Terni, ampliamento Conad-Cospea e nuovo EMI. Melasecche: “facciamo chiarezza”

Tre sono gli allarmi lanciati di recente sul fronte del commercio cittadino: “Arriva un nuovo EMI”, il presunto “ampliamento della CONAD” infine il nuovo regolamento urbanistico del commercio.

Il Comune avrebbe  favorito l’apertura di un nuovo centro commerciale in Via Di Vittorio? È uscita la pubblicità relativa ad un nuovo punto vendita in quella che era la sede ex INAM. Falsa però è la supposizione di una minima responsabilità nel rilascio di autorizzazioni da parte di questa giunta. Infatti nel 2009 fu autorizzata la ristrutturazione di quegli edifici per trasformarli in case vacanze con due attività di vendita di 160 e 650 mq, in totale = 810 metri quadrati. Ebbene, la disciplina di settore prevede per l’apertura di strutture commerciali fino a 900 mq la sola segnalazione senza alcuna possibilità di programmazione, cioè di contingentamento, sapendo tutti benissimo che la legge dàampia e veloce libertà di insediamento in proposito. Perché allora cavalcare una certa facile demagogia contro il Comune che, nonostante una situazione difficilissima, sta  facendo di tutto per risollevare le sorti del c.d. “centro commerciale naturale”?

Caso CONAD. Ampliamento? No, semplice cambio d’uso all’interno di una superficie commerciale precedentemente assentita dal 1991. Si tratta di una richiesta avanzata circa un anno fa, cui è seguita una conferenza di servizi regolarissima cui hanno partecipato oltre al Servizio Commercio della Regione anche tutte le associazioni di categoria interessate. Non risulta che alcuna abbia fatto la benché minima opposizione. A chi serve oggi sollevarepolveroni a posteriori? Difendere gli interessi dei commercianti è legittimo, molto meno addossare a questa Amministrazione colpe che non ha.

Quanto al caso del Regolamento urbanistico per il commercio, il Comune avrebbe dovuto emanarlo entro 180 giorni dall’entrata in vigore del regolamento regionale 8 gennaio 2018, n. 1 (quindi 180 gg dal 25.01.2018) per l’insediamento delle strutture da M3 a G2, cioè le medie e grandi strutture di vendita. Doveva innanzitutto provvedere la giunta Di Girolamo, poi il Commissario Cufalo che però ha risposto al dirigente dell’epoca che preferiva rinviare la decisione alla giunta politica che sarebbe subentrata dopo le elezioni. La nostra Amministrazione, come ampiamente noto, ha dovuto lavorare per vari mesi in condizioni difficilissime, in pratica senza dirigente all’Urbanistica, di cui ci ha privato lo stesso Commissario tre giorni prima della sua uscita di scena. Solo nel dicembre 2018 siamo riusciti ad insediare un reggente provvisorio dopo ben 9 anni che le precedenti giunte avrebbe dovuto effettuare un concorso per assegnare definitivamente quella posizione, ma non lo hanno fatto mentre noi siamo costretti ad organizzarne addirittura sette per dirigenti oltre a quelli per il resto del personale in condizioni difficilissime. Abbiamo quindi stabilito con apposita delibera da tre mesi di dare mandato alla struttura di predisporre il nuovo regolamento facendo salvi, come è ovvio che sia, i piani attuativi precedentemente assentiti e comunque le previsioni del PRG del 2008 avrebbero dovuto passare tramite il filtro della Giunta. Ad oggi, sia chiaro una volta per tutte, a differenza dei nostri predecessori, non abbiamo rilasciato una sola autorizzazione per superfici medie o grandi.

Non solo, le nostre intenzioni, rispetto alla politica dell’ampliamento delle grandi superfici di vendita, sono quelle già dichiarate, volte ad una inversione di tendenza rispetto a quanto previsto dalla sinistra nel PRG, tuttavia la materia è delicatissima e va trattata con la prudenza che merita. Ipotesi di blocco autoritativo anche rispetto alle precedenti concessioni porterebbe diritto a ricorsi al TAR ma soprattutto, se non si tenesse conto degli specifici settori merceologici, porterebbe la città alla asfissia, con decine di migliaia di minori acquirenti dal territorio e centinaia e centinaia di posti di lavoro in meno. A chi giova una città imbalsamata costretta alla condanna della regressione da una cultura curtense che ucciderebbe qualsiasi possibilità di ripresa?

Inoltre va ricordato, la macchina comunale, dopo dieci anni di blocco del turnover, dopo i vincoli derivanti dal dissesto, si è dimagrita di circa 250 dipendenti e circa 50 dirigenti, un numero esorbitante che costava moltissimo. Oggi, depauperata occorre procedere al graduale reintegro di almeno 70 delle figure mancanti, compito questo tutt’altro che banale. È per questo che occorre rispetto per lo sforzo immane che si sta compiendo, ancora in condizioni spesso durissime, con tutti o quasi i dirigenti che, con il lassismo di chi ha gestito il personale prima di noi, hanno accumulato migliaia di giorni di ferie che usufruiscono in un unico blocco nell’anno precedente la pensione, obbligando l’attuale governo cittadino a salti mortali. O si comprende tutto questo e si parla con cognizione di causa, con la volontà di instaurare un dialogo, consentendoci di lavorare, oppure di fronte ai cittadini ognuno si assumerà le proprie responsabilità.

Enrico Melasecche, Assessore all’Urbanistica

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