Terni, la crisi del Comune e la ‘parola’ di San Valentino: «dissesto iniziato 30 anni fa»

IL VESCOVO DI TERNI, MONS. GIUSEPPE PIEMONTESE, NELL’OMELIA PER IL PONTIFICALE DEL PATRONO SAN VALENTINO HA FATTO UNA LUCIDA E OBIETTIVA ANALISI SULLA SITUAZIONE POLITICO-SOCIALE DELLA CITTÀ. VALUTAZIONI CHE POTREBBERO ESSERE MOLTO SIMILI A QUELLE DEL SINDACO LEOPOLDO DI GIROLAMO CHE, TRA QUALCHE GIORNO, DOVRÀ DECIDERE SE RITIRARE O MENO LE SUE DIMISSIONI DA PRIMO CITTADINO.  

IL VESCOVO HA DETTO CHIARAMENTE CHE LE CAUSE DEL ‘DISSESTO FINANZIARIO’ DEL COMUNE DI TERNI VANNO RICERCATE NELLE SCELTE E NEGLI ERRORI COMPIUTI NEGLI ULTIMI 30 ANNI (QUINDI A PARTIRE DALLA SECONDA METÀ DEGLI ANNI ’80).

A QUESTO PUNTO IL SINDACO DIMISSIONARIO E LA SUA MAGGIORANZA POTREBBERO PURE PENSARE: “ABBIAMO FATTO 30, FACCIAMO 31 E PROVIAMO AD ANDARE AVANTI, VISTO CHE MANCA SOLO UN ANNO ALLA SCADENZA NATURALE DEL MANDATO”.

Segnaliamo l’analisi di ‘Scannabue’ per “La Notizia Quotidiana.it”

TERNI – Ce lo chiede la Chiesa, più o meno. E, si sa, tra Chiese ci si intende. Volendo. 

Lo “strapazzamento” che sua Eccellenza il vescovo di Terni ha cucinato nell’omelia domenicale di San Valentino, con la sua chiamata in correo di una intera città, condita da un appello corale alla responsabilità di movimenti, partiti, associazioni, categorie, sindacati e dal monito per cui “il dissesto della città risiede nelle dinamiche democratiche degli ultimi 30 anni”, appare un miracolo. Anche mezzo, che non si butta nulla di questi tempi.

Se poi si aggiungono i richiami al “quanto di buono fatto”, alla “collaborazione” e le bacchettate misericordiose anche alle “accondiscendenze populistiche”, beh, allora, il tutto assume una luce salvifica. Insomma, il santo dell’amore ha interceduto per il bene di questa plaga acconcata. E ora, nelle prossime 48 ore, chi può, nel vasto parco degli umani citati dal vescovo, risponda all’appello. Del resto, il sindaco, ovviamente presente in veste ufficiale al pontificale, nelle ore scorse avrebbe chiesto, durante una riunione di partito, un segnale tangibile dalla città stessa. Una sorta di beneplacito per andare avanti. Per ora, il segno è venuto dall’alto, seppure per interposta persona.

Lungi da noi blasfemie e comprendiamo pure la fase delicatissima e perfino il travaglio interiore dei protagonisti. Ma, francamente e sia detto con rispetto, la vicenda della crisi in Comune, delle seconde dimissioni del primo cittadino e del mistero non molto glorioso intorno alla conferma o meno delle stesse, sta guadagnando i vertici della letteratura fantascientifica. Misto gotico-surrealista. Un pizzico di De Sade in chiave gesuitica. 

Rinfrancato dalla benedizione, il coriaceo abruzzese alla fine della fiera farà, probabilmente e come sempre ha fatto, di testa sua. Alcuni dei big regionali del Pd, immortalati in un bar perugino da una foto malandrina diffusa sui social, tutti e tre a mani giunte, pare abbiano confidenzialmente consigliato a Di Girolamo di valutare attentamente le cose.

Ma, nonostante la situazione obiettivamente intricatissima, i suoi più fidi esegeti scommettono che il sindaco ritirerà le dimissioni, formulerà una nuova Giunta e affiderà alla sua tutto sommato monogama maggioranza (solo qualche isolata gastrite per ora) un ultimo, sovrano atto di fedeltà: approvare il dissesto e chiedergli di rimanere in sella, coadiuvati dalla troika commissariale-contabile.

Se poi, come tutto lascia presumere in caso di continuazione di codesta esperienza amministrativa, i restanti 10-11 mesi saranno un calvario degno di San Sebastiano, una sorta di ordalìa, poco importa. Ce lo chiede la Chiesa. E i barbari pagani sono notoriamente alle porte. 

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