Il Nucleare italiano è andato in vacca…le scorie (forse) in Slovacchia

Dopo il referendum del 1987, che ha segnato la prematura (e ingloriosa) fine della stagione atomica del nostro paese, sembra che le il Governo voglia spedire le scorie nucleari in Slovacchia (gli slovacchi le ospiteranno gratis?). E intanto continua il silenzio sul Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi

ROMA (Il Fatto Quotidiano) – Sorpresa. Il ministero dello Sviluppo economico vuole accelerare sui rifiuti radioattivi. E pensa di sbarazzarsi della scomoda eredità atomica dell’Italia, uscita con il referendum del 1987 dall’esperienza nucleare, portando le scorie all’estero: per questo si starebbe valutando la disponibilità di alcuni Paesi di accogliere i rifiuti più pericolosi ancora conservati nei nostri impianti. Il primo Paese in lista è la Slovacchia. Ma a quanto pare è un percorso tutto in salita e non privo di conseguenze.

Perché nonostante i ritardi accumulati bisogna ritoccare il Programma nazionale sulla gestione dei rifiuti radioattivi, oggetto di valutazione ambientale strategica ancora in corso. E il nostro Paese è già in ritardo: la Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione proprio per la mancata notifica entro i termini del Programma, in violazione della direttiva UE che impone una gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi. E che esige che anche l’Italia definisca un piano adeguato in ambito nazionale per garantire un elevato livello di sicurezza. A partire dai rifiuti radioattivi liquidi di Saluggia. O dalle barre del ciclo uranio-torio dell’Itrec di Rotondella a Matera che si è tentato inutilmente di rispedire negli Stati Uniti, da cui le avevamo comprate in passato per fini di ricerca. Decidere se insistere con Donald Trump o percorrere la strada della Slovacchia, a ben vedere, chiama in causa anche profili di natura geopolitica.

FATTO STA che la pista estera potrebbe, ma il condizionale è d’obbligo, far passare in secondo piano la questione del Deposito unico nazionale per i rifiuti nucleari: la Carta delle aree idonee a ospitarlo (la famigerata Cnapi) è pronta da oltre 3 anni, ma nessuno vuole rivelarne i contenuti.

Per Luigi Di Maio la questione nucleare è potenzialmente una grana di proporzioni tali da declassare a livello “bazzecola” gli inciampi sul Tap, la marcia dei 20 milapro Tav e persino le polemiche sulla riapertura delle pratiche di condono per i terremotati di Ischia.

La Cnapi è chiusa a chiave in cassaforte proprio nel suo ministero già da quando l’inquilino del Mise era Carlo Calenda. Che più volte aveva promesso di renderla pubblica, anche prima delle elezioni del 4 marzo. Poi però, manco a dirlo, non se ne è fatto più nulla. Di qui l’idea di modificare il Programma nazionale che dovrà essere approvato con decreto finale del Presidente del Consiglio.

Prevedendo che la gestione dei rifiuti radioattivi possa avvenire “fuori dal perimetro nazionale” sulla base di accordi conclusi con altri Paesi. “Una delle opzioni che stiamo valutando, di concerto con i ministeri, è la possibilità di trasferirli all’estero. Quali Paesi? La Slovacchia per esempio” ha detto al ‘Fatto Quotidiano’ due giorni fa il presidente della commissione Industria del Senato, Gianni Girotto. Ma ad accarezzare questa ipotesi, che evidentemente è in cima all’agenda, almeno all’interno del Movimento 5 Stelle, non è solo lui: se ne è parlato anche nel corso della riunione che si è tenuta, sempre due giorni fa, al Ministero dello Sviluppo. Convocata per mettere attorno a un tavolo su questo dossier i tecnici del Mise e del ministero dell’Ambiente e convocata dal sottosegretario Davide Crippa, uomo di assoluta fiducia del ministro e vicepresidente del Consiglio Di Maio.

LO STESSO Crippa era presente pure a una riunione precedente, quella del 30 ottobre scorso che si era invece tenuta a Palazzo Chigi. Convocata questa volta dal Dipartimento per gli Affari europei che cerca di tenere a bada l’Europa. Che minaccia, pure sulle scorie nucleari, multe salatissime. (Il Fatto Quotidiano)

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