Aggredita troupe di ‘Striscia la Notizia’, Consap: “solidarietà a Brumotti e ai giornalisti che scoperchiano il marcio”

Stefano Spagnoli, segretario del sindacato di Polizia, sostiene che la “solidarietà ai giornalisti è opportuna ma insufficiente, la politica rifletta ed operi per restituire efficienza alle Forze di Polizia”. L’inviato di ‘Striscia’ Vittorio Brumotti e gli operatori sono stati aggrediti nel quartiere di San Basilio, a Roma, durante un servizio sullo spaccio di droga

“I giornalisti stanno scoperchiando il marcio ma rischiano troppo, restituire efficienza alle Forze di Polizia” lo sostiene la Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia, dopo l’apertura di un fascicolo di reato con ipotesi di lesioni e minacce ai danni della troupe dell’inviato di Striscia la notizia Vittorio Brumotti a Roma nel quartiere San Basilio ed alla luce di reiterati episodi che hanno visto i giornalisti attaccati con armi di fuoco e con minacce gravissime dopo aver portato le loro telecamere in zone franche della malavita nelle nostre città.

“Insieme alla solidarietà che vogliamo esprimere per questi lavoratori della comunicazione, giornalisti e tecnici vittime, per un compito di denuncia sociale che è proprio del giornalismo serio – afferma il Segretario Generale Vicario della Consap Stefano Spagnoli – è lecito anche chiedersi se questa esposizione non stia diventando troppo pericolosa, seppur riconoscendone la valenza quale fonte di denuncia, da noi più volte rappresentata, della difficoltà di operare  per le Forze di Polizia. I poliziotti infatti pur con tutti i problemi legati alle carenze di organico e alla vastità di compiti di sicurezza pubblica, conoscono queste realtà criminali e le contrastano da sempre, sebbene debbano fare i conti con tutti i vincoli determinati da problematiche di ordine normativo che non consentono di assimilare le manette alla telecamere. Per le manette infatti c’è bisogno di investigazioni, indagini, prove o testimoni che possano reggere in un processo, di una magistratura che riconosca poi il reato, oltre a garantire i diritti di difesa e poi arrivare a sentenza con tempi processuali, peraltro lunghi, che pesano sia sull’efficacia che sulla certezza della pena, e che non sono minimamente paragonabili ai tempi rapidissimi dei processi mediatici”.

Sarebbe opportuno che questi reiterati e gravissimi episodi sollecitino invece  riflessioni serie alla classe politica, affinché oltre alle attestazioni di vicinanza verso le vittime, si chieda cosa sta realmente facendo per la sicurezza di questo paese. Troppo spesso è più facile indignarsi per una bandiera in caserma o per un commento sui social, piuttosto che domandarsi se sia dignitoso che i poliziotti, che l’ amministrazione della cosa pubblica, considera semplici impiegati pubblici, abbiano il contratto bloccato da anni; che in nome di una clamorosamente inefficace spending review siano stati chiusi fondamentali settori specialistici e di formazione del personale, che nel segno delle nuove tecnologie si stia preferendo una sicurezza passiva fatta di telecamere spione e repressive piuttosto che di pattuglie che garantirebbero prevenzione, che l’invio dell’esercito sia ormai diventata l’unica ricetta di sicurezza di questo paese e che in questi ultimi anni gli organici della Polizia di Stato si siano pericolosamente ridotti del 20% e che siano ormai formati da poliziotti con un’età media superiore ai 50 anni.

“il nostro sindacato di polizia, uno dei maggiormente rappresentativi della Polizia di Stato – conclude Spagnoli – non può non riconoscere i meriti delle denunce pubbliche dei mass media, ma è anche consapevole che se a questi meriti non corrisponderanno atti concreti da parte chi ha l’onere e l’onore di guidare il paese consentendo il recupero dell’efficienza operativa e dell’azione penale, pistolettate, testate ed aggressioni non serviranno a migliorare la sicurezza in Italia”.

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