Effetto Trump, Renzi ‘nazionalista’ elimina la bandiera UE. Palazzo Chigi: «Messina non c’entra»

Il Governo smentisce: «non c’è stato alcun intervento del consulente Jim Messina, in merito alla nuova disposizione delle bandiere tricolori alle spalle del premier Matteo Renzi».

ROMA – Solo il tricolore in primo piano. Via la bandiera europea. Cambia la scenografia per le conferenze stampa del presidente del Consiglio. Renzi sembrerebbe deciso a ‘fare l’americano’, o meglio il ‘nazionalista, quando si presenta davanti ai giornalisti per annunciare provvedimenti di governo o per gli interventi in rete in diretta dal suo ufficio a Palazzo Chigi. La novità non è da poco. Spesso la sostanza è nei dettagli. E il leader del Pd ci tiene moltissimo all’immagine.

Da qualche settimana, per la precisione dalla sera del briefing al termine del Cdm che aveva approvato il Def, Renzi ha come sfondo non più un solo tricolore ma ben sei con il vessillo Ue ultimo della fila. Nelle uscite pubbliche più recenti del presidente del Consiglio, ultima quella di ieri al ‘Matteo risponde’, filo diretto con i cittadini sui social, dietro la scrivania del suo studio in piazza Colonna manca la bandiera europea.

Raccontano che dietro il cambio di stile ci sia lo zampino di Jim Messina, lo spin doctor scelto da Renzi per gestire la campagna del referendum costituzionale. Sbarcato dagli States alcuni mesi fa, lo stratega americano ha già dettato la linea da seguire, improntata tutta sull’analisi dei big data e sul coinvolgimento diretto degli elettori. Messina ha organizzato la campagna presidenziale del 2012, che portò proprio Barack Obama ad essere rieletto alla Casa Bianca.

Tuttavia l’ufficio stampa di Palazzo Chigi smentisce tutto: «destituita di fondamento la notizia secondo cui il consulente americano Jim Messina starebbe dietro alla decisione della disposizione dei tricolori alle spalle del Presidente del Consiglio Matteo Renzi ieri durante il #matteorisponde».

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