Terremoto: «I soldi se li sono mangiati. Speso tutto per camere e parcheggi, nessuna messa in sicurezza»

Lo rivela a “La Repubblica” il custode dell’Abbazia di Sant’Eutizio, distrutta dal sisma: «Di soldi per i restauri ne sono arrivati tanti, si sono mangiati tutto»

PRECI (PERUGIA) – Dalla finestra della sua stanzetta ricavata nei gabinetti pubblici – costruiti nel piazzale con i soldi del Giubileo del 2000, ma mai inaugurati – Marco il custode allunga la mano verso l’antico monastero degli eremiti, quel gioiello inestimabile dell’abbazia di Sant’Eutizio a Preci, schiantato dal terremoto sotto il costone del monte: “Mamma mia, quanti soldi buttati nella ristrutturazione”, ricorda. “Tre miliardi e 200 milioni di lire: si sono mangiati tutto”.

Il monastero, nato nel V secolo quando un gruppo di eremiti scelse le grotte nella roccia per insediare una comunità, ha incrociato le vite di San Francesco e San Benedetto, ma alla fine del ‘900 era “più o meno come oggi, dopo il terremoto: un cumulo di pietre in rovina”. Anzi no: allora c’era il rosone, tra i più belli della nostra storia sacra, oggi scomparso insieme alla facciata travolta dalla roccia del cimitero che la sovrastava a picco.

Così l’abbazia di Sant’Eutizio è diventata uno dei simboli – insieme a San Salvatore in Campi a Norcia, e a Santa Maria in Via a Camerino – della devastazione senza precedenti nel patrimonio di arte sacra colpito dal sisma. “Sant’Eutizio e San Salvatore in Campi – denuncia lo storico dell’arte Tomaso Montanari – sono state danneggiate dal terremoto di agosto, ma non sono stati fatti i consolidamenti: potevano essere salvate”. E con Santa Maria in Via si è rischiata la replica della tragedia di Accumoli: anche qui il campanile è precipitato su una casa. Stavolta, fortunatamente, era vuota. “I danni sono molto gravi ma non capisco le polemiche – replica il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini – è chiaro che aumenteranno i fondi per la ricostruzione”. È stato fatto “un lavoro scrupoloso – aggiunge – dopo il 24 agosto e anche ora. Ma la vastità dei danni comporta che si debbano seguire delle priorità”.

Eppure, su Sant’Eutizio, di soldi ne sono piovuti tantissimi. Ricostruita, ristrutturata: ora eccola di nuovo a terra. Il primo benefattore “fu don Fabrizio – ricorda Marco, il custode – dopo vent’anni di abbandono venne qui e si mise a ricostruire pietra su pietra. Era il ’91. Vivevo in Romagna, un amico mi portò a conoscere questo prete straordinario. Ero disoccupato, mi chiese se volevo dargli una mano a sistemare tutto: non me ne sono più andato. Cominciammo a lavorare, intanto lui raccoglieva le donazioni: spese 600 milioni di lire per rimettere in sesto la struttura, un po’ alla volta”.

I soldi arrivarono poco dopo, grazie ai buoni uffici di don Fabrizio “e dell’allora sindaco di Preci, Alberto Naticchioni, una persona molto in gamba che poi divenne sindaco a Norcia. Ottennero quei 3,2 miliardi per il Giubileo, e nel ’98 iniziarono i lavori”. Ma don Fabrizio morì, il sindaco si trasferì e arrivarono i guai. “Al piano di sopra, dove c’era una mansarda vuota, fecero sei camere per i pellegrini – ricorda il custode – tutte con bagno. Sotto, invece, il museo con l’attrezzatura dell’antica scuola chirurgica di Preci. Poi la sacrestia, il parcheggio e il casotto dei bagni pubblici in cui ora dormo io. Rifecero gli intonaci e le grondaie… I lavori sono durati quasi tre anni: da settembre ’98 a inizio 2001. Ripristinarono anche il prato esterno, che ora è sceso di dieci centimetri “. Insomma, i lavori li hanno fatti: “Sì, ma non per 3,2 miliardi! Assolutamente no. Quando ci sono tanti soldi, gli operai spostano di qui le impalcature, le rispostano di là, ma fanno poco. Non c’era nessuno a seguire i lavori. Veniva qualcuno della Curia, sì, ma una volta ogni tanto”.

E il consolidamento? In zona sismica di rischio così elevato è lì che dovrebbero andare gli sforzi. E invece “non avemmo soldi nemmeno dopo il terremoto del ’97, perché lesionò solo un poco l’abside. Invece si spese per mobili, librerie, cucina attrezzata, quella sì, perfettamente a norma. Per la cucina spesero 80 milioni di lire, comprese le celle frigo in acciaio. Per la struttura hanno messo qualche chiave qui e là, e hanno fatto infiltrazioni di cemento con le pompe, facendo buchi nei muri. Ma adesso, dopo 16 anni, l’abbazia è tornata come prima: un rudere”.

A Marco, in paese, vogliono tutti bene. Da 25 anni vive al servizio dell’abbazia e delle migliaia di pellegrini, svaniti dopo il sisma del 24 agosto. Il terremoto della valle del Tronto è bastato per far danni anche qui in val Castoriana, e per convincere le autorità a circondare tutto di scotch rosso e transenne. Per un po’ il prete che governava la parrocchia

e la struttura dormì in auto, poi lo hanno trasferito in attesa degli eventi. E Marco il custode si è spostato nei bagni pubblici intonsi da 16 anni, adattando uno stanzino a cameretta, un gabinetto a cucina: “Sto bene, qui. Tanto era tutto nuovo, ho smontato il wc e via”.

La Repubblica

Rispondi