Predissesto Terni, Cecconi (FdI): “dopo il giorno della vergogna è solo ora di andarsene”

Il consigliere di Fratelli d’Italia: “se ne vadano e facciano spazio a chi possa davvero portare alla luce e mettere in sicurezza i conti di questo Comune”

di Marco C. Cecconi (*)

Il tentativo di un prestigiatore maldestro di farla franca. Un atto adottato oltre, contro e al di là di ogni previsione di legge. Capace di produrre una sola conseguenza, che però va assolutamente evitata: manovre dilatorie rispetto agli esiti del ricorso di cui si discuterà a Roma il prossimo 24 gennaio.

Se queste sono le motivazioni che hanno indotto la Corte dei Conti a dichiarare “irricevibili” le misure che Di Girolamo e l’ex assessore Piacenti D’Ubaldi si sono fatti approvare dalla loro maggioranza il 20 dicembre scorso, non avevamo affatto sbagliato a definire quella data (proprio in aula) come “il giorno della vergogna”.

“Aggiornamento del Piano di riequilibrio”, “rappresentazione dello stato dell’arte”, “una più compiuta e articolata rappresentazione delle misure intraprese”: così Di Girolamo e Piacenti D’Ubaldi avevano qualificato – in delibera – quelle misure. Noi, allora, avevamo parlato di “nomi di pura fantasia”, inventati per giustificare l’assurdo, ovvero il fatto di avventurarsi – così facendo – “oltre la soglia di qualunque procedura convenzionale”.  Ed oggi la Corte dei Conti scrive che si tratta di nomenclature “del tutto prive della benché minima consistenza giuridica”.

Nel giorno della vergogna – 20 dicembre 2017 – avevamo detto subito, in aula, che in realtà l’unica vera ragion d’essere di quell’atto era il fatto che il Piano di riequilibrio approvato nel dicembre del 2016 fosse tutto sbagliato (proprio come avevano sostenuto il Ministero degli interni e la magistratura contabile a Perugia, bocciandolo entrambi). Ed oggi la Corte dei Conti scrive che la delibera del mese scorso di fatto corrisponde ad una revoca di quel Piano: peccato – aggiunge la Corte – che questa “revoca implicita e non consentita” è stata presentata “ben oltre il termine di legge”.

Avevamo denunciato in aula, in quel 20 dicembre scorso, che l’unico vero scopo di quella delibera – appunto, vergognosa – fosse quello di farci perdere altro tempo. Ed oggi la Corte dei Conti denuncia il fatto che “potrebbe alterare la linearità del procedimento pendente (parliamo di quello di cui si deciderà il 24 gennaio prossimo, ndr) e rallentarne l’esito, in palese disarmonia con lo spirito di sollecita definizione” imposto dalla legge.

Dunque adesso è tutto chiaro: tra inettitudine e imbroglio, costoro hanno fatto fare a tutta Terni la peggiore delle figure. Adesso è tutto più chiaro. Il gioco di prestigio non è riuscito. Il 24 gennaio prossimo le Sezioni riunite della Corte dei Conti a Roma dovranno trattare quest’ultima delibera per quel che è, ovvero carta straccia. E se dovessero confermare la bocciatura del Piano di riequilibrio, per Palazzo Spada sarà dissesto e arriverà un Commissario. Dopo aver fatto perdere alla città almeno un anno e mezzo. E non senza avere la faccia tosta – come solo il PD riesce ad avercela – di continuare a farneticare di rimpasti e rilanci.

Noi non chiederemo consigli straordinari a chi non ha più nessuna legittimazione per restare dov’è. Noi non chiederemo consigli straordinari ad un sindaco senza giunta. Noi – che alla Corte dei Conti, in solitaria, abbiamo spedito sin dall’inizio di questa consiliatura addirittura il consuntivo 2013 – continuiamo a chiedere una cosa soltanto: se ne vadano e facciano spazio a chi possa davvero portare alla luce e mettere in sicurezza i conti di questo Comune.

Anche senza aspettare il 24 gennaio, il fallimento di questa Amministrazione è conclamato e la totale incapacità politica e gestionale di Di Girolamo & C. lo è altrettanto.

(*) capogruppo Fratelli d’Italia – Comune di Terni

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