Biodigestore di Foligno, Carbonari: «Lesa la reputazione del Comune? Lo facciamo noi l’esposto in Procura»

La consigliera regionale del M5S, Maria Grazia Carbonari, evidenzia le numerose anomalie nella procedura autorizzativa per la realizzazione del biodigestore di Casone. L’esponente pentastellata attacca: «Proibito toccare il manovratore»

FOLIGNO (PG) – “È un Paese curioso il nostro, dove è irrituale che si mandi una diffida a compiere atti che possono rappresentare violazione di norme fintantoché non ci siano chiarimenti in merito e dove la difesa della salute e dell’ambiente rappresenta una lesione della reputazione e dà diritto a chi si sente leso di riservarsi ogni azione nelle sedi dovute”. Questo il commento della consigliera regionale del M5S Maria Grazia Carbonari alla risposta ricevuta dal Servizio Ambiente del Comune di Foligno in seguito alle diffide inviate sul tema dell’autorizzazione ambientale per la costruzione del Biodigestore di Casone.

“Dal verbale della Conferenza di servizi del 3 novembre 2016 – spiega Carbonari – nella quale erano stati esaminati tutti i pareri per la concessione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) al progetto del Biodigestore, si evincevano infatti tutta una serie di presunte irregolarità che sono state da noi, tramite legale, argomentate e comunicate in maniera reiterata ai partecipanti della Conferenza e alle autorità di vigilanza, riservandoci ogni riserva in difetto di valutazione. Le irregolarità riguarderebbero in larga parte atti e negligenze del Comune di Foligno che, nello specifico: avrebbe dovuto autorizzare l’impianto di biometano con Procedura Abilitativa Semplificata (P.A.S.), che comporta l’applicazione del regolamento regionale n. 7/2011, sugli impianti alimentati da fonti di energia rinnovabile, e, di conseguenza, il divieto alla costruzione di impianti bioenergetici a distanza inferiore di 1500 metri da aree residenziali. Aspetto quest’ultimo di fondamentale rilevanza ai fini sanitari, ma è forse meglio far finta di non capire per Comune, Regione e ASL (!?); non si è tenuto conto – continua Carbonari – che i due impianti da autorizzare (impianto di biometano e di compostaggio con produzione di fertilizzanti) ricadono in Fascia A del P.A.I. (Piano Assetto Idrogeologico), considerando, a tal proposito, esaustiva la dichiarazione di ‘non delocalizzabilità’ da parte del Direttore di ATI3 (organo non tecnico), mentre tale attestazione è per legge competenza del Comune, come in tal senso ammonito dall’Autorità di Bacino del Fiume Tevere; non è stata adottata – aggiunge – la variante urbanistica, come inizialmente prevista nella delibera del Consiglio comunale n. 55/2015, adottata anche per autorizzare il vecchio impianto di compostaggio, venendo i due nuovi impianti a ricadere in area di pregio agricolo, non certo ’emendabile’ automaticamente con l’autorizzazione ex art. 208 D.lgs. 152/2006, come si vuol far credere. Altrimenti, si finirebbe per realizzare questi impianti impattanti in ogni dove”.

“A tutto ciò – va avanti Carbonari – che si è dettagliatamente argomentato, lo scorso 20 dicembre, in una diffida al rilascio dell’AIA, a firma dell’Avv. Valeria Passeri, che richiedeva la sospensione del procedimento fintantoché non pervenissero chiarimenti sul caso, risponde il Comune di Foligno, nella persona del dirigente del Servizio ambiente, Vincent Ottaviani, con una lettera dove essenzialmente viene asserito che: non c’è nient’altro da aggiungere a quanto sinora detto e quanto fatto è pienamente regolare; le nostre reiterate osservazioni su presunte irregolarità possono ledere la reputazione del Comune, di cui si è riservato ogni azione in ogni sede opportuna”.

Secondo Carbonari, “tale condotta, opinabile sotto più profili, conferma ulteriormente la ‘ritualità’ e ‘veridicità’ delle nostre osservazioni, contrariamente a quanto ci viene rimproverato con toni chiaramente non consoni ad un’Istituzione, che dovrebbe per prima tutelare salute e ambiente. È proprio vero che non c’è peggior sordo di chi non voglia ascoltare, chissà perché? In nome della salute e dell’ambiente ci riserviamo quindi noi – conclude – il diritto di presentare un esposto alla Procura”. (Acs)

 

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