F35: Antelope Cobbler è morta ma speriamo che i degni “eredi” abbiano preso tangenti

Chi è (anzi, era) Antelope Cobbler? Un misterioso e potente personaggio politico italiano della “Prima Repubblica”, coperto da un nome in codice, che avrebbe intascato (e ridistribuito) le tangenti da parte della Lockheed per la fornitura di aerei militari all’Italia? Oppure un semplice faccendiere “ciabattino”, cornuto come un’antilope, come dice il nome stesso? Ah, saperlo!!

Nella Prima Repubblica alcuni erano ladri, adesso sono proprio coglioni: “Meglio scoprire di essere stati governati da una banda di ladri, piuttosto che avere la certezza di aver lasciato l’amministrazione della Cosa pubblica in mano a degli emeriti imbecilli” 

Peter Gomez per “Il Fatto Quotidiano”

Arrivati a questo punto ci si può solo augurare che la Lockheed abbia pagato una maxi-tangente. Meglio infatti scoprire di essere stati governati da una banda di ladri, piuttosto che avere la certezza di aver lasciato in mano l’amministrazione della Cosa pubblica a dei cretini incompetenti. Parole forti? Certo. Ma è impossibile usarne altre dopo aver letto l’analisi della Corte dei Conti sull’acquisto di 90 cacciabombardieri F-35 da parte del nostro Paese.

Con quattro anni di ritardo rispetto agli allarmi lanciati da ex generali, esperti di armamenti, giornalisti e organizzazioni di cittadini, i giudici certificano che tutte le peggiori previsioni sono state rispettate. I costi dei nuovi aerei “sono praticamente raddoppiati”, le gravi problematiche tecniche che avevano spinto varie nazioni a non partecipare alla fornitura hanno fatto sì che il programma sia “in ritardo di almeno 5 anni” e la ricaduta occupazionale, che secondo il ministro della Difesa del governo Monti, Giampaolo Di Paola, ammontava con l’indotto a circa 10.000 posti, non c’è stata. Lo dice Leonardo-Dv (l’ex Finmeccanica) che ha rivisto al ribasso le sue previsioni. Quando la polemica sugli F-35 infuriava l’azienda parlava di 6400 addetti. Oggi l’obiettivo ritenuto “realisticamente realizzabile è di 3.586 unità”.

Insomma, nessun fallimento economico è stato più annunciato di questo. Ma il bello, o il brutto di questa storia, è che tutti in Parlamento lo sapevano. E per questo sostenevano, a parole, di voler correre ai ripari. Cosa è accaduto in questi ultimi anni sta lì a dimostrarlo.

Dopo che nell’aprile del 2009 (governo Berlusconi) la commissione Difesa aveva votato l’acquisto degli F-35 – con il Pd uscito dall’aula – l’idea di stare per firmare un contratto bidone aveva iniziato a far proseliti. Nel 2012 Matteo Renzi, ancora sindaco, twittava: “Continuo a non capire perché buttar via così tanto sulle spese militari, a partire dalla dozzina di miliardi necessari a comprare i nuovi F-35. Anche basta dai”.

Due anni dopo, però, da premier lo avrebbe capito. Nel 2014, reduce da un incontro con Barack Obama, Renzi spiega sicuro che quella per gli F-35 è “una battaglia mediatica lontana dalla realtà dei fatti”. Risultato: l’unico vero taglio – su una fornitura che sarebbe stato meglio annullare per costruire invece un caccia europeo – è fin qui stato quello di Mario Monti(aerei ridotti da 136 a 90). Il resto sono invece solo inutili mozioni (come quella votata pure da Pd e FI non per il dimezzamento del numero dei velivoli, ma per un irrealizzabile dimezzamento delle spese) e un fiume di parole. Le migliori sono quelle di Silvio Berlusconi. L’ex Cavaliere, dopo averli voluti, nel 2013 arriva ad affermare di essere stato “contrario da sempre” per poi salutare i cronisti di Presadiretta con una simpatica battuta: “Coi caccia ci faremo del turismo aereo”. Difficile dargli torto: i miliardi che l’Italia spenderà non sono mica soldi suoi. E nemmeno di Giorgio Napolitano, il presidente emerito ai primi posti nella classifica dei responsabili del disastro.

Nel 2013 (come ricostruisce diffusamente Travaglio a pag. 1), quando vede il Parlamento affermare, su pressione di Sel e M5S, che tutte le spese straordinarie in fatto di armamenti devono d’ora in poi essere votate dalle Camere, Napolitano si irrita. Convoca il Consiglio di difesa e pubblica una stravagante nota per sostenere che in fatto di nuove armi decide solo il governo. Davvero, lo ripetiamo con rispetto: vorremmo tanto che quella degli F-35 fosse una storia di tangenti. Ma purtroppo qui l’unico denaro in gioco è il nostro.

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