Terremoto: la strategia del “ve l’avevo detto” e i pronostici catastrofici della Commissione Grandi Rischi

Il sismologo Enzo Boschi critica le affermazioni del prof. Sergio Bertolucci, presidente della Commissione Grandi Rischi che, dopo le recenti scosse di terremoto, aveva lanciato l’allarme per la sicurezza delle dighe parlando di “pericolo Vajont”. Successivamente sia l’ENEL che il Governo hanno fornito rassicurazioni sulla tenuta delle dighe del centro Italia e il Vicepresidente della Commissione si è dimesso in polemica con le estarnazioni sul “rischio Vajont” del Presidente Bertolucci. Il sismologo Boschi chiede le dimissioni del Presidente della Commissione Grandi Rischi

Enzo Boschi per “Il Foglietto della Ricerca”

Ancora una volta non posso esimermi dall’occuparmi della “Grandi Rischi” che, a mio avviso, appare sempre più incongrua e improvvida nelle sue manifestazioni.

È insopportabile sentire il Presidente di quella Commissione, importantissima per la sicurezza nazionale, parlare di faglie parzialmente attivate, faglie silenti, faglie dormienti …

Modi di dire privi di qualsiasi senso scientifico. La Sismologia è una scienza serissima e galileiana.

In Sismologia i terremoti sono le osservabili, tanto per usare il gergo della meccanica quantistica. O meglio le onde generate dall’evento sismico sono le osservabili. Le faglie dormienti o silenti non sono osservabili e quindi per un fisico che creda nella Fisica è come se non esistessero.

Per il fisico che studia la Terra, il geofisico, esistono zone sismogenetiche tecnicamente e scientificamente ben identificate. Esse hanno immagazzinato nei decenni e nei secoli notevoli quantità di energia di deformazione in seguito all’azione delle forze interne della Terra.

Molta energia implica però molta instabilità. La Natura, pur sempre lontana dall’equilibrio, tende sempre e sistematicamente alla stabilità.

Nelle zone sismogenetiche le rocce crostali, alla ricerca della stabilità, si liberano dell’energia in eccesso con una frattura più o meno estesa a seconda dell’energia disponibile. I due blocchi separati dalla frattura si spostano l’uno rispetto all’altro. La frattura e il suo movimento è la sorgente sismica cioè la sorgente delle onde sismiche, estremamente energetiche.

La superficie di frattura è la faglia. Prima della frattura esiste la zona sismogenetica, molto deformata. Prima della frattura non può ovviamente esistere la superficie di frattura, cioè la faglia. In altre parole non può essere osservato e non può essere misurato un fenomeno prima che avvenga.

Un fisico delle particelle direbbe che sarebbe come un fenomeno di “time reversal“.

Grandi progressi sono stati fatti dai moderni sismologi nello studio della fisica e degli aspetti chimici dei complessi meccanismi della frattura, ma il cammino verso una comprensione complessiva è ancora lungo.

Ciononostante risultati già conseguiti hanno trovato applicazione industriale.

Diverso è quando di fratture vengono ad occuparsi i fisici delle particelle italiani, che sembrano convinti di uscire direttamente dalla coscia di Giove e quindi di capire tutto a priori e molto meglio di tutti gli altri. E così, purtroppo, non si limitano più a inventarsi, al loro interno, fantasiosi problemi complicati per poi cercarne la soluzione riuscendo a coinvolgere tutti con gerghi e termini misteriosi che stuzzicano quel fascino del mistero che è insito in noi persone di intelligenza media.

Ciò è quanto è accaduto nella Grandi Rischi! L’attuale Presidente è infatti il secondo fisico delle particelle ad occupare una posizione tanto delicata.

Il predecessore, dopo la scossa emiliana del 20 maggio, non convocò immediatamente, com’era tradizione e doveroso, la Commissione. Tacque sulla possibilità che potevano verificarsi nell’immediato altre scosse anche della stessa entità, come sempre avviene in Italia.

Forse semplicemente non lo sapeva.

La gente riprese la vita normale e il maggior numero delle vittime si verificò il 29 maggio in conseguenza della seconda forte scossa!

L’attuale Presidente ha fatto tesoro di quell’omissione e dopo ogni scossa pronostica catastrofi sempre più grandi.

