Coop in consiglio: “lavoratori strumentalizzati. C’è chi parcheggia la Maserati a Palazzo Spada nel posto del sindaco”

Enrico Melasecche attacca: “fallito il tentativo di intimidire l’opposizione, scientemente organizzato da alcuni burattinai”

Di Enrico Melasecche, consigliere comunale*

Ieri in consiglio comunale scena già vista. Quando la crisi economica che attanaglia il Comune, frutto di un quindicennio di sprechi, di perdite sistematiche delle partecipate, di fallimento di tutti i grandi progetti gestiti da una classe di incompetenti, giunge a momenti di verifica, coloro che hanno gonfiato, grazie alla politica, i propri fatturati in modo esponenziale, succhiando dal bilancio del Comune e delle sue partecipate fino all’ultimo euro possibile, mandano avanti i  lavoratori, spesso “caporalizzati” e sottopagati, il vero proletariato dei nostri tempi, utilizzati coma massa di manovra per eleggere assessori e sindaci, forzare i bilanci ma spesso anche la legge. Abbiamo visto queste scene più volte, quando le doverose gare di appalto minacciavano non certo i lavoratori garantiti dalla clausola sociale ma alcuni burattinai ormai gonfi di milioni di euro di utili ben mimetizzati nelle pieghe dei bilanci di alcune cooperative e società varie, facenti parte tutte della “Ditta” di dalemiana memoria. Abbiamo subito anche intimidazioni quando pretendevano il c.d. “Biglietto unico” non paghi di quanto già alcune cooperative percepiscono alla Cascata grazie al coraggio di chi rivoluzionò quei luoghi ed introdotto il pagamento del biglietto a vantaggio della intera città. Costoro sono coloro che fanno investimenti patrimoniali rilevanti, parcheggiano in Maserati a Palazzo Spada al posto del sindaco,  pretendono appalti senza gara per gestire le scorie dell’AST, vogliono accaparrarsi la pubblica illuminazione togliendola all’ASM, utilizzata ormai, da molti, senza grandi scrupoli, come l’ennesima mucca da mungere.

La storia di questi anni, caratterizzata dal connubio politica/affari disegna un quadro desolante di fallimenti in cui le responsabilità sono non solo di coloro che agivano a Palazzo Spada ma anche dei “compari” che hanno sempre manovrato nella convinzione che il Municipio, casa comune di tutti i ternani, fosse “cosa loro” o se si preferisce, in prima persona plurale “cosa nostra”.

Un sistema di potere che ha prodotto negli ultimi venti anni  una serie infinita di danni. Si cominciò dal lontano Molino Cooperativo di Amelia (prima esperienza illuminante di cui alcuni esegeti di regime cercano di nascondere persino il ricordo) al BIC, dalla Città dello Sport a Umbria Innovazione, dall’ISRIM al Consorzio per le aree industriali, dal Centro Multimediale agli Studios Cinematografici di Papigno, dal grande Polo di Terni Città Universitaria alla Città della Salute. Hanno chiuso persino l’ICSIM, il polo culturale di Franco Giustinelli che tace ma acconsente. Stanno liquidando fra i debiti anche le vari ATC, ATC Parcheggi e ATC Servizi nate da quella incredibile “stangata” di Umbria Mobilità cui questa classe dirigente ha portato la città fra il tragico e il ridicolo. Siamo passati indifferentemente dal “negazionismo ambientale” di un quindicennio al “negazionismo politico-amministrativo” che ha visto passare disinvoltamente dai BOC, alla finanza derivata, dalle perdite di ASM a quelle delle Farmacie Comunali. Ho parlato ieri con i soci lavoratori di questi problemi durante la lunghissima sospensione chiesta dal PD per ruminare il solito atto di indirizzo machiavellico per lavarsi le mani in modo pilatesco. Qualche facinoroso, di quelli che urlavano un po’ vigliaccamente da lontano dietro l’anonimato della folla, tirava poi per la giacca i lavoratori per impedir loro di parlare con il sottoscritto nel timore che le mie argomentazioni potessero convincerli. La verità è che questo regime è alla frutta e questa “guerra fra poveri”, fra i lavoratori maltrattati ed una intera città ridotta al dissesto, non giova né a questi lavoratori né alle loro famiglie, meno che meno ai loro figli. Violare il tempio della democrazia cittadina per intimidire chi aveva pieno diritto di parlare in libertà, a tutela anche dei 110.000 ternani non presenti in aula, mentre alcuni consiglieri del PD sghignazzavano è stato uno spettacolo deprimente ma di certo ha ottenuto l’effetto contrario di quello voluto. Ho invitato i lavoratori a tornare in consiglio a metà gennaio in cui si sarebbero meglio resi conto delle conseguenze, per loro e per tutti, obbligate dal piano di rientro relativo al predissesto. Vedremo allora chi urlerà e contro chi.

*Lista Civica “I Love Terni”

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