La rivincita di Razzi: il dittatore nordcoreano gli scrive una lettera. Si aprono spiragli di pace?

Il senatore Antonio Razzi, diventato celebre dopo le esilaranti imitazioni del comico Maurizio Crozza, ha ricevuto una lettera dal dittatore Kim Jong-un. E ora si rafforza l’ipotesi di un Razzi mediatore, per la pace nel mondo, tra l’occidente e il regime nordcoreano. Va riconosciuto che Razzi è stato l’unico politico a dire chiaramente che i componenti del Parlamento italiano sono tutti ‘malviventi’

ROMA (Il Tempo.it) – Lettere dalla Corea del Nord: caro Razzi ti scrivo e parlo male di Donald Trump, firmato Kim Jong-un, il supremo leader (per i nordcoreani, non certo per noi occidentali). La notizia la dà a Il Tempo il senatore Antonio Razzi in persona: “Dopo il discorso di Trump all’ONU – spiega in questa intervista – mi ha chiamato il primo segretario dell’ambasciata della Corea del Nord a Roma: ‘Senatore le devo fare una comunicazione importantissima. Una lettera di Kim Jong-un'”.

E lei senatore, che ha risposto?

“Guardi, ho risposto, tra tre quarti d’ora ho il pullman per Pescara a Tiburtina, o me la portate sin qua o altrimenti ci vediamo lunedì perché io non ho mica l’auto blu con l’autista”.

E i nordcoreani, che han fatto?

“‘No, no è urgente’ – mi han detto. Io allora gli ho replicato: ‘Beh se venite alla fermata dell’autobus per Pescara, che alle 17.30 parte, vi aspetto. E prima che partisse la corriera è arrivato il nuovo ambasciatore, con me c’era anche mia moglie e l’ha conosciuto”.

E questa lettera, che dice?

“L’ho letta,  è in inglese. È una lettera durissima contro Trump e le sue parole all’ONU”.

Ma non staranno esagerando?

“Io mi auguro e credo che il margine per evitare l’irreparabile ci sia ancora. Capisce che non ha senso”.

Cosa non ha senso senatore? 

“Che la gente innocente debba rischiare di morire per i capricci di due che se la tirano l’uno contro l’altro”.

E quindi, come se ne esce?  Se Kim Jong-un continua a testare missili…

“Io spero che gli americani non bombardino perché se muore qualche nordcoreano dopo scatta davvero l’irreparabile. Soprattutto per il mondo asiatico lì vicino, ma per tutto il mondo, il conflitto va evitato”.

Kim Jong-un la smetterà di tirare missili?

“Io penso che Kim Jong-un proverà ancora a tirare missili per i suoi test, almeno fino a quando l’opinione pubblica mondiale non comincerà a togliere qualche embargo alla Corea del Nord. Questo penso, per la mia esperienza in quel paese”.

Che farà di questa lettera? La porterà all’attenzione del Parlamento italiano?

“Martedì la porterò alla commissione Esteri. La darò al presidente Pier Ferdinando Casini: ‘Caro Pier ho ricevuto questa lettera, cerchiamo di calmare le acque'”.

Lei questo mese doveva andare in Corea del Nord ma poi non è partito. Come mai? E oggi è pronto a ritornarci?

“Io dovevo andare ma non sono partito perché la manifestazione a cui ero invitato è stata rimandata, era prevista una parata area di esercitazioni. Ma se ci sarà necessità di andare come mediatore, su 4 o 5 punti precisi individuati dall’Onu col consenso degli USA e della comunità occidentale, sono disponibile”.

Confessi, sogna di diventare il mediatore della pace?

“Io posso essere una carta da giocare, se vogliono. Capisco che non gli vada di prendere questa ipotesi in considerazione perché in Italia sto all’opposizione e metti che Razzi riesca a risolvere il problema della Nord Corea. Apriti cielo, immagini cosa potrebbe succedere. Ma…”.

Ma cosa?

“Se vogliamo il bene del mondo, bisogna giocare tutte le carte, loro i nordcoreani un segnale distensivo lo hanno dato, con Kwang-Song Han, ad esempio, il calciatore nordcoreano che è venuto in Italia, a Perugia, a giocare. Un segno di distensione. Io mi chiedo, come diceva il grande Totò, ‘siamo vincoli o sparpagliati?'”.

Scusi, sarebbe a dire?

“Kim Jong-un ama lo stile italiano, le nostre cravatte, la nostra musica, il nostro calcio. Gli ricorda quando, studente in Svizzera, andava a San Siro a vedere le partite. Come è possibile non riuscire a dialogare con una persona che ama così tanto l’Italia?”. Ai posteri, neppure troppo lontani, l’ardua sentenza.

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