Terni: “Per coprire i debiti si vendono le farmacie, ma lo Statuto vieta la cessione ai privati”

Cecconi (FdI-AN): “Pronti a denunciare alla Corte dei Conti le illegittimità del piano pluriennale di rientro”

TERNI – Nella tragicommedia del predissesto, la realtà supera la fantasia e il riferimento che ho fatto nei giorni scorsi a proposito di Totò, che in un celebre film tenta di vendersi la fontana di Trevi, era tutt’altro che una battuta.

Nel piano pluriennale di rientro che la giunta ha approvato il 21 dicembre scorso e che è stato sottoposto al voto del consiglio comunale in tutta fretta, fra Natale e Capodanno, infatti, si fa qualcosa di molto simile. Ben oltre il 50% dell’intera manovra (che corrisponde ad un totale di 14milioni e 590mila euro) è legato agli introiti che dovrebbero derivare dalla cessione ad un soggetto privato del 90% delle quote della Società di gestione delle farmacie comunali, neo-costituita, per un valore complessivo stimato in 7milioni e 872mila euro. Peccato che gli articoli 5 e 10 dello statuto della FarmacieTerni Srl lo impediscano tassativamente: vietando in forma esplicita la cessione di quote a soggetti diversi da enti pubblici. Non solo: sempre nei suddetti articoli dello statuto si stabilisce che la cessione eventuale possa avvenire solo a partire dal 2018, mentre nel Piano di riequilibrio varato dalla giunta si ipotizza allegramente di cedere il primo 70% della FarmacieTerni e incassare il corrispondente già l’anno prossimo. Primo risultato: la delibera di giunta del 21 dicembre scorso confligge con lo statuto vigente delle Farmacie e perciò è invalida e illegittima. Secondo risultato: il Piano di riequilibrio sottoposto al voto del consiglio comunale è privo di copertura per oltre la metà. Il bene alla cui cessione sono affidate le maggiori speranze di rientro è un bene indisponibile, proprio come la Fontana di Trevi. Siamo nelle mani di inetti ed incapaci.

Per dare tempo all’Amministrazione di rivedere il Piano facendo le dovute rettifiche, ho chiesto stamane in apertura di seduta di ritirare la delibera e aggiornare la convocazione del consiglio alla prima data utile, anche perché – per legge – per approvare il Piano c’è tempo fino alla scadenza del termine di 90 giorni a decorrere dal primo voto del 18 ottobre scorso e cioè fino a metà gennaio. Ma la maggioranza e la giunta hanno fatto orecchie da mercante, rifiutandosi addirittura di discutere questa proposta.

Magari adesso diranno che cambieranno lo statuto: ma non basterà. Magari proveranno a dire che trasformeranno la Società, attualmente in house: ma non sarà sufficiente neanche questo, perché sussisterà un insuperabile problema di cessione delle licenze. Magari proveranno a sostenere che tutto si risolverà, gara compresa, entro il 2017, inclusa la vendita e il relativo incasso: fandonie, perché per qualunque variazione che riguardi la FarmacieTerni Srl ci vorranno preliminarmente nuove delibere di consiglio comunale, nuove iscrizioni al REC  e via dicendo.

Inetti, incapaci e bugiardi. La fontana di Trevi allo stato non è vendibile. E, se davvero il consiglio comunale decidesse di rendersi complice di una simile enormità, votando un Piano viziato all’origine, trasmetteremo immediatamente una denuncia ad hoc alla Corte dei Conti.

Marco Cecconi, Capogruppo Fratelli d’Italia – COMUNE DI TERNI

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