L’analisi del sismologo Enzo Boschi: «è impossibile prevedere i terremoti, la prevenzione va fatta sulle costruzioni»

In un’intervista al “Corriere dell’Umbria” il noto geofisico e sismologo evidenzia che occorre essere consapevoli di vivere in zone altamente sismiche e quindi costruire di conseguenza

(Il Corriere dell’Umbria) – “Cosa sta accadendo al nostro Centro Italia? Non c’è nulla da meravigliarci. Questa zona sismica è ben rappresentata nella mappa di pericolosità del nostro Paese. Quello che forse è inaspettato e questa sostanziale durata. Ma che, come tutte le sequenze sismiche, avrà un suo inizio e una sua fine”. Necessità di avere piena consapevolezza della vulnerabilità del territorio, quindi, emerge dalle parole di Enzo Boschi, uno dei massimi sismologi italiani, ex presidente dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia e attualmente professore ordinario di Sismologia all’Università di Bologna.
Professore, cosa sta accadendo in questi giorni?

Nella Mappa di Pericolosità Sismica del nostro territorio nazionale, che ormai tutti conosciamo, questa zona sismica del Centro Italia è ben rappresentata. Dal sisma dell’Irpinia del 1980 abbiamo iniziato a elaborare questa mappatura, che ha portato ad avere una legge nazionale sulla prevenzione sismica, approvata dieci anni fa, nel 2006. Non sono studi superficiali, bensì si basano su una storia e su indicazioni relative a un arco temporale di duemila anni. Da tutto quanto emerso, è stata elaborata una mappa, che oggi ci indica (con gli ormai noti colori viola e rossi per le zone più altamente sismiche) la pericolosità delle diverse aree della Penisola. Ecco, da questa mappa traiamo una conclusione: questa serie di terremoti iniziata ad agosto non ci deve meravigliare. Semmai, ciò che è inaspettata è la sua durata. Si è attivata una sezione/segmento dell’Appennino, dove si sta propagando la frattura nella crosta terrestre. La zona ora cerca una sua stabilità, liberando energia sotto forma di terremoto.
E che legame c’è tra quanto accaduto questa estate ad Amatrice e il sisma fortissimo che ha colpito l’Umbria, Norcia in particolare, e le Marche (Visso, Ussita, Castelsantangelo sul Nera) in questi ultimi giorni?
Partiamo da un presupposto. Le faglie non si ‘contagiano’. Ogni zona ha il suo terremoto. Una faglia che si attiva, scarica energia e si esaurisce con la scarica di terremoto.
Cosa dobbiamo aspettarci, fermo restando che, come ci è stato sempre detto, i terremoti non si possono prevedere…
Come tutte le sequenze sismiche, anche questo terremoto ha un inizio e una fine. Ma dobbiamo aspettarci un lungo periodo di repliche. Nell’ordine di mesi e mesi, forse anche un anno. Ricordiamoci del resto che in Irpinia lo sciame sismico si protrasse per 18 mesi. Ma, ribadisco, ogni zona sismica ha le sue caratteristiche.
La Mappa di Pericolosità Sismica in vigore oggi quindi è attendibile e aggiornata?
Sì, quando venne approvata nel 2006, dopo essere stata sottoposta al vaglio di una Commissione internazionale di esperti, è stata poi man mano aggiornata, con revisioni che vengono effettuate almeno ogni 4 o 5 anni.
La violentissima scossa di terremoto di domenica 30 ottobre ha portato distruzione ma anche cambiamenti morfologici evidenti…
E’ una giusta osservazione. Non sempre si osservano queste variazioni così palesi. Ad esempio, la spaccatura che si vede sulla montagna (immagine che sta facendo il giro del mondo in queste ore) di fatto non è nulla di preoccupante. E’ la ‘traccia’ in superficie della frattura che si propaga. Ma non dovrebbe creare problemi. Probabilmente resterà così per sempre, col tempo tenderà semmai a mitigarsi per effetto delle variazioni in superficie.
Ci sono state poi le frane, gli abbassamenti dei livelli del terreno, il corso del fiume Nera ‘deviato’ dalla montagna che è piombata a valle…
Ci vorranno lunghi periodi di osservazione sul campo, dai quali scaturiranno studi, per poter definire dettagliatamente quelle che sono state le trasformazioni a livello morfologico del territorio…
Almeno, di fronte a tanta distruzione, non ci sono state vittime…
Non è un caso. Molta gente intanto era già fuori casa. E poi lì, dopo il terremoto di Colfiorito (1997-1998) si è ristrutturato e costruito in modo migliore.
Professore, i terremoti non si possono prevedere… cosa possiamo fare?
Intanto essere consapevoli di vivere in zone altamente sismiche. Poi costruire di conseguenza. I terremoti non si possono prevedere, ma dal monitoraggio costante che viene svolto in tutta la Penisola si può definire un ‘andamento’. Non si può stabilire quando avverrà un terremoto. Ma valutare dove e quanto potrebbe essere forte sì. E questo è ciò che ci serve sapere, per costruire e ricostruire il nostro Paese. E solo così salvaguardare le vite umane.

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