Sogin: si dimette il presidente del collegio sindacale. Ma i ritardi nel decommissioning non dipendono tutti dalla società di Stato…

PIETRO VOCI, presidente del collegio sindacale di Sogin, si è dimesso dalla propria carica. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, Voci aveva in più occasioni evidenziato le criticità nella gestione della società pubblica che si occupa dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi.

SE LA SITUAZIONE E’ BLOCCATA LA COLPA NON E’ TUTTA DI SOGIN: non si può procedere allo ‘smontaggio’ completo degli impianti atomici italiani senza avere un posto disponibile (il Deposito Nazionale) dove poter sistemare in sicurezza tutti i ‘pezzi’ (rifiuti radioattivi). 

GLI IMPIANTI E LE CENTRALI NUCLEARI non si possono chiudere e abbandonare – come qualsiasi altro impianto industriale – a causa del rischio di disperdere la radioattività e contaminare l’ambiente e le persone: hanno bisogno di costanti controlli e manutenzioni, i cui costi ingenti gravano sulle bollette dei cittadini. Per tale ragione gli impianti atomici devono essere smantellati e tutti i loro componenti, che sono contaminati dalla radioattività, devono essere smaltiti in sicurezza in un deposito.

LA LISTA DEI SITI NON È STATA PUBBLICATA PER (MANCANZA DI) VOLONTA’ DEL GOVERNO – Sogin ha fatto quello che doveva – e che poteva –  fare: ha preparato la lista dei siti potenzialmente idonei (la c.d. ‘CNAPI’, pronta dal 2015), secondo i criteri stabiliti dall’ISPRA; ha fatto le gare d’appalto per una massiccia campagna di comunicazione e informazione sul problema della gestione dei rifiuti radioattivi ma – da parte dei Ministeri competenti – non è mai arrivata l’autorizzazione a pubblicare la lista dei siti idonei ad ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Nelle ultime settimane il Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, ha assicurato che la lista verrà pubblicata prima delle elezioni del prossimo 4 marzo. Non resta che aspettare…

Segnaliamo l’articolo di Stefano Agnoli per “Il Corriere della Sera” sulle dimissioni del presidente del collegio sindacale di Sogin

Un dossier a lungo passato sotto silenzio quello della Sogin, la società di Stato che ha il compito di smantellare le vecchie centrali nucleari italiane. Un percorso lungo e accidentato a carico delle bollette elettriche degli italiani, partito nel 2001 e che dovrebbe concludersi dopo tanti rinvii nel 2036 (ma ci sono molti dubbi).

Ora il faldone si arricchisce di un altro tassello, si vedrà quanto rilevante: si è dimesso ieri il presidente del collegio sindacale, Pietro Voci, rappresentante della Ragioneria. Ufficialmente per motivi personali e di salute, anche se non è un mistero che nel recente passato Voci si sia più volte espresso in modo critico nei confronti delle gestioni della società, controllata al 100% dall’Economia e sottoposta alla supervisione dello Sviluppo. Lo aveva fatto nel maggio del 2016 scrivendo a Pier Carlo Padoan, Carlo Calenda e al sottosegretario Claudio De Vincenti, mostrando loro le carenze della gestione dell’allora amministratore delegato Riccardo Casale. Lo ha fatto anche nel novembre scorso, segnalando le criticità da lui ravvisate nell’operato dell’attuale capoazienda Luca Desiata.

Classe 1956, Voci ha un passato di «grand commis» dello Stato, che parte dalle Partecipazioni Statali e arriva fino ai ruoli ispettivi a lungo ricoperti nel ministero delle Finanze. A Padoan e a Calenda, poche settimane fa, aveva ricordato i ritardi delle attività di smantellamento (alla media attuale altri 33 anni di lavori) e gli aumenti dei costi (solo per far funzionare l’azienda servono 130 milioni di euro l’anno).

Ma non solo: si era soffermato anche sulla questione della rescissione del contratto con la Saipem per il trattamento dei rifiuti liquidi radioattivi di Saluggia. Un caso unico, visto che due aziende controllate direttamente o indirettamente dallo Stato si trovano in tribunale, dove pende una richiesta di risarcimento danni (della Saipem alla Sogin) di circa 110 milioni di euro. Voci avrebbe consigliato, secondo fonti interne, di trovare una soluzione transattiva.

Non ultimo, anche il caso del trattamento delle resine e dei fanghi radioattivi di Caorso, aggiudicato a una società slovacca (Javis Jandrova) ma fermo dopo due anni: i rifiuti nucleari sono nel sito piacentino in attesa del via libera dell’autorità di controllo slovacca. Questioni delicate non solo sul fronte della gestione ma anche della stesura del bilancio 2017 e sul conseguente prelievo in bolletta.

«Motivi personali» o meno, questa la situazione in cui versa la società del «decommissioning», mentre si attende la promessa pubblicazione della «Carta» delle aree che potrebbero ospitare il Deposito nazionale dei rifiuti. Una realizzazione che rientra nei compiti di questa Sogin.

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