Roma, Cardinali e sinistra al caviale insieme contro il popolare Mc Donald’s

A Borgo Pio si contesta l’apertura di un nuovo Mc Donald’s in un palazzo di proprietà del Vaticano, gestito dall’APSA, a pochi metri da Piazza San Pietro. Il Cardinale Domenico Calcagno, presidente dell’APSA, rassicura: “Mc Donald’s ci ha fatto una buona offerta per l’affitto e abbiamo accettato, anche se i cardinali che abitano nel palazzo non vogliono quell’attività sotto casa”

Alla fine ha aperto i battenti. A nulla sono valse le minacce di barricate dei residenti dello storico rione (capitanati dal professore Alberto Asor Rosa) e le proteste degli stessi cardinali: il McDonald’s di Borgo Pio, a pochi metri dal colonnato di San Pietro, è aperto e funzionante dal 30 dicembre. Con tanto di addette con felpa e cappellino che distribuiscono volantini all’esterno delle vetrine del palazzo tra Borgo Pio e via del Mascherino. Il polverone sollevato dall’apertura del mega fast food vicino al Vaticano è arrivato anche sulla stampa internazionale: il New York Times ha pubblicato un articolo che ripercorre l’intricata vicenda iniziata lo scorso settembre. Ma finita, si potrebbe dire, nel più «italiano» dei modi: «Nonostante le proteste, l’agenzia che sovrintende il patrimonio immobiliare del Vaticano ha approvato il contratto di locazione e il ristorante ha aperto tranquillamente la scorsa settimana senza nessuna protesta pubblica» scrive l’autorevole quotidiano.

La vicenda – I locali, in passato occupati da una banca e rimasti a lungo vuoti, sono stati affittati dalla McDonald’s lo scorso settembre. Uno spazio di più di 500 metri quadrati in un palazzo di proprietà dell’Apsa (Amministrazione del patrimonio della sede apostolica) e quindi del Vaticano. A protestare contro il contratto di locazione (che, secondo alcune fonti si agirerebbe sui 30mila euro al mese) sono stati per primi i residenti, preoccupati dallo «stravolgimento dell’identità artistica, culturale e sociale del rione». Il professor Asor Rosa ha definito la nuova apertura «il colpo di grazia che abbatte l’animale ferito». Poi a lamentarsi sono stati anche i cardinali che abitano nello stesso palazzo e, infine, anche il Municipio ha sollevato alcuni rilievi (tecnici e burocratici) che hanno rimandato l’apertura. Solo rimandato, come visto.

La battaglia per i centri storici – La salvaguardia dell’identità del centro storico sta diventando sempre più un’urgenza comune a tutte le città d’arte prese d’assalto dai turisti. E dalle multinazionali. E se il sindaco di Firenze, Dario Nardella –citato in giudizio dalla McDonald’s per il no all’apertura di un fast food in piazza Duomo con un risarcimento richiesto di 18milioni di euro – porta avanti la sua guerra a per «salvaguardare il patrimonio culturale» (compreso quello enogastronomico) della città, a Roma la battaglia non è ancora iniziata. Quello di Borgo non è che l’ultimo caso: poco prima in via della Conciliazione, la strada-cartolina che porta milioni di fedeli sotto il «Cupolone», sono apparse le insegne dell’Hard Rock Cafe ( altro brand internazionale) al posto di una storica libreria specializzata in testi religiosi. Per non parlare dell’invasione di mini-market aperti fino a notte fonda con la vendita di superalcolici . O della scomparsa delle tradizionali botteghe buttate fuori dal centro e rimpiazzate da negozi di paccottiglia e souvenir-fotocopia che riempiono il centro storico: a Fontana di Trevi, in via in Arcione, sono rimasti solo due negozi romani. Nonostante le verifiche del Municipio. (roma.corriere.it)

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