Teatro Verdi di Terni, Melasecche: “Finalmente un percorso condiviso per uscire dall’impasse”

“Merito soprattutto di coloro che all’opposizione combattono per perseguire il recupero della storia e della identità cittadina. Un’occasione da non perdere. Vedremo di cosa è capace adesso questa maggioranza”

di Enrico Melasecche, consigliere comunale – gruppo consiliare “I Love Terni”

La seduta di lunedì sul Teatro Verdi è in qualche modo storica, come il Teatro alla cui ricostruzione era dedicata. Innanzitutto ha visto la partecipazione di una società civile coesa verso un obiettivo comune, quello di richiamare la politica alle proprie responsabilità, dopo otto anni di balbettii, di errori, di valutazioni errate ma anche di danaro pubblico sprecato e gli interventi di associazioni culturali e di professionisti, anche di sinistra, come Stefano Bufi, assessore ai LLPP della prima giunta Raffaelli, hanno prodotto un piccolo miracolo, quello di bocciare il percorso sconnesso ed ondivago fin qui seguito imponendo alla giunta un cambio di rotta deciso. Significativi anche gli interventi del musicologo Mastroianni degli architetti Ballarini e Leonelli, della presidente dell’associazione archeologica Maria Cristina Locci per conto dei numerosi associati ma anche, va detto, il contributo appassionato dell’ing. Giuseppe Belli storico rappresentante della Soprintendenza in Commissione edilizia ed ex Vice Presidente della Fondazione CARIT.

L’assessore Bucari, all’incirca il settimo in ordine di tempo da quando il problema si è posto, aveva dichiarato due giorni prima di procedere per “riqualificare l’esistente” mentre ieri ha affermato che “non si farà il cinema-teatro”. Salterà quindi la galleria del cinema post bellico che ricostruì alla meglio la famiglia Lucioli tornando comunque al teatro all’italiana. Se le parole hanno ancora un peso, poco non è. Manca lucidità sul come. Ha infatti dichiarato che si farà lo studio di fattibilità economica ed il progetto architettonico complessivo dopo aver concluso l’appalto che sta per iniziare, nonostante sia lapalissiano che il rifacimento del tetto al livello attuale precluda sia il progetto del Poletti sia il recupero di posti preziosi con il loggione che in ogni antico teatro che si rispetti rappresenta un po’ l’anima popolare ma competente di molti appassionati sia di lirica ma anche di teatro. Ma su questo stanno lavorando i due documenti in via di definizione, maggioranza ed opposizione, possibilmente da fondere in un unico, che verrà sottoposto al voto del consiglio. Tre sono i cardini di questo percorso. A)- Recupero dell’appalto in corso. Accertato che non è stato finora firmato il contratto con la ditta aggiudicataria e che non è stato aperto il cantiere, la legge consente una variazione del 20% nell’importo dei lavori, si ritiene quindi ben possibile una modulazione dell’appalto, nella più assoluta trasparenza, che orienti l’inizio e la prosecuzione dei lavori verso l’obiettivo dichiarato, introducendo le necessarie varianti.  Grave sarebbe se si procedesse alla firma in questi giorni dopo tre anni di ritardo rispetto alla urgenza del consolidamento dichiarata tre anni fa. B)- La indispensabile collaborazione con la Fondazione CARIT, coralmente invocata da tutti. La prossima settimana, con il ritorno del presidente, urge un confronto con il sindaco ma riterrei opportuna anche una delegazione del consiglio comunale che ha raccolto il mandato della volontà popolare per chiedere a quella istituzione che si faccia innanzitutto carico, entro tre mesi, di uno studio di fattibilità economica comparativo sulla base del progetto originale dell’architetto pontificio Poletti, come avvenuto a Fano e a Rimini, e poi contribuisca, come è nella sua lunga tradizione storica e nella sua missione alla ricostruzione di quello che 170 anni fa fu inaugurato come il tempio della cultura e dell’arte di Terni, uno dei simboli basilari della identità cittadina, anche con soluzioni radicali che garantirebbero la città grazie alla gestione diretta del Teatro Verdi da parte della Fondazione CARIT. C)- L’impegno personale del sindaco che, sfoderando il massimo della autorevolezza, solleciti la Regione ma anche tutti i possibili sponsor privati, che peraltro avrebbero vantaggi fiscali non indifferenti, nel contribuire al successo della operazione. Se la Regione contribuisce con la Fondazione della Cassa di Risparmio di Perugia al recupero del Teatro Turreno, il terzo (peraltro non storico) in quella città dopo quelli storici del Morlacchi e del Pavone ben potremo anche noi a Terni ambire a riavere il nostro Teatro Verdi, per quasi due secoli tempio della cultura di una città che ha una storia antichissima, ben precedente a quella, pur importante, nata con la rivoluzione industriale.

Quanto alle critiche dure di parte dell’opposizione su quanto fin qui accaduto, non credo di essere stato secondo a nessuno nel formularle nel corso di questi anni, ma abbandonare oggi il Teatro Verdi ad un destino di mediocrità, culturale ed identitaria, comporterebbe responsabilità anche da parte di coloro che preferiscono il nichilismo del tanto peggio tanto meglio  che non appartiene.

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