Pasticcio nucleare / La commessa della discordia: Saipem chiede un risarcimento di 70 milioni a Sogin

GRAVE DANNO D’IMMAGINE, PER SAIPEM MA ANCHE PER SOGIN – Saipem non ci sta a passare per ‘inadempiente’ e chiede un maxi risarcimento a Sogin, l’azienda di Stato che si occupa della gestione dei rifiuti radioattivi.

La disputa riguarda il contratto d’appalto per la realizzazione del Cemex (l’impianto destinato alla cementificazione delle scorie nucleari liquide) e del deposito temporaneo D3 nel sito Eurex di Saluggia (Vercelli). L’appalto era stato aggiudicato al raggruppamento d’imprese Saipem-Maltauro più i francesi di Areva (che insieme avevano costituito la società consortile Smacemex) .

COME RENDERE CREDIBILE LA ‘FILIERA ITALIANA DEL DECOMMISSIONING NUCLEARE’? La Sogin a guida Desiata-Ricotti (rispettivamente amministratore delegato e presidente) ha sicuramente fatto degli sforzi importanti per rendere più trasparenti i rapporti con imprese e fornitori – in settori dove il rischio di corruzione è sempre alto – e per provare a informare gli operatori economici italiani sulle opportunità di lavorare nel ciclo dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi. Tuttavia se un colosso come Saipem ha avuto e sta avendo tutti questi problemi, nel rapporto con Sogin, è difficile far passare l’idea che lo smantellamento degli impianti e la realizzazione del deposito nucleare sia un’opportunità per tutte le altre imprese oneste (che non hanno le dimensioni e la forza di Saipem per difendersi) e non soltanto un’occasione per sprecare denaro pubblico a vantaggio di pochi.

ROMA – Saipem, mandataria di un raggruppamento di imprese, ha chiesto a Sogin un risarcimento danni di circa 70 milioni di euro per la mancata esecuzione del contratto per cementificare i rifiuti nucleari liquidi del sito di Saluggia (Vercelli), risolto lo scorso 11 settembre.

E’ quanto è emerso dall‘audizione dei vertici di Saipem alla commissione Industria del Senato.

“Si tratta di una commessa da 98 milioni di euro. Al momento della risoluzione del contratto avevamo raggiunto il 24,8% del totale dell‘esecuzione. Abbiamo chiesto un risarcimento di circa 70 milioni, pari ai mancati ricavi, extra costi, derivanti dalla terminazione del contratto e anche danni”, ha spiegato Roberto Uberti, capo unità divisione rinnovabili e decommissioning di Saipem.

Il contratto era stato assegnato nel marzo del 2011 da Sogin, la società di Stato incaricata del decommissioning degli impianti nucleari, al termine di un bando, ma a seguito di una serie di contrasti interpretativi si è arrivati alla risoluzione dello stesso a settembre di quest‘anno.

“Sogin intepretava il contratto in una certa maniera e noi in maniera diversa”, ha sintetizzato il manager Saipem che ha parlato di contrasti sorti soprattutto nella fornitura dei cestelli, che servono per trasportare i fusti di materiale radioattivo. E su questo aspetto Sogin è stata inadempiente, secondo la oil service.

“Questa posizione tenuta da Sogin per cui riteneva che il contratto fosse di soli lavori, subappaltati, ha impediato nel 2016 e più avanti di applicare la strategia contrattuale”, ha detto Uberti. Che ha aggiunto: “Non è solo il problema dei cestelli, ma di non avere avuto la possibilità di fare alcun tipo di acquisto. Secondo Sogin dovevamo fare l‘opera con i soli lavori”.

Il presidente della Commissione Attività produttive, Massimo Mucchetti, ha quindi chiesto come si procederà per la messa in sicurezza del sito. Secondo l‘esponente della Saipem, “è stato messo in sicurezza il cantiere e le opere nello stato in cui si trovavano. Ed essendo stato risolto il contratto, i lavori sono fermi”.

A questo punto, sottolinea ancora Uberti, “Sogin ha diverse opzioni: può andare al secondo classificato o al terzo della gara originaria e chiedere di subentrare o possono realizzare l‘opera direttamente loro o fare una nuova gara”.

Quanto all‘ipotesi di una transazione per risolvere il contenzioso, Uberti dice che “a oggi non abbiamo ricevuto alcuna proposta di transazione”.

A conclusione dell‘audizione, il presidente Mucchetti ha rilevato che la Commissione ascolterà anche la versione di Sogin per poi arrivare a formulare un parere. “Sottolineo la preoccupazione per questo genere di contrasti che sono tanto meno comprensibili se avvengono fra aziende che sono dello stesso soggetto controllante che fa riferimento al Tesoro”.

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