ROSSI (TerniCivica) sulla recita di Natale negata: “impoverimento collettivo; non rinunciamo alla nostra identità”

Intervento di Michele Rossi (Consigliere Comunale – Capogruppo di Terni Civica)

A chi tira fuori la laicità dello Stato ed in questo caso della scuola per giustificare quella che rimane una decisione assurda della dirigente scolastica voglio dire che la laicità rappresenta l’indipendenza dell’autorità civile da qualsiasi autorità religiosa, questo non significa negare qualsiasi ruolo pubblico alla religione; Il non riconoscere evidenza pubblica alla religione largamente maggioritaria nel nostro paese rappresenta un grave atto di arbitrio e di sopruso, mettendo in discussione la stessa libertà religiosa, sancita dalla Costituzione.

La nostra identità culturale è plasmata dal cristianesimo e ne abbiamo testimonianza dalla presenza di uno dei più consistenti patrimoni culturali al mondo, in buona parte frutto della fede dei nostri antenati.

Ragionando in modo settario un non cristiano in Italia dovrebbe allora sentirsi offeso ed escluso ad ogni angolo di strada, vista la presenza diffusa di segni di devozione cristiana? Dovrebbe persino sentirsi offeso ad entrare in un museo vista la larga presenza di opere di carattere sacro?

Il Cristianesimo ha contribuito fortemente alla formazione della nostra identità culturale e non può essere quindi buttato fuori da ogni contesto pubblico e collettivo in nome di una laicità che vuole fare rima con negazione di ogni trascendenza. 
Il Natale rappresenta la memoria della nascita di Gesù Cristo e non possiamo arrivare a negare l’essenza stessa della festa in nome di una inclusività che finisce per escludere la maggioranza degli italiani, che per tradizione o profonda adesione sono in larga parte cristiani.

Una pretesa assurda, come voler snaturare il senso della ricorrenza islamica del Ramadan millantando un rispetto delle altre culture, situazione che nessun musulmano prenderebbe mai neppure in considerazione.

Se ci sono famiglie che si sentono offese dalla partecipazione ad una recitata di Natale, hanno la libertà di non farne prendere parte ai propri figli.

Negare la possibilità di svolgere una recita per non urtare la ipersensibilità di qualcuno equivale a limitare la libertà di manifestare il senso spirituale della maggioranza e questo rimane un atto illiberale ed autoritario, proprio solo dei regimi non certo di uno stato democratico. 
La scuola è palestra di vita e negare un aspetto così fondamentali della vita sociale e culturale di questo paese non è rispetto ma impoverimento collettivo e rinuncia al confronto tra culture differenti, che possono dialogare e confrontarsi senza che nessuna debba rinunciare alla propria identità.

Se una cultura schiaccia l’altra non c’è spazio per la libertà.

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