Terni, Cecconi traccia il bilancio di fine anno: “Trionfo della mistificazione, tra debiti e inchieste”

Di Marco Cecconi – Consigliere comunale, capogruppo Fratelli d’Italia-AN

Il 2016 consegna agli annali una delle pagine peggiori della storia di Terni e, segnatamente, della capacità politica e amministrativa di governare questa città. Una giunta (sindaco in testa) sulla quale pende la spada di Damocle di un’inchiesta giudiziaria in corso condotta, per di più, per reati efferati, come l’aver creato un sistema (l’ “associazione a delinquere” ipotizzata dalla Procura) finalizzato a truccare gare e appalti (la “turbativa d’asta”) a favore degli amici degli amici, dalla manutenzione del verde alle mense scolastiche alla pubblica illuminazione e via così. Tutte cose verissime, a prescindere dal fatto che risulteranno penalmente rilevanti oppure no. Mentre intanto la città va alla deriva. Mentre intanto a Palazzo Spada si sventola  il riconoscimento di questo territorio quale “area di crisi complessa” come fosse un successo, anziché la certificazione di un fallimento.

Ecco, la mistificazione: proprio la cifra che contrassegna anche la farsa di quel “Piano di riequilibrio pluriennale” che la maggioranza in Comune si è appena approvata. Mistificazione sulle cause del predissesto, mistificazione nel tentativo di fare a scaricabarile. Mistificazione nei rimedi messi in campo per tappare i buchi.

LE COLPE DI CIAURRO – Il secondo mandato-Ciaurro (al quale, udite udite, oggi l’assessore al bilancio e il PD cercano di far risalire i debiti) fu quello dell’ “anatra zoppa”: il che vuol dire che ad avere la maggioranza in consiglio – dove i bilanci si approvano, si emendano, si bocciano o si riscrivono – era proprio la coalizione di sinistra. Che magari (è tutto agli atti) utilizzò questo potere assoluto, superiore a quello di sindaco e giunta messi insieme, per destabilizzare i conti. E minare così l’Amministrazione del “nemico”, pur in presenza di piena disponibilità di risorse, allora, per finanziare tutti gli ingenti investimenti utilizzati in quella felice stagione: per trasformare in meglio il tessuto urbano e il volto della città e potenziare, come mai più è avvenuto da allora, le sue dinamiche economiche, culturali e di sviluppo.

OCCULTAMENTO PLURIENNALE – Il punto vero, invece, è che le colpe che hanno portato ad una voragine di 14milioni e mezzo di euro –  il totale dei debiti da ripianare con il famoso “Piano di riequilibrio” – sono tutte scritte nelle censure che la Corte dei Conti e i Revisori hanno messo nero su bianco, completamente inascoltati, anno dopo anno, bilancio dopo bilancio, almeno dal 2013. Entrate virtuali che era chiaro in partenza nessuno avrebbe mai incassato: multe, ma anche concessioni edilizie fantomatiche in anni di conclamata crisi del settore, vendite inventate o contenziosi senza futuro, come per l’ex foresteria della “Terni” a Piazza Tacito o l’assurda faccenda-Telecom, da cui si diceva (mentendo) sarebbero arrivati introiti milionari di cui nessuno invece vedrà mai un centesimo. Ricorso ad anticipazioni costosissime, per sopperire alla conseguente carenza di liquidità. Debiti e crediti con le partecipate mai messe in chiaro (con gli effetti venuti a galla proprio con il predissesto). Impegni di spesa senza copertura, fuori e contro qualunque programmazione o controllo. Censure che riconducono la responsabilità del buco – e dell’aver tentato di occultarlo fino ad ora – tutta in capo a questa Amministrazione. 

SOLUZIONI ALTERNATIVE – Quale avrebbe potuto essere l’alternativa? Ammettere da subito l’evidenza. Chiudere la gran parte di quei carrozzoni succhia-soldi che sono le partecipate (anziché crearne di nuove). Favorire la massima concorrenza nelle gare di appalto (anziché garantire grossi margini sempre ai soliti).  Reinternalizzare i servizi (dalle riscossioni, alla cultura, anziché ingessare il bilancio di quest’ultima nel vuoto a perdere milionario del CAOS). Programmare ed attuare il riequilibrio già da anni (ora ne saremmo quasi fuori), anziché continuare a fare nuovi debiti.

RIMEDI PEGGIORI DEL MALE – Adesso che siamo al redde rationem, invece, si propongono rimedi che, se non sono peggiori del male, riescono a sommare una tale quantità di profili di dubbia legittimità, si fondano così tanto sul soccorso rosso e sul ricorso a soldi pubblici, dall’essere tutto, il “Piano di riequilibrio”, fuorché quell’operazione-trasparenza che ci si vuol far credere: tant’è che, per far luce sulle tante zone d’ombra qui di seguito elencate, abbiamo già presentato una serie di interrogazioni urgenti.

FARMACIE INVENDIBILI – Più della metà dei fondi tappa-buchi dovrebbero arrivare dalla vendita ai privati del 90% della Società che gestisce le farmacie. Peccato che ad oggi quella Società non è vendibile. E a poco servirà cambiarne lo statuto se non si superano l’insormontabile ostacolo dell’incedibilità delle licenze e quello delle pesantissime questioni fiscali che deriverebbero dalla trasformazione: questioni su cui trasmetteremo una segnalazione ad hoc alla Corte dei Conti, chiamata ora a ratificare il Piano oppure no.

SOCCORSO ROSSO – Un’altra cospicua somma dovrebbe arrivare dalla vendita di alcuni immobili all’ATER, che dunque utilizzerà soldi nostri per dare una mano a Di Girolamo & C.. Oppure dalla cessione di alcuni terreni agricoli, previa variante: per trasformarli magari in aree industriali (ma chi se le compra, con l’aria che tira e tutto l’invenduto e i capannoni vuoti che ci sono in giro?) o per realizzare in zona-Prampolini, dietro S.Valentino un centro multiservizi destinato a rappresentare un monstrum urbanistico, un assurdo socio-economico e l’ennesima cattedrale nel deserto.

PARTITA DI GIRO – Ma il capolavoro arriva con l’ipotesi di incassare 1 milione e mezzo di euro vendendo alla TerniReti srl (società al 100% del Comune) qualche centinaio di parcheggi sparsi qua e là: parcheggi che la Società, per ragione sociale, dovrebbe limitarsi a gestire. In pratica, è come se il Comune vendesse qualcosa a se stesso. Una partita di giro, oltretutto, nel tempo tutt’altro che redditizia: considerato che i soldi per l’acquisto la TerniReti dovrà decurtarli da quelli che comunque dovrebbe stornare al Comune come ricavato della gestione dei parcheggi già in uso.

IL MURO DELLA MENZOGNA – Sicuramente non c’è niente di penalmente rilevante neanche in questo. Magari (è tutto da dimostrare) siamo al limite persino della legittimità amministrativa. Il punto è che la sinistra e il PD non si possono permettere di perdere Terni. E, pur di restare attaccati alla poltrona e giocare al risiko di un potere in frantumi, senza più contatto con la realtà, hanno scelto di andare a battere contro il muro della menzogna che loro stessi hanno edificato. 

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