NON RINUNCIARE AL TEATRO VERDI

di Michele Rossi – Consigliere Comunale – Capogruppo di Terni Civica

Il vincolo su tutto l’immobile del Teatro Verdi fu chiesto nel 2015 dall’allora giunta che non si è neppure premurata di renderlo noto alla cittadinanza. Logico domandarsi quale il motivo di una istruttoria che ha portato ad un provvedimento tanto restrittivo, capace di vanificare ogni idea di trasformazione e chiudendo di fatto la strada ad ogni idea progettuale, obbligando alla conservazione del Teatro Verdi, nella forma assunta nella ricostruzione post bellica, quale cinema teatro.

Il vincolo, relativo all’interesse culturale, fu chiesto ai sensi dell’Art.12 del D.l.gs n.42 del 2004, che specifica che gli immobili “che siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre settanta anni” sono vincolati ex lege fino alla verifica dell’interesse culturale da parte del ministero dei beni culturali.

Per il Teatro Verdi, ai sensi della citata normativa, fu avviato il provvedimento di suddetta verifica su richiesta dell’allora RUP dei lavori di recupero, che fece inviare al Ministero, la scheda dell’immobile e la relativa documentazione. Questo avvenne nel mese di aprile del 2015. la Soprintendenza rispose decretando il vincolo nel mese di Novembre dello stesso anno. Si tratta, in fin dei conti, di un obbligo di legge anche se in altri casi anche recenti, lo stesso è stato del tutto ignorato. Basta rammentare la facilità con cui si è proceduto alla demolizione dell’edificio “ex Orsoline” che di anni ne aveva addirittura ben più di settanta.

Dunque su istanza del Comune di Terni la Soprintendenza accertò l’interesse e lo formalizzò nell’apposizione del vincolo; un atto amministrativo dal quale scaturiscono pieni effetti giuridici: il bene entra nel regime di tutela con la conseguenza che la modifica o a maggior ragione la demolizione anche solo parziale è soggetta ad autorizzazione. Risulta poi difficile capire la ragione che ha spinto a tacere fino ad ora l’esistenza di questo provvedimento, continuando che si alimentasse il dibattito sulla forma del nuovo teatro.

Ci si divide tra quanti vorrebbero ricostruire l’interno recuperando il progetto ottocentesco dell’architetto Poletti e quanti invece vorrebbero una sala dalle forme contemporanee. Si organizzano dibattiti e si spendono fiumi di parole. E’ stata quindi una grossa sorpresa scoprire che mentre il dibattito era sempre più vivace l’amministrazione si era spesa per rendere vano questo fermento congelando attraverso la richiesta di un vincolo ogni altro intervento che non fosse il restauro conservativo .

Condannando di fatto il Teatro Verdi ad essere monumento di se stesso, chiuso ed inutilizzabile. Alla domanda sul perché di questo vincolo, credo che non potremo avere alcuna risposta se non supporre che chi lo ha richiesto avesse l’interesse di “favorire” il progetto di restauro del cinema-teatro. Ma visto che non siamo più in campagna elettorale, occorre agire; domandiamoci, arrivati a questo punto dell’ “incartamento” come si possa intervenire. Occorre conoscere bene i motivi per cui la Soprintendenza ha ritenuto meritevole la tutela sull’intero immobile.

Sulla base di questo occorre concordare, secondo il principio, costituzionale, di leale collaborazione tra Enti, un progetto tenendo ben presente che l’autorizzazione a modificare o a demolire può essere espressa solo nell’ambito di un accordo Ministero-Comune di Terni. Ogni possibilità può essere solo ricercata attraverso un accordo con il Ministero e questo impone inevitabilmente una trattativa. La dichiarazione di interesse culturale, perché di questo stiamo parlando, non significa che non si può fare proprio nulla. Significa che giustamente il bene è tutelato e bisogna accordarsi con il Ministero per qualsiasi intervento. E’ indispensabile far capire a chi di dovere che non sussiste nessuna possibilità di restauro strutturale per questo immobile.

Alla nuova amministrazione comunale, erede di un simile pasticcio, il compito di dialogare con la Soprintendenza; far comprendere che la vera tutela dovrebbe riguardare le sole parti veramente originali come il pronao. E’ questo il primo passo per consentire una progettazione di qualità, per dare a Terni il suo teatro, nella forma, nella funzionalità, nella bellezza che si merita una grande città. L’ennesima battaglia che occorre portare avanti.

COMUNICATO STAMPA SITO COMUNE DI TERNIhttp://www.comune.terni.it/news/sul-verdi-e-possibile-il-dialogo-con-la-soprintendenza

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