Terni, 1 marzo 1995: l’inaugurazione del restauro della Fontana di Piazza Tacito

Il ricordo di Enrico Melasecche, all’epoca assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Terni e stretto collaboratore dello storico sindaco Gianfranco Ciaurro

di Enrico Melasecche*

Ricorre oggi un evento storico. Il primo giorno di quel lontano marzo del 1995 era una bella giornata con il sole, la primavera era incipiente e Ciaurro era di particolare buon umore anche perché apprezzava moltissimo il taglio manageriale che avevo impresso a quel settore della macchina comunale ed i risultati, i primi di una lunga serie, si cominciavano a vedere. Ci ritrovammo in molti ad inaugurare la Fontana di Piazza Tacito, il “calamaio”, con autorità e cittadini. Un piccola folla commossa per quell’evento. Unitamente alla Soprintendenza ed ai vertici di allora della Fondazione CARIT che aveva generosamente partecipato al finanziamento del restauro. Poche parole degli intervenuti, Ciaurro, il sottoscritto Assessore ai LLPP, le altre autorità. La Fontana era stata ridotta male da molti anni dopo la guerra ed il restauro dei mosaici di Cagli fu un’operazione difficile ma artisticamente perfetta, anche perché le tessere musive erano in pietra naturale. Abitavo allora all’ultimo piano della Banca d’Italia e lo spettacolo della piazza da lassù era unico. Vinse la gara una cooperativa di Ravenna accreditata presso il Ministero e particolarmente specializzata in mosaici antichi. Tornò a splendere nelle figure e nei colori che Cagli aveva disegnato. L’ASM contribuì alla riqualificazione degli impianti idraulici sottostanti per il riciclaggio ed il monitoraggio dell’acqua, quando ancora la nostra gloriosa azienda faceva utili e correva con noi piuttosto che fare cause al Comune per riscuotere quanto le spetta. Sono passati più di due decenni da allora ma da molti anni la Fontana per antonomasia dei ternani, trattata dalla politica ma anche da molti incivili come una sorta di discarica abusiva è chiusa agli occhi di tutti i ternani. Cicche di sigarette, pacchetti, bottiglie di birra, coloranti vari, trattamenti impropri, di tutto di più. La Fondazione oggi rifinanzia la stessa opera dopo vent’anni. Mi chiedo quante altre volte lo vorrà fare se poi chi è responsabile della preservazione dei simboli della città li tratta in modo irresponsabile.  Ricordo che veniva pulita periodicamente con rastrelli di ferro, quelli che si adoperano per togliere le foglie dai prati e che graffiavano ed asportavano le tessere. Un delitto annunciato. A nulla valsero i miei appelli appassionati a Raffaelli affinché si cessasse quella pratica becera. Il risultato è oggi sotto gli occhi di tutti. Ricordo quel giorno, non solo perché è storia della città ma perché ognuno possa in cuor suo fare il confronto con questo ben triste presente. Invito tutti gli appassionati a sfogliare dal link le pagine del fascicolo che fu predisposto con le parole e le ricerche storiche fra cui quelli di  Margherita Romano, Rosella Natalini e di  Telesforo Nanni, che ringrazio tutti come saluto affettuosamente Massimo Romani che, pur da posizioni politiche ben diverse dalle mie collaborò con me con passione e che non è più fra noi. Ricordo quella inaugurazione, serena e fiduciosa nel futuro per cui stavamo con grandissima dedizione lavorando, anche perché serva di monito a chi governa da otto anni Terni affinché anche questa lunga agonia cessi al più presto. Terni ha bisogno di riprendere a correre ma, dati i tempi che viviamo, si accontenterebbe anche di un pizzico di normalità. 

* Consigliere comunale, lista civica “I Love Terni”

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