “29 giugno” di Salvatore Buzzi. Il CNS finì nelle carte dell’inchiesta “Mafia Capitale”

Pubblichiamo la nota diffusa dall’onorevole del M5S Tiziana Ciprini tramite il proprio blog – E’ arrivato Errani ed era inevitabile che, di conseguenza, arrivassero le cooperative del Pd. Guarda caso, la prima coop a vincere un appalto è stata proprio CNS, il noto “Consorzio Nazionale Servizi” di Bologna, già entrato nell’indagine su Mafia Capitale, che aveva in Salvatore Buzzi uno dei membri del proprio consiglio di sorveglianza: CNS era stata anche commissariata due volte in relazione ad appalti per la gestione dei rifiuti a Roma dall’autorità anticorruzione.

La coop CNS si occuperà della realizzazione delle casette di legno destinate ad ospitare gli sfollati del terremoto. Incasserà circa 1,2 miliardi di euro per 18mila Map (Moduli abitativi provvisori) che accoglieranno chi fino ad oggi ha dovuto ricorrere alla sistemazione in tenda. Il che spiega un’altra cosa, la reticenza con la quale il governo non risponde alle offerte sui moduli abitativi Expo e del sindaco di San Giuliano che ha proposto l’invio delle casette di legno utilizzate dopo quel terremoto, e ora vuote: meglio farne di nuove, poiché le coop del Pd hanno bisogno di soldi. E poco importa se i terremotati dovranno attendere 7 mesi invece di poche settimane.

Una situazione che si ripete tristemente ogni qualvolta accada un terremoto o una sciagura, in cui a fregarsi le mani sono solo quei soggetti che, sulle disgrazie altrui, hanno costruito gli immensi business del malaffare.

Esselunga: morto il patron Caprotti. Sfidò il gigante COOP e scrisse “Falce e Carrello”

È morto Bernardo Caprotti. Il fondatore di Esselunga avrebbe compiuto 91 anni il prossimo 7 ottobre. Per sua espressa volontà, come fa sapere la moglie Giuliana, le esequie avverranno in forma strettamente privata e per suo desiderio non dovranno seguire necrologi. Subito dopo l’annuncio su Twitter sono stati postati molti commenti che ricordano la “genialità” e la tenacia e anche “il cattivo carattere” di questo milanese che negli anni ’50 aveva datro vita a un’impresa che è diventato uno dei maggiori gruppi nel settore.

La guerra contro i figli
L’imprenditore era stato protagonista di una lunga guerra per il controllo della società. Scontri in famiglia che si stavano avviando alle battute finali nonostante una sentenza della Cassazione delloscorso febbraio che gli aveva dato ragione. In concomitanza con le voci di una possibile cessione della catena dei supermercati italiani – solo due settimane negli ambienti finanziari si parlava anche di Walmart come candidato – , i primi due figli, poco più di un mese fa avevano presentato un ricorso in Cassazione dopo aver perso lo scorso 19 maggio il giudizio in appello che avevaconfermato l’esclusiva presa del capostipite sul Gruppo.

Violetta e Giuseppe si erano rivolti agli ermellini intorno a metà luglio. A questo la proprietà di Esselunga non dovrebbe essere decisa dai giudici della Suprema corte. Gli eredi si erano rivolti alla giustizia perché l’imprenditore li aveva esclusi nel febbraio del 2011. E da allora era stata battaglia. Nel frattempo Caprotti non era più presidente rimanendo però nel consiglio di Supermarkets Italiani, con diverse deleghe operative.

Dalla fine degli anni Novanta fino al febbraio del 2011, prima della rottura col primogenito Giuseppe, allontanato dall’azienda all’inizio del 2005 dopo due anni da amministratore delegato, Caprotti senior aveva tenuto per sé solo una quota poco superiore all’8% di Supermarkets Italiani, la holding che
controlla il 100% di Esselunga Spa. Il restante 92% circa era stato assegnato, attraverso Unione Fiduciaria, in tre parti uguali ai figli di primo letto, Giuseppe e Violetta, e a Marina, avuta dalla seconda moglie, con l’usufrutto del padre su circa un terzo delle quote.

Poi Caprotti si intestò tutto senza dire nulla e soprattutto senza versare alcun corrispettivo ai figli, offrendo il destro per ricorrere ad un arbitrato. Da allora è proseguita una guerra a suon dicarte bollate senza soluzione di continuità. L’ultimo atto quindi non sarà celebrato dai giudici. E pochi giorni fa l’argomento principale era la cessaione con alcuni fondi di private equity in lizza. I nomi più recenti erano stati Walmart, Cvc e Blackstone, ma in passato si erano fatti anche quelli di Tpg e Advent. I figli potranno anche vincere, ma rischiano di restare soci solo per poco.

