Appalto riqualificazione via dell’Argine, Melasecche: “Che sta combinando l’assessore Bucari?”

Il consigliere di opposizione chiede che venga ritirata la delega dei Lavori Pubblici all’assessore Stefano Bucari. “Di Girolamo – afferma Melasecche – è il padre putativo di Bucari che, come è noto, alle ultime elezioni sembra aver ricevuto molte preferenze dal sistema delle coop”

TERNI – La vicenda relativa all’indagine della Procura della Repubblica sugli appalti del verde pubblico e su quello per la gestione dei diciotto cimiteri comunali ha portato all’ennesimo rimpasto di giunta con il trasferimento di alcune deleghe dagli assessori indagati ad altri. Comportamento prudenziale quanto doveroso, chiesto da parte dell’opposizione e recepito dal sindaco per dare l’impressione di non essere coinvolto direttamente quale faccendiere politico nella “gestione anomala” degli appalti. Rimane un problema: ci meraviglia che il sindaco abbia pensato di tagliare in modo così semplicistico il cordone ombelicale che lo lega strettamente al suo attuale figlioccio. Bucari ha infatti annunciato ufficialmente in I Commissione, poche ore prima che scoppiasse l’inchiesta “Spada” , che stava procedendo all’appalto del lavoro di riqualificazione di Via dell’Argine, € 200.000, con lo stesso meccanismo utilizzato per verde e cimiteri, riservando cioè al giro di alcune cooperative amiche un lavoro che esula peraltro dalla semplice potatura di siepi o dallo sfalcio dell’erba, ma presuppone professionalità di ben altro tipo, di tipo normativo, edile ed impiantistico proprio di un’opera pubblica. La mia contestazione a tale sistema è registrata agli atti. La vox populi attribuisce come noto la messe di preferenze ottenute alle ultime elezioni da Bucari proprio al sistema delle coop che avrebbero preferito orientare il proprio pacchetto di voti, non più a due consiglieri comunali Nannini e Vinciarelli che pure si erano spesi, in conflitto di interessi, a favore delle imprese di cui erano soci. Le recenti dimissioni di Nannini da Rifondazione Comunista, rea ai suoi occhi di essersi aggiunta a chi, come il sottoscritto, non da oggi critica pesantemente il sindaco per la situazione tragica in cui versa la città, ne costituiscono prova delle logiche che fanno di Terni “una città di gomma” espressione usata da un sostituto procuratore della Repubblica in un confronto con studenti delle scuole superiori. Quale miglior occasione di eleggere direttamente un assessore “pesante” che sarebbe transitato quanto mai opportunamente dal settore del welfare il cui appalto aveva “seguito amorevolmente” a quello del verde, dei cimiteri e dei LLPP dove la tecnica della “riserva di appalti” sta concretamente espandendosi a macchia d’olio?
Non ci siamo stancati di dire, fin dalle due consiliature Raffaelli, che questo sistema di connivenze danneggia pesantemente la città, il suo presente ed il suo futuro, ma anche quel minimo di etica che non può non essere alla base di un confronto politico sano, in cui, al di là o meno di aspetti penali di competenza della magistratura, una maggioranza che utilizza sistematicamente in questo modo il potere per il potere avvelena i pozzi della democrazia, aspetto questo che per certi esegeti della Costituzione Repubblicana più bella del mondo appare una contraddizione fin troppo stridente. Non solo, ormai i rapporti personalissimi e diretti fra sindaco, assessori e gruppi di potere che entrano ed escono dai loro uffici, come da una porta girevole, quando un cittadino normale attende spesso mesi per essere ricevuto, ma anche i contatti quotidiani fra alcuni finanziatori della campagna elettorale del sindaco che ormai stazionano sistematicamente fuori e dentro l’emiciclo, fanno emergere l’urgenza che che il “sistema Terni” ha un bisogno urgente di esser resettato per tornare a livelli di decenza. In questo caos tutto avviene al di sopra di dirigenti che, lungi dallo svolgere con la schiena diritta un’azione amministrativa da “civil servant”, appaiono meri esecutori di accordi diretti fra politica-affari, qualsiasi possa essere la ragione dello scambio, a cominciare da sostegni politico elettorali per ambizioni politiche in carriera. La legge Bassanini che segnava lo spartiacque fra funzione politica e funzione dirigenziale sembra a Terni esser diventata una mera dichiarazione di principio. La cosa che più allarma è poi l’arroganza di alcune manifestazioni che utilizzando la buona fede di molti lavoratori conducendoli in guerre personali contro chi chiede solo legalità e rappresenta una intimidazione con cui lanciare segnali inequivocabili a quegli organi dello Stato che hanno avuto l’ardire di cercare di far rispettare la legge. Altro che città di gomma! Ci manca solo che qualche processione si fermi, come nella migliore tradizione di alcune cittadine del sud, davanti all’abitazione di alcuni attori e si faccia fare l’inchino alla Madonna. Quindi chiediamo che il sindaco assegni ad altro assessore la delega ai LLPP ama soprattutto che lui stesso valuti, alla luce anche del suo coinvolgimento diretto nelle indagini, un atto di rispetto nei confronti della città, affidando ai ternani tutti la decisione di tornare in primavera a nuove elezioni.

Enrico Melasecche, Lista Civica “I love Terni”

(foto: UmbriaON)

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