Poliziotto muore dopo inseguimento, Spagnoli (Consap): “Tragedia annunciata, lo Stato abbandona i suoi uomini”

“Se l’agente avesse avuto in dotazione spray urticante o pistola taser, non avrebbe avuto bisogno di entrare in colluttazione con il delinquente”. Francesco Pischedda, l’agente della Polstrada di Bellano (Lecco), è morto cadendo in un dirupo mentre cercava di bloccare un sospettato

La Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia, sindacato maggiormente rappresentativo della Polizia di Stato, dopo la morte del poliziotto della Stradale, Franceso Pischedda, punta il dito dritto sulle responsabilità dello Stato “La morte del collega è una morte annunciata perché da anni ormai i poliziotti sono abbandonati a loro stessi e non sono in alcun modo tutelati nè considerati da quello stesso Stato che essi rappresentano”.

“Esprimo cordoglio e sentita vicinanza alla moglie ed al figlio del collega Francesco ed a tutti i suoi famigliari  – dichiara Stefano Spagnoli, segretario nazionale della Consap – ma non posso evitare anche di esprimere tutta la mia rabbia ed indignazione, che sono sicuro sia la stessa di tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine, verso uno Stato assente nei confronti di tutti coloro che quotidianamente ed eroicamente garantiscono la sicurezza nel paese

Chi svolge la meravigliosa professione di poliziotto sa bene che deve mettere in conto anche il rischio di ferirsi o perdere la vita per difendere la sicurezza degli altri ma quello che è insopportabile – tuona Spagnoli – è morire gratuitamente per colpa di una politica indifferente e sorda ai gridi di allarme ed alle richieste di vicinanza che ogni giorno vengono rivolti da chi è sul campo ed opera tra mille difficoltà.

La morte del  giovane collega 29enne forse poteva anche esser evitata se egli fosse stato dotato di spray urticante o pistola taser – continua Spagnoli – Con questi strumenti non avrebbe avuto bisogno di entrare in colluttazione con il delinquente e quindi con ogni probabilità non ci sarebbe stato il tragico epilogo

Questa politica invece continua ad impegnarsi sul reato di tortura per le forze dell’ordine, come ha dichiarato qualche giorno fa anche il Ministro Orlando dicendo che si impegnerà per dare un’accelerazione all’iter, e se ne infischia altamente della loro sicurezza.

Ora – insiste il segretario della Consap – assisteremo alle solite passerelle di alcuni rappresentanti delle Istituzioni che presenzieranno ai funerali, dichiareranno vicinanza alla famiglia ed alle Forze dell’Ordine, diranno che la moglie ed il figlioletto non saranno lasciati soli e poi, il giorno dopo, ci sarà nuovamente il vuoto assoluto”

Gli uomini e le donne delle Forze dell’Ordine sono stanchi di combattere una lotta impari contro una criminalità che è sempre più agguerrita e consapevole delle maglie larghe della giustizia italiana che gli consente di farsi beffa di poliziotti, carabinieri, finanzieri etc – prosegue Spagnoli –

Proprio ieri alcuni miei colleghi, completamente frastornati e demoralizzati, mi hanno raccontato di un’inseguimento mozzafiato in autostrada nei confronti di due uomini che non avevano pagato il carburante in una stazione di servizio. Dopo circa 20 chilometri di velocità folle, hanno abbandonato il veicolo in autostrada e si sono dati alla fuga. Poco dopo sono stati rintracciati, trovati in possesso di cocaina e oggetti d’oro di cui non sapevano indicare la provenienza, clandestini in Italia (cosa dovevano fare di piu?); ebbene, per colpa di una legge troppo garantista, non è stato possibile portarli in carcere in quanto risultavano incensurati né porli agli arresti domiciliari perché senza fissa dimora in Italia quindi, il tempo strettamente necessario per redigere gli atti, e sono stati posti nuovamente in libertà.

Sono certo – continua ancora il rappresentante della Consap – che se invece di Francesco fosse morto il fuggitivo, il collega sarebbe finito sotto inchiesta e sarebbe entrato nel girone infernale della macchina della giustizia semplicemente per aver tentato di fermare un delinquente che non voleva farsi identificare.

Oggi purtroppo, in Italia, un poliziotto, nell’adempimento del suo dovere, non potendosi difendere adeguatamente, o  muore o ha altissime possibilità di essere indagato.

Sono altrettanto certo infatti che Francesco questo lo sapeva bene e, mentre correva dietro a quell’uomo, non aveva la sua mente libera e concentrata esclusivamente su come fare per fermarlo in sicurezza ma, con ogni probabilità, pensava anche che il suo operato sarebbe stato messo sotto la lente di ingrandimento della magistratura qualora il fuggitivo si fosse fatto male o lo avesse denunciato dichiarando che erano stati usati metodi violenti nei suoi confronti.

Voglio rivolgere un pensiero di gratitudine, che sono convinto sia lo stesso di milioni di italiani onesti, al coraggioso collega Francesco Pischedda per il suo gesto, da considerare assolutamente eroico in quanto compiuto in un paese in cui le leggi, offrono ai delinquenti il massimo delle garanzie sottraendole a chi è chiamato a far rispettare quelle stesse leggi e poi – conclude Spagnoli – voglio fare una richiesta ad alcuni politici per favore non dite più “siamo orgogliosi delle nostre forze dell’ordine”, come avete fatto più volte negli ultimi tempi, in occasione dei vari eventi sismici e della tragedia di Rigopiano, perché noi non lo siamo di Voi!”

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