“Tartassati” – Debiti consiglieri comunali: la Procura apre indagine

In 9 rischiano l’accusa di falso per aver dichiarato di non avere pendenze tributarie verso il Comune di Terni e le società partecipate (multe, bollette, tasse sui rifiuti, etc..). Si va dai quasi diecimila euro del consigliere Michele Rossi al bollettino di 77 euro (per la refezione scolastica) del grillino Luca Simonetti: tutti, dopo lo scoppio dello scandalo, hanno provveduto a pagare il dovuto ma rimane in piedi l’aspetto penale a causa delle dichiarazioni sottoscritte

TERNI – La procura della Repubblica di Terni ha aperto un fascicolo sul caso dei consiglieri e degli assessori del Comune di Terni “morosi”. Un’indagine partita dopo l’esposto del consigliere comunale del Pd, Valdimiro Orsini, nella quale è finita anche l’istruttoria redatta dal segretario di palazzo Spada Giuseppe Aronica. Il reato contestato sarebbe il falso ideologico per le dichiarazioni mendaci dei soggetti coinvolti sottoscritte al momento di accettare l’elezione in consiglio comunale. In tutto sarebbero dodici le persone coinvolte: 9 consiglieri (Brizi, Fiorini, Silvani, Cecconelli, Federighi, Rossi, Ferranti, Santini e Simonetti) e tre assessori Alessandrini, Proietti e Bertocco con quest’ultima che sarebbe interessata per aver dichiarato di non avere altri incarichi pubblici salvo poi successivamente essersi dimessa da amministratore delegato dell’Aman.

Secondo le indiscrezioni che trapelano dagli uffici giudiziari, visto i riscontri documentali su cui si basa sostanzialmente la vicenda, già nei prossimi giorni potrebbero esserci i primi provvedimenti. E si prennuncia uno scontro legale. C’è infatti chi si sta preparando a replicare all’eventuale contestazione di un falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico in quanto alla firma del documento non era ancora avvenuta la convalida degli eletti e quindi i consiglieri comunali erano ancora privati cittadini. La differenza potrebbe essere sostanziale perché nel primo caso la pena prevista è più alta e – al termine dell’eventuale procedimento con una sentenza di condanna – potrebbe portare alla decadenza dall’incarico in base alla legge Severino. Quella che ha inguaiato il capogruppo di Forza Italia, Raffaello Federighi, di cui la prefettura ha chiesto la decadenza per una vecchia sentenza e sulla quale l’assemblea di palazzo Spada si pronuncerà lunedì 17 settembre. Anche su questo ultimo caso la procura avrebbe acceso la luce e non è escluso che possa finire direttamente nell’indagine già aperta. (Ternitoday)

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