Teatro Verdi, Melasecche: “L’assessora alla cultura si informi dai suoi predecessori prima di parlare”

“Destituito di fondamento il comunicato che banalizza i problemi del Teatro Verdi di Terni”

Di Enrico Melasecche*

Parlare del Teatro Verdi senza avere conoscenza precisa della reale situazione che lo riguarda, pur di lanciare segnali banalmente tranquillizzanti, denota leggerezza e confonde ulteriormente le acque. La chiusura da circa dieci anni della struttura cittadina più importante dedicata alla cultura è destinata in queste condizioni a durare ancora a lungo. Volontà e responsabilità politiche evidenti, confusione totale, errori, sprechi, incoerenza e blocchi ideologici continuano a prevalere. Manca ad oggi, ad otto anni dall’inizio del primo mandato Di Girolamo, un progetto architettonico definitivo per cui non si comprende bene da che parte si vuol andare, nè il sindaco si è mai assunto la responsabilità di dichiararlo pubblicamente. Manca la variante urbanistica relativa, giacente nel cassetto di qualche assessore. Manca un accordo con la Fondazione Carit la quale è stata pur disponibile ad assumersi parte importante dell’onere del recupero a condizione che fosse rispettoso della storia della città e della identità del teatro per antonomasia, denegata da interventi di vari assessori, che hanno dichiarato di voler indire un bando per una generica progettazione architettonica ad oggi esistente solo nella loro fantasia. Nel frattempo il primo intervento parziale sul pronao si configura come uno spreco di danaro pubblico, viste le condizioni di sporcizia e di umidità che ne hanno già  vanificato gran parte del risultato apparentemente conseguito. Il secondo intervento di consolidamento strutturale, oltre che in gravissimo ritardo (scadono prima della fine dell’anno i termini posti dalla Regione per concludere l’intervento, mentre il cantiere aprirà sembra in primavera) andrà a condizionare la scelta finale in quanto prevede la realizzazione del tetto al livello attuale della ricostruzione postbellica, impedendo di fatto il recupero del progetto originale del Poletti, quello di teatro tradizionale all’italiana, come è avvenuto in tutto il resto dell’Umbria. Come è avvenuto nei teatri polettiani di Fano e Rimini. A Terni si continua a voler stravolgere la storia, imporre la damnatio memoriae sulla lunghissima tradizione culturale esistente, trasformando ideologicamente il DNA di Terni in quello di una città esclusivamente postindustriale, nata con l’acciaio e dipendente esclusivamente da esso. Il Teatro Verdi è stato per oltre un secolo e mezzo, ben prima dell’industrializzazione, il cuore culturale di Terni: musica, lirica, teatro ma anche manifestazioni civiche e culturali che hanno visto personaggi illustri infiammare il cuore e la mente dei ternani, da Cesare Battisti a Trilussa e moltissimi altri, compresi i pianisti che grazie al Concorso Casagrande sono stati lanciati nel firmamento mondiale della musica pianistica. Oltretutto un appalto che nasce in queste condizioni, incerto e parziale, con la torre scenica che si va a ricostruire che verrà in futuro a sua volta coperta da nuove murature di nuovi futuri appalti, rischia di favorire perizie di variante con ritardi, riserve da parte dell’impresa, aumento dei costi e contenziosi defaticanti come è avvenuto per il cimitero ed altre opere importanti.  Chiediamo viceversa con un apposito atto di indirizzo che sia indetto, come sta avvenendo a Perugia per il Teatro Turreno, un preventivo confronto con la città, mediante un consiglio comunale straordinario aperto in cui le associazioni cittadine, la gente possano tutti esprimersi liberamente, ma anche per obbligare il sindaco ad assumersi pubblicamente le proprie responsabilità dichiarando, una volta per tutte, quale teatro intende realizzare, con quale percorso tecnico amministrativo, con quali finanziamenti  ed entro quale data. Che la città sia allo sbando è fin troppo evidente, ma proprio su questo tema può recuperare unità d’intenti ed orgoglio civico a condizione che chi governa faccia definitivamente chiarezza e mostri la necessaria capacità decisoria.

*Lista Civica “I love Terni”

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