Predissesto Terni, Cecconi (FdI): “Il piano deve prima passare in consiglio e dopo al Viminale”

“Nessuna scorciatoia. Una parte del Piano di riequilibrio si basa sulla vendita delle farmacie comunali che, per statuto, non possono essere cedute ai privati”

Di Marco Celestino Cecconi*

Esiste un quadro definitivo dei debiti/crediti tra Palazzo Spada e le partecipate? No. Io lo chiedo da anni. I Revisori dei Conti, da anni, ammoniscono sul fatto che, alla fine, a carico del Comune emergeranno altri debiti. E adesso il Viminale esige a stretto giro questi dati. Quasi tutto il Piano di riequilibrio si basa sulle alienazioni, dalle Farmacie (attualmente invendibili per statuto) ed alcuni terreni (che però prima dovrebbero scontare delle varianti urbanistiche): esistono perizie giurate sul loro valore? No. E non esiste nemmeno un inventario delle proprietà comunali. Ma è un’altra documentazione pretesa dal Ministero. Quanto fa il totale dell’ammortamento, per il prossimo quinquennio, della voragine provocata dalla cancellazione dei residui attivi? 11 milioni di euro, più il corrispondente per il 2016.  12 milioni e 800 mila in totale: cifra enorme che – ammonisce il Viminale –  avrebbe dovuto essere inserita nel Piano. Svista, incapacità, malafede? E le coperture? Con 4 interrogazioni e 2 atti di indirizzo, abbiamo messo i punti sulle i. Senza scorciatoie: il Piano è, per legge, di competenza del Consiglio e in Consiglio dovrà  tornare, per emendamenti e integrazioni. Entro i termini imposti dal Viminale.

*capogruppo Fratelli d’Italia-AN, Comune di Terni 

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