Un uomo sagace! Potrà poi, eventualmente, affermare solennemente: “Ve l’avevo detto!”.

Questa volta ha esagerato: s’è immaginato un nuovo Vajont, chissà, forse per avere più impatto televisivo.

Credo che non si sia reso conto della gravità della sua esternazione!

Si è poi scusato affermando che in ogni caso è bene che gli Abruzzesi si rendano conto dei pericoli che corrono. Sarebbe stato meglio se fosse rimasto zitto: forse proprio lui non si è reso conto che gli Abruzzesi sono molto ben consapevoli dei rischi che corrono. Li conoscono sulla loro pelle! Li conoscono molto meglio della stessa Grandi Rischi.

Dalla Grandi Rischi vorrebbero invece ben altro: le indicazioni necessarie a mitigare drasticamente i Rischi nel brevissimo e nel breve periodo che è poi il compito fondante della Protezione Civile da cui la Grandi Rischi dipende e discende.

Per il medio e il lungo periodo vorrebbero invece leggi e risorse finanziarie per mettere definitivamente in sicurezza il loro territorio.

Questa mania di presenzialismo che colpisce il Presidente dopo ogni scossa, oltre ad esser fuor di luogo, fa drammaticamente ricordare che prima del terremoto di Amatrice del 24 agosto la Grandi Rischi era sostanzialmente afona. Invece, mesi se non anni prima della scossa, si doveva agitare moltissimo per evidenziare la pericolosissima lacuna sismica che proprio in quelle zone si era creata dopo la sequenza sismica aquilana del 2009.

Questo è ciò che si cerca di far dimenticare!

Se ci si fosse pensato in maniera competente ci sarebbe stato il tempo necessario per salvare le 300 vittime e mettere in sicurezza gli edifici strategici e quelli di indiscusso valore architettonico.

È necessario per il bene di tutti che il Presidente della Commissione Grandi Rischi abbia il buon gusto di dimettersi e rinunciare a controproducenti passerelle televisive, che rischiano di minare l’autorevolezza che dovrebbe caratterizzare la medesima Commissione.

Purtroppo, come ha notato l’ottimo geologo Franco Ortolani su Facebook, “nella Commissione Grandi Rischi il competente si deve dimettere e l’incompetente viene salvato”

Gabriele Scarascia Mugnozza, professore ordinario di Geologia Applicata presso l’Università Sapienza di Roma, vicepresidente della stessa Commissione Grandi Rischi, irritato dalle parole del Presidente sull’effetto Vajont, ha presentato le dimissioni dalla Grandi Rischi al Dipartimento della Protezione Civile.

Effettivamente, a parte ogni considerazione di principio, immaginare, anzi inventare, per l’invaso di Campotosto un evento come quello del Vajont significa avere una totale ignoranza del territorio, viste le condizioni geomorfologiche estremamente diverse!

Voglio qui riportare un brano del testo di Franco Ortolani:

“Questa ingiustificabile e preoccupante esternazione (“effetto Vajont”, ndr) non ha giovato soprattutto alla scienza ed in particolare alle scienze geologiche dal momento che la Commissione Nazionale per la Previsione e Prevenzione dei Grandi Rischi è la struttura di collegamento tra il Servizio Nazionale della Protezione Civile e la comunità scientifica. La sua funzione principale è fornire pareri di carattere tecnico-scientifico su quesiti del Capo Dipartimento e dare indicazioni (anche non richieste, ndr) su come migliorare la capacita di valutazione, previsione e prevenzione dei diversi rischi. La responsabilità istituzionale della Commissione è ai massimi livelli e solo una persona che non sa quello che dice ha potuto fare affermazioni ingiustificate. In conclusione, si è dimesso l’esternatore? No! Si è fatto di tutto per recuperarlo”

Dopo l’esternazione “Vajont” il Ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio ha pensato bene di indire subito una riunione ai massimi livelli sulla sicurezza delle nostre dighe. Ne è venuto fuori un documento rassicurante. Il Ministro ha anche commentato dicendo che il Presidente della Grandi Rischi poteva risparmiarsi quel commento privo di fondamento. Che interpreto nel senso che, invece che andare di corsa in televisione, era molto meglio sentire prima l’opinione di veri esperti.

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