Canoni idroelettrici, M5S chiede di alzarli: il PD vota contro, ma sarebbero soldi utili per le casse del Comune di Terni

Liberati: “Milioni di euro sottratti a Terni, alla Valnerina, a Baschi. Cascata delle Marmore aperta solo un’ora alla settimana per esigenze di produzione elettrica”

PERUGIA | (Acs) – Il consiglio regionale dell’Umbria ha respinto, con 10 voti contrari (PD e SeR) e 3 favorevoli (Mancini, Fiorini-Lega, Claudio Ricci-Rp), la mozione del Movimento 5 Stelle, a firma Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari, sull’innalzamento dei canoni pagati per lo sfruttamento idroelettrico. I proponenti non hanno partecipato al voto.

LA RELAZIONE
ANDREA LIBERATI (Movimento 5 Stelle) ha illustrato l’atto di indirizzo parlando di “un forziere per pochissimi. Da 15 anni la centrale dell’Enel, poi privatizzata e venduta alle multinazionali, grazie al ricco bacino fluviale di Nera e Velino, hanno incassato 1,5 miliardi di euro a loro regalati dallo Stato. L’Europa ci impone le gare per il servizio idroelettrico, ma queste non si sono mai svolte. Abbiamo tolto quei soldi non a Terni, alle Valnerina, a Baschi, li abbiamo tolti agli umbri e agli italiani. Serve un nuovo senso critico che ci porti ad evitare di donare 100milioni di euro all’anno a queste persone. Il pur modesto aumento del canone è stato anche impugnato dall’associazione dei concessionari di diritti di sfruttamento. Chiudendo la Cascata delle Marmore per motivi di produzione elettrica ci priviamo di molteplici risorse, impediamo anche il deflusso minimo previsto dal Piano di tutela delle acque (4 metri al secondo per tutto il giorno). Abbiamