Scorie nucleari: Calenda riannuncia la pubblicazione della lista dei siti candidati ma manca l’ok del Ministro dell’Ambiente

DOVE COSTRUIRE IL DEPOSITO DELLE SCORIE NUCLEARI? UN BEL PROBLEMA PER IL NUOVO GOVERNO – Il Ministro dello Sviluppo economico avrebbe rilasciato il “nulla osta” alla pubblicazione della CNAPI (la lista delle aree idonee ad ospitare il deposito delle scorie), ma senza un analogo atto del Ministro dell’Ambiente la società di Stato incaricata (SOGIN Spa) non può procedere alla divulgazione delle località candidate

ROMA – (Il Giornale.it) – «Stamattina daremo il nulla osta anche in assenza di analogo atto del ministero dell’Ambiente. La mappa c’è ed è giusto che gli italiani la conoscano». Così ieri mattina su Twitter il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha annunciato il via libera del dicastero alla pubblicazione della Cnapi, la carta nazionale delle aree potenzialmente idonee a ospitare il Deposito nazionale delle scorie nucleari.

Una bomba scagliata contro il prossimo esecutivo (di qualsiasi natura esso sia) anche se non è detto che sia destinata ad esplodere. Come evidenziato dallo stesso Calenda, infatti, per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto contenente la mappa occorre il contestuale nulla osta del ministero dell’Ambiente in quanto l’atto, per legge, non può essere unilaterale.

I tecnici del ministro Galletti stanno lavorando alla predisposizione del documento. «I procedimenti amministrativi aperti devono essere conclusi per bene», aveva dichiarato Galletti il mese scorso sottolineando come «non ci sia una scadenza: bisogna vedere i tempi della formazione del nuovo governo, che non dipendono da me». L’interrogativo, dunque, riguarda la possibilità (ma anche la volontà) per l’attuale titolare dell’Ambiente di concludere l’iter prima dell’insediamento del successore. In caso contrario, sarà quest’ultimo a doversi far carico della responsabilità: più facile per un «tecnico», molto meno per un politico visto che il tema suscita spontaneamente polemiche nelle comunità locali.

In ogni caso, a doversi occupare della pubblicità della Cnapi sarà Sogin, la società pubblica che si occupa dello smantellamento delle centrali nucleari e dello smaltimento dei rifiuti radioattivi. L’ad Luca Desiata, presentando il budget 2018, aveva precisato come tutto fosse pronto giacché l’Ispra (l’istituto superiore per la protezione e la ricerca sull’ambiente) ha provveduto all’aggiornamento della mappa all’inizio di marzo. Da cinque mesi, a colpi di tweet, Calenda sta annunciando la pubblicazione della Cnapi, senza passare ai fatti.

Forse perché a ogni «cinguettio» i follower sardi del ministro rispondono a muso duro promettendo battaglia. E lo stesso fanno quelli della Basilicata, memori delle barricate di Scanzano nel lontano 2003. Eppure il Deposito nazionale sarà totalmente sicuro. Con un investimento di 1,5 miliardi si potranno smaltire definitivamente 75mila metri cubi di rifiuti radioattivi a bassa e media attività, ai quali servono 300 anni per perdere la radioattività e decadere e, in via provvisoria, altri 15mila metri cubi di rifiuti ad alta attività (con decadenza più lunga), dando lavoro a 1.500 persone.

Prima di costruire il Deposito la Cnapi dovrà trasformarsi in Cnai (Carta nazionale delle aree idonee) e passare una consultazione pubblica con le città interessate. Ove nessuno si facesse avanti sarà il governo a decidere. In primo luogo, perché l’Italia rischia una procedura di infrazione dall’Ue. In secondo luogo, perché il ciclo a vita intera del combustibile radioattivo costerà a Sogin (cioè a tutti noi) 1,8 miliardi di euro per il fatto che provvisoriamente buona parte di quel materiale è stoccato in Gran Bretagna e in Francia. Entro il 2025 quelle scorie dovranno necessariamente tornare in Italia pena il pagamento di salatissime penali.

Come detto, Basilicata e Sardegna sono sul piede di guerra. Ma va ricordato che è interessato solo lo 0,08% del territorio italiano in quanto sono escluse le zone a rischio sismico, idrogeologico, di altitudine maggiore a 700 metri e a intensa urbanizzazione.

 

Rispondi