La guerra contro la Coop
Il 15 marzo scorso Caprotti era stato condannato a 6 mesi per diffamazione per la querelle con la Coop. Al centro della vicenda, un servizio giornalistico con il quale, nel 2010, l’autore degli articoli Gianluigi Nuzzi e il direttore di Libero Maurizio Belpietro avevano svelato l’esistenza di presunte intercettazioni illecite ai danni dei dipendenti (datate 2004) di un punto vendita di Coop Lombardia. Secondo il giudice l’imputato aveva voluto la pubblicazione di quegli articoli “diffamanti per Coop”.

“Se ne va un uomo particolare, un uomo che emozionava. Se ne va uno dei più grandi imprenditori italiani. Ma il Dottore vivrà ancora nella sua straordinaria impresa” dice Pier Luigi Bersani.

 

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Ospedale di Narni, Mercuri inizia lo sciopero della fame. Bruschini: “Non serve a niente. Dimettetevi e fate venire qui la Marini”

Sergio Bruschini: “Siamo vicini a Marco Mercuri ma ormai si prova a chiudere la stalla quando i buoi sono scappati. Il sindaco e la giunta devono dimettersi e rimettere tutte le deleghe nelle mani della governatrice umbra Catiuscia Marini. Solo così si può provare a salvare l’ospedale di Narni”

Riceviamo e pubblichiamo la nota di Sergio Bruschini, consigliere comunale e provinciale di Forza Italia 

Assistiamo preoccupati e salutiamo con interesse l’iniziativa dell’assessore Mercuri, che per protestare contro l’Asl, il direttore e la Giunta regionale predisporrà una tenda e si sottoporrà allo uno sciopero ad oltranza della fame.

Tutto ciò che può contribuire a far sì che il presidio ospedaliero di Narni sia messo in condizioni di essere potenziato, è benvenuto. Mi sia consentito di eccepire solo alcune considerazioni, forse non del tutto ovvie ai più.

Ma l’assessore Mercuri e il sindaco non intervengono forse troppo tardi a chiudere, come si suol dire, la stalla quando i buoi sono scappati?

Il depotenziamento purtroppo è avvenuto da tempo, sotto i loro occhi, anzi con il loro consenso, non avendo fatto nulla per impedirlo. Punto nascita, pediatria chiuse, chirurgia, palestra attrezzata. E non parliamo poi del nuovo ospedale il quale, essendo cambiato il metodo e la legge sul project financing, dovrà essere rimesso tutto in discussione.

Si sono sempre, assessore, sindaco e maggioranza, lasciati convincere dalle promesse e le hanno propinate ai cittadini soprattutto in occasione delle varie campagne elettorali, nonostante in consiglio a più voci si faceva presente che erano solo tali e si andava in tutt’altra direzione.

Non hanno sostenuto l’iniziativa delle 5000 mila firme dei cittadini raccolte tra la gente, votando anche contro un o.d.g. proposto dalla minoranza a supporto delle stesse firme in consiglio che proponeva,che la presidentessa Marini, VENISSE in consiglio a Narni a spiegare a tutti i cittadini, i motivi di scelte illogiche e penalizzanti …

Mercuri è esponente di una forza che compartecipa a sostenere la stessa Marini in regione e appoggia l’attuale maggioranza narnese CON DELEGHE PESANTISSIME BILANCIO E URBANISTICA NONCHE’ VICESINDACO.

Ora noi sosteremo moralmente e con preghiere per la salute dell’assessore, che 24 ore su 24 sarà presente davanti all’ospedale senza cibo…..!!!

Ma al contempo sottolineiamo, viste le premesse, che ci vuole una gran bella faccia tosta a fare la vittima per la situazione dell’ ospedale, sia esistente che quello nuovo, quando si è in parte carnefici degli stessi!!!!!

ALLORA VI CONSIGLIAMO, ASSESSORE, SINDACO, invece di scioperi della fame, convocate la MARINI, IL CAPO DELLA SANITA REGIONALE, e RIMETTETE NELLE LORO MANI LE VOSTRE DELEGHE DIMETTENDOVI SE NON DA IMMEDIATAMENTE CORSO A QUANTO PROMESSO PER LA NOSTRA SANITA’.

Altrimenti il resto sa tanto di demagogia, di preconfezionato, nell’ennesima commedia per nascondere le proprie responsabilità di aver fatto sempre da filtro allo scempio della nostra sanità.

Allora, assessore, sindaco, dimissioni insieme alla giunta!! L’ospedale e i suoi servizi valgono bene….una sedia!!!!!

Sergio Bruschini 

Capogruppo FORZA ITALIA – Comune di Narni