Basta ricatti: i nominati nelle partecipate che non seguono gli indirizzi del Comune andranno a casa

Finisce (speriamo) l’era di coloro che, ottenuta la nomina dal Sindaco di Terni in qualche CdA pubblico, giocano a fare gli ‘indipendenti’, o gli ‘esperti’, e creano problemi all’Amministrazione  e al Sindaco stesso a cui devono la nomina, non attenendosi alle indicazioni del Comune che dovrebbero rappresentare

TERNI – La 3° commissione consigliare, nella tarda mattinata di oggi, ha approvato un atto di indirizzo per le nomine e designazioni di rappresentanti del Comune di Terni negli enti, aziende, società ed istituzioni di competenza del sindaco. La delibera, ora, sarà esaminata dal consiglio comunale.

«La cessazione della carica del sindaco per qualunque causa comporta l’automatica decadenza dei rappresentanti di cui al presente atto di indirizzo». E ancora, «coloro che sono stati nominati o designati sono tenuti, compatibilmente con gli ordinamenti dei singoli organismi, a conformarsi agli indirizzi della giunta e del consiglio comunale e alle direttive del sindaco». Infine «coloro che rappresentano il Comune posso essere revocati dal sindaco per gravi irregolarità nella gestione, esplicito contrasto con gli indirizzi deliberati dagli organi del Comune, inefficienza, pregiudizio arrecato agli interessi del Comune o dell’ente».  Sono alcuni passaggi dell’atto illustrato dal presidente del consiglio comunale Francesco Maria Ferranti (Fi): “La proposta di delibera  riguarda gli indirizzi che il consiglio comunale fornisce al sindaco per procedere alle nomine nelle aziende municipalizzate e partecipate. Senza entrare nelle prerogative attribuite al sindaco il consiglio dà indicazioni politiche. Succede sempre all’insediamento di una nuova consiliatura.

«Non c’è alcuna volontà di introdurre sistemi feudali o di appartenenza politica – assicura Ferranti – semmai si vuole andare nella direzione opposta. Non può più avvenire quanto accaduto durante il secondo mandato Di Girolamo tra Asm e Comune, né che l’amministrazione decida di vendere un’azienda pubblica e i vertici di quest’ultima le remino contro. Se il management di un’azienda è in totale contrasto con l’amministrazione, scelta dai cittadini, il sindaco potrà sanare questa situazione, scegliendo di rivedere le assegnazioni degli incarichi». L’atto di indirizzo è stato approvato e sarà esaminato venerdì 26 in occasione della seduta del consiglio comunale.

Valdimiro Orsini (Pd) ha insistito sulla procedura adottata: “C’è un regolamento approvato nel 2010. Quindi è legittimo il percorso presentato da Ferranti? Non si dovrebbe prima votare per annullare il regolamento precedente? La proposta di Ferranti indica un controllo della politica stretto nelle aziende partecipate. Sottolineo che il Cda delle partecipate deve rispondere solo al Consiglio Comunale”.

Alessandro Gentiletti (Senso  Civico) è entrato nel merito: “Credo che l’atto di indirizzo rappresenti una delle pagine più buie di questa amministrazione. Si crea clientelismo per la politica. Rappresenta ancora una volta la spartizione delle poltrone e non la meritocrazia. Chiedo se questo atto di indirizzo rappresenti solo una forma di potere. Estremamente negativo il giudizio e estremamente aspra sarà l’opposizione. Non so se il presidente  Ferranti nel formulare questa proposta abbia preso a modello le pratiche in uso nel sistema feudale, quando tutti i vassalli dovevano giurare fedeltà al loro signore o se si sia ispirato all’antico Egitto, quando i servi più fedeli si dovevano far tumulare vivi nella tomba del faraone. In ogni caso, è di tutta evidenza che la proposta richiederà una ferma opposizione da parte di tutte le persone di buon senso perché, oltre ad essere politicamente folle ed illegittima, è dannosa per la casse pubbliche e per le stesse società partecipate. Neanche nei paesi dove è in vigore lo spoils system è prevista una pratica così estrema, che è incompatibile con la normativa europea e con la giurisprudenza costituzionale. Ma ciò che a me più preoccupa è il buon andamento delle società partecipate, le quali non saranno poste in condizione di realizzare progetti di ampio respiro e durata, essendo affidati alla precarietà della politica e al suo labile destino.  Non solo, quindi, il messaggio devastante ed illiberale del clientelismo imposto per legge, ma addirittura un danno a società che svolgono servizi pubblici essenziali e che devono essere finalmente messe in condizioni di agire liberamente secondo i criteri della meritocrazia e della competenza e non quelli dell’appartenenza politica”.

Luca Simonetti (M5s): “Chiamare questo documento un atto completo mi sembra un eufemismo, siamo di fronte a un Bignami. E’ profondamente sbagliato passare da un regolamento, che comunque continua ad essere in vigore, ad un atto di indirizzo. La procedura corretta sarebbe quella di dar luogo ad un nuovo regolamento che recepisca le eventuali indicazioni di questa maggioranza. Quiesto sarebbe un percorso chiaro e trasparente.  Ho guardato anche quello che accade in altre parti d’Italia e non ci troviamo di fronte a documenti del genere. Ci sono punti piuttosto discutibili. La durata che è legata al mandato del sindaco. Capisco la necessità di snellire ma così tuteliamo la classe politica e non i cittadini”.

Paolo Angeletti (Terni Immagina) ha messo in risalto che “tra le varie incongruenze denunciate la più importante è che quando si parla di revoca il consiglio comunale sparisce.”

Il capogruppo della Lega Cristiano Ceccotti ha difeso il documento e la procedura adottata: “L’atto ha già un parere tecnico  per cui è completo. Chiedendo ulteriori verifiche sulla sua legittimità, come chiede il consigliere Orsini, si bloccano i lavori, una procedura che diverrebbe dirompente se estesa a tutti gli atti amministrativi. Trovo l’atto conforme al Testo Unico. Si tratta di un atto di indirizzo che non si sovrappone al regolamento, ma è semplicemente un documento di tipo amministrativo e politico. Che si vogliano introdurre elementi che portino a una maggiore chiarezza nelle dinamiche tra l’Amministrazione Comunale e le partecipate è un titolo di merito, non è utile ai servizi pubblici erogati che si verifichino, come nel recente passato, situazioni di palese contrasto tra Amministrazione e management delle aziende comunali”.

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