«Cinque minuti» per Acciai Speciali Terni. Tutto sta a trovarli

Quattro anni fa era, secondo Luigi Di Maio, il tempo necessario per ‘sistemare’ le acciaierie. Oggi le cose sono cambiate. E i grillini ternani? Muti

«Lo Stato deve dire con chiarezza alla Thyssenkrupp che se vuole andarsene da Terni può farlo anche subito, ma che lo stesso Stato si prenderà la fabbrica e che è pronto a mettere in campo tutti gli strumenti, compresi quelli previsti dal ‘fondo strategico’ e quelli per le aree da bonificare e risanare, per dare una risposta immediata». Testo – la musica potrebbe essere quella di ‘Cinque minuti e poi’, famoso e contestato pezzo portato al successo nel 1968 da Maurizio (New Dada e Krisma) – di Luigi Di Maio, oggi vice presidente del Consiglio e ministro dello Sviluppo economico.

La seconda strofa è ancora più chiara: «Questo polo deve restare com’è ora e migliorato, non certo spezzettato, ma sarà anche il caso di cominciare a chiarire, per esempio con chi in Italia costruisce automobili, che per farlo devono utilizzare l’acciaio italiano e, questo è un altro tema sul quale il governo potrebbe intervenire. Per provvedimenti del genere bastano cinque minuti (con sottofondo musicale in crescendo) e tre righe aggiunte a qualsiasi provvedimento si intende deliberare».

Il problema è che il ‘musicarello’ non è stato realizzato oggi, ma quattro anni fa. Nel pieno della vertenza più pesante della storie recente delle acciaierie. Già, perché quando Di Maio faceva il ganzo all’AST era ‘solo’ vice presidente della Camera e quel giorno (era il 29 agosto del 2014) l’ex amministratore delegato Lucia Morselli gli aveva pure negata la visita ai reparti ed il pranzo con i lavoratori.

Solo che adesso che è diventato vice presidente del Consiglio – con delega allo Sviluppo economico – quei «cinque minuti» Luigi Di Maio proprio non li trova. Tanto che la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, imbufalita per il fatto che «il capo di gabinetto del Mise ha mandato a dire alla mia segreteria che il ministro è impegnato e che purtroppo neanche di sabato e domenica mi può ricevere» e pure perché «mai, dico mai, mi è capitato di non ricevere alcun tipo di interazione soprattutto per le Acciaierie di Terni», strilla come mai aveva, appunto, fatto prima. Quando magari la ricevevano pure, ma poi facevano come gli pareva lo stesso. E convoca vertici su vertici (uno anche domani, 2 agosto), ovviamente a Perugia.

E i grillini ternani, in tutto questo? Muti, o quasi. A parlare sono stati il senatore del M5S Stefano Lucidi ed il consigliere regionale, lui sì ternano, Andrea Liberati – che, pure, nei confronti di AST e di Thyssenkrupp non è mai stato troppo tenero – i quali hanno tenuto a precisre che «il ministro Di Maio e il governo Conte sono vigili e pienamente informati in merito allo status quo e alle prospettive del’inox per Terni e l’Italia, nell’attuale contesto tedesco-europeo e mondiale. Poiché la procedura presso il Mise è formalmente aperta, si prega gli istanti, oggi impazienti e ieri assai accomodanti, di mostrare maggiore onestà intellettuale o, almeno, la stessa creanza manifestata nei confronti dei vecchi e inconcludenti governi».Secondo i due, in pratica «oggi si sta agitando strumentalmente l’istanza, pur dopo avere il PD consentito di tutto, e per anni, sia ai tedeschi che ai loro fiancheggiatori in loco».

Qualche malizioso, mentre invece si tratta certamente di una coincidenza, ha voluto ricordare che Luigi Di Maio, quando a maggio aveva concluso la campagna elettorale a Terni (il suo candidato, Thomas De Luca, sarebbe poi stato sconfitto al ballottaggio da Leonardo Latini della Lega), aveva chiarito che «avere un sindaco M5S a Terni significa avere una persona che ha il governo nazionale dalla sua parte». Lui, viene fatto notare – sempre dai maliziosi di cui sopra – adesso al governo ci sta, ma il ‘suo’ De Luca non governa la città e su questa storia dell’AST sembra distratto. Ma, come detto, si tratta certamente di una coincidenza.

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