Prostituzione, la giornalista Tiziana Panella propone multe ai clienti. La replica di Cruciani

Giuseppe Cruciani per “Libero Quotidiano”

Non bastassero i politici, adesso ci si mettono pure i conduttori televisivi a indicare al popolo la retta via da seguire, a impartire lezioni di comportamento e di morale (sessuale). Così l’ altro giorno una giornalista de La7, Tiziana Panella, sognando un mondo senza peccati e senza peccatori, un mondo (per lei) meraviglioso e ideale dove non esistono impulsi sessuali e dove finalmente le donne non sono costrette dal testosterone maschile a fare le mignotte, ha trovato la soluzione definitiva per eliminare una volta per tutte quella millenaria attività che si chiama prostituzione.

«Sono convinta – ha arringato con visibile soddisfazione – che il problema lo risolviamo presto con le sanzioni ai clienti. Una bella fotografia a casa, che meraviglia…». Già, che meraviglia. L’ Italia, tra banche quasi fallite e immigrazione clandestina alle stelle, effettivamente non aspetta altro: migliaia di letterine che arrivano nelle abitazioni da Nord a Sud a far scoppiare tumulti e risse tra coppie e simili.

«Mandiamo delle simpatiche fotografie a casa, una bella fotina…» continuava a dire la Panella, esaltata dalla prospettiva di incendiare la convivenza di milioni di persone per salvare l’onore del corpo delle donne. Nello stesso studio televisivo, era in corso la trasmissione “Tagadà”, c’era a darle manforte in questa crociata contro gli uomini zozzoni persino Ignazio La Russa. Sì, proprio lui, l’ex ministro della Difesa del governo Berlusconi. Ignazione nostro, persona navigata e spesso fuori dal coro, si è messo a parlare di «cambiamento culturale», espressione che non vuol dire un fico secco.

Per lui «gli uomini vanno a puttane per egoismo» (difficile immaginare vadano per generosità, ma tant’è…) e «un po’ di riprovazione sociale non fa male, bisogna far passare il messaggio che è bello fare l’amore con un rapporto affettivo e che fare sesso a pagamento è una brutta cosa». I bordelli, per Ignazio, andavano bene per i nostri nonni che avevano difficoltà a trombare fuori dal matrimonio, adesso invece questa difficoltà non c’è e pagare per avere sesso no, non è cosa giusta.

Ora, non si fosse sentito il vocione tipico di La Russa, uno avrebbe fatto fatica a distinguere le sue opinioni da quelle di una certa Bini, deputato del Pd, che nello stesso consesso tv si è detta convinta che la «legalizzazione aumenta lo sfruttamento delle prostitute» e di avere pure «studiato le esperienze degli altri Paesi».

Certo, come no. Infatti mentre costoro chiacchieravano seduti nelle poltroncine di come infinocchiare il puttaniere nostrano, scorrevano alle loro spalle le immagini di migliaia di italiani che ogni giorno varcano il confine per recarsi nella vicina Austria, luogo nel quale fanno quattrini sul sesso senza preoccuparsi troppo di come abbassare la libido dei maschietti. Perché poi lì, alla patta dei pantaloni si arriva. «Il problema è la sessualità maschile», osservava pensosa la scrittrice Dacia Maraini in un altro talk.

E mai nessuno che si alzi a dire una cosa semplice semplice: fatevi gli affari vostri, non rompete le palle a chi vuole passare qualche minuto in santa pace con le proprie ossessioni o le proprie voglie. È del tutto ovvio infatti che non è compito del cliente arrapato indagare sui magnaccia e sulla presunta schiavitù delle signorine che utilizzano, spesso con reciproca soddisfazione.

Per quello ci sono polizie e forze dell’ ordine. A meno che Panella e compagnia non considerino reato proprio l’ essere arrapati, con lo Stato che dice all’uomo dove può infilarlo e dove no. Così, nel Paese dove si fa fatica a conoscere nomi e cognomi dei debitori delle banche c’ è chi non vede l’ ora di sputtanare per sempre il marito che si è fatto la sveltina prima di tornare a casa. Colpirne uno, per educarne cento. Auguri.

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