D’Alema a Perugia: “Non bastava il piduista Cicchitto, pure il P3 Verdini”. L’ombra delle logge deviate sulla riforma costituzionale

Attenti a quei P2 !!!

PERUGIA | (NuovoCorriereNazionale) – Un D’Alema in gran forma alla Sala dei Notari di Perugia nell’incontro organizzato dal Comitato del centrosinistra per il ‘No’ al referendum. Con lui il noto giornalista Luca Telese e il professor Mauro Volpi, Ordinario all’Università di Perugia, ex membro del Csm e tra le punte di diamante dei comitato per il ‘No’.

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D’Alema è stato ironico e ficcante. Cominciamo dalla battute, tutte ben assestate e con obiettivi precisi.

La Boschi e le addizioni. “Quella sui risparmi è una bufala. La Corte dei conti afferma che si tratta di 50 milioni di euro l’anno, ossia lo stipendio dei senatori, ma la ministra Boschi parla di 500 milioni di euro annui. Ora, tra i conti della Boschi e quelli della Ragioneria dello Stato credo siano da considerare più attendibili questi utili. Non so come abbia fatto le addizioni la Boschi, poteva chiedere a suo padre, che a quanto pare è un esperto”.

Berlusconi e la Siae. “Centralizzare il potere sul presidente del Consiglio, ridurre la partecipazione dei cittadini in vari modi tra cui le liste bloccate, garantirsi così anche la nomina del Capo dello Stato e così via. Guardando alla riforma costituzionale di Renzi e alla legge elettorale da lui voluta a tutti i costi, l’Italicum, penso che Berlusconi potrebbe chiedere alla Siae la corresponsione dei diritti. Berlusconi infatti ci provò con la riforma costituzionale del 2006, brutta ma meglio di questa di Renzi. Noi del centrosinistra ci opponemmo e la riforma costituzionale fu bocciata dal referendum. A bocciarla ci fu anche Renzi, forse si è dimenticato”.

Verdini e la P3. “Alleata organica del governo è Ala di Verdini. Ora, io auguro ad Ala di spiccare il volo, ma per adesso il suo leader è stato condannato in primo grado a 4 anni di carcere ed è il puntello dell’Esecutivo Renzi. La condanna riguarda la P3. Non bastava la loggia P2 di un altro sostenitore di questa riforma costituzionale, l’onorevole Cicchitto, ci voleva anche la P3 per non farci mancare niente”.

Renzi, Marchionne e il Senato del Lussemburgo. “Anche ieri Renzi e Marchionne si sono presentati a braccetto in una fabbrica della Fiat, dove Marchionne ha risciorinato il suo mantra per il ‘Sì’ ed è rimasto male quando gli operai gli hanno detto che voteranno ‘No’. Marchionne, poi, si è detto ‘disgustato’. Però Marchionne per pagare meno tasse rispetto all’Italia ha preso la cittadinanza del Lussemburgo. Si dice ‘disgustato’ e sciorina sul Senato italiano quando per motivi fiscali risiede in Lussemburgo? Si interessasse del Senato del Lussemburgo allora.Starei attento, se fossi in Renzi, a farmi vedere a braccetto con lui. Rischia il boomerang”.

I padri ‘ricostituenti’. “Questa non è la modifica della Costituzione, è una nuova Costituzione visto che cambia un terzo degli articoli, con valori che la ispirano ben diversi da quella che abbiamo. A un dibattito ho sentito una battuta molto bella. ‘Questi si sentono padri costituenti ma, per non confonderli con quelli veri che dettero vita alla Costituzione del ‘48, è meglio chiamarli ‘ricostituenti’”.

E ci fermiano qui, perché le ironie e le frecciate lanciate da D’Alema sono state davvero tante.

Ma il succo del suo ragionamento, che ha toccato praticamente tutti i punti della riforma costituzionale, è questo. La riforma va letta insieme a quella elettorale, perché quest’ultima è consustanziale alla prima. Il disegno è quello di un accentramento del potere, di un’oligarchia che estende le sue mani su tutto e svuota l’animus della nostra Costituzione. Anche Berlusconi ci provò e non a caso anche in quel caso l’abbinata fu riforma costituzionale e legge elettorale nota come ‘Porcellum’. L’attentato alla Costituzione berlusconiana del 2006 fu fermato dai cittadini al referendum, come spero avvenga anche stavolta.

