Perugia, Carbonari (M5S): “trasparenza sui progetti di ampliamento dell’area commerciale di Collestrada”

La consigliera regionale del M5S ricostruisce i passaggi di proprietà dei terreni della zona commerciale di Collestrada: “quali progetti imprenditoriali e infrastrutturali?”

Di Maria Grazia Carbonari, consigliere regionale M5S Umbria

In questi mesi si è tanto parlato del progetto Ikea a Collestrada. La stampa scrive che la multinazionale si sarebbe ritirata, ma che molti vogliano comunque un ampliamento delle strutture commerciali e un potenziamento della superstrada E45.

Qualora nell’area di Collestrada (ancora in gran parte agricola e boschiva) si dovessero realizzare nuove infrastrutture stradali e centri commerciali, il valore dei terreni circostanti potrebbe decollare, soprattutto nelle eventuali ipotesi di espropri o modifiche del “Piano regolatore”.

In attesa di sapere se e cosa si farà realmente, ho voluto approfondire la storia dei terreni della zona, scoprendo vicende sorprendenti: oltre 78 ettari vicini al centro commerciale sarebbero stati venduti a fine 2004 dal Comune di Perugia alle Opere Pie Riunite di Perugia per circa 1,1 milioni di euro.

Quest’ultimo ente avrebbe poi rivenduto per 1,6 milioni pochi mesi dopo la quasi totalità di quei terreni ad una piccola società agricola di Perugia, costituita pochi mesi prima con capitale sociale di appena 1000 euro. La stessa piccola società agricola risulterebbe oggi partecipata anche da un trust con sede a Foligno. Secondo visure, inoltre, sia quella piccola società agricola che quel trust risulterebbero proprietarie di una significativa quantità di immobili. Ho allora fatto altri approfondimenti, trovando altre società controllate da trust e proprietarie significative porzioni di terreni in quella zona.

Seppure i trust sono strumenti giuridici consentiti dalla legge, alcuni inquietanti fatti di cronaca hanno purtroppo mostrato come essi potrebbero talvolta essere utilizzati per oscurare l’origine dei fondi e i reali beneficiari.

Riteniamo allora quantomai opportuno che le istituzioni pubbliche e le autorità approfondiscano la storia di tutti i terreni circostanti quell’area per assicurarsi che tutto si sia svolto regolarmente e che si possa accertare con sicurezza a chi effettivamente appartengono e l’origine dei fondi utilizzati per acquistarli, soprattutto se a venderli furono enti pubblici.

Ritengo che l’ “Odissea Ikea” abbia dimostrato che lo sviluppo non può basarsi sugli annunci, ma piuttosto sulla trasparenza. Una trasparenza che deve riguardare ogni aspetto degli eventuali progetti, a partire da chi dovesse direttamente o indirettamente trarre beneficio da essi.

Mi auguro che si appuri che tutto sia regolare e che magari queste piccole società facciano capo a ricchi investitori poco conosciuti o vincitori del Super Enalotto che hanno voluto investire nell’agricoltura della nostra bella regione.

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