E poi il pasticcio del Senato, sul quale ha molto insistito anche il professor Volpi. “Un mostriciattolo”, lo ha definito D’Alema. Che non viene scelto dai cittadini, ancora una volta espropriati, e che di tutto si interessa meno che della divisione delle risorse tra Regioni e Stato. Perché la cassa deve restare stretta nelle mani del nuovo Principe. E poi piena di errori gravi. Ad esempio, ha detto l’ex premier, siccome il Senato nella riforma costituzionale ha parere decisivo su questioni chiave come ad esempio il recepimento della normativa comunitaria, non è previsto cosa accadrà se Senato e governo sono in disaccordo. Una mancanza grave, aperta a qualsiasi soluzione e che potrebbe produrre il caos. Un vuoto cosìè incredibile che si sia potuto lasciare.

Quanto e cosa accadrà nel caso della vittoria del ‘Sì’, D’Alema è convinto di due cose. La prima è che la vittoria del ‘Sì porterà alle elezioni anticipate, sfruttando l’onda della vittoriachiudendo il cerchio della vittoria dell’oligarchia. La vittoria del ‘No’, invece, come ha già fatto capire il Capo dello Stato, non porterà ad elezioni. Ci sarà un nuovo Esecutivo per dare tempo al Parlamento di fare una nuova legge elettorale e, magari, tracciare modifiche diverse alla Carta costituzionale e in questo senso c’è già un disegno di legge che ha raccolto l’adesione di 158 parlamentari di diversi partiti.

La seconda è che la vittoria del ‘Sì’ determinerà inevitabilmente la nascita di un altro partito della sinistra italiana, perché la sinistra dovrà dare alla propria azione un orizzonte di contrasto alla deriva antidemocratica, oligarchica, che fa crescere le disuguaglianze. “La sinistra – ha detto – deve tornare a fare la sinistra – ad ampliare gli spazi di partecipazione dei cittadini, gli spazi di democrazia, a favorire la riduzione della disuguaglianza, a spingere la mobilità sociale, a difendere i diritti al lavoro, ai diritti sui luoghi di lavoro, i diritti all’istruzione, a una vita dignitosa”. Il ‘No’, insomma, aprirebbe una fase nuova, e democraticamente più avanzata,nella politica e nella società italiane.

E poi D’Alema contesta alla radice la narrazione ddi Renzi secondo cui in 30 anni non si è fatto niente. “Anzi – ha detto D’Alema – si è fatto troppo, comprese non poche modifiche alla Costituzione. Spesso, però, nelle maggioranze della destra si è fatto male. Il discorso che votare ‘Sì’ è che ‘intanto cambiamo qualcosa, poi aggiusteremo’, è folle. Stiamo parlando della Costituzione, la Legge fondamentale della convivenza civile e dei diritti/doveri. L’impressione è che abbiano davanti dei futuristi: fare, agitarsi comunque. Serve invece la qualità delle innovazioni. E la sinistra questa qualità la vede nell’allargamento della partecipazione della democrazia, non in derive oligarchiche”.

Questo spiega, ha scandito l’ex premier spesso interrotto dagli applausi, perché secondo i sondaggi i giovani voteranno ‘No’ in maniera straripante. Perché sono i dimenticati della globalizzazione, quelli che hanno visto svanire i diritti conquistati dai loro padri e non vogliono più farsi imbrogliare. Su questi terreno possiamo sfidare e vincere i populismi, i Grillo. Non rincorrendoli sul loro terreno.

Chi c’era

Tra i numerosi presenti (la Sala dei Notari era piena) da segnalare Solinas, Mignini, Locchi, Brutti, Mandarini, l’avvocato Ghirga, Mario Bravi, Stefano Vinti, Catanelli, Potenza, Caponi, Gaia Grossi, Carnieri, Bottini, Anna Lisa Doria, Mariano Borgognoni, Orsini (ex sindaco di Città di Castello), Valentini (ex sindaco di Perugia).

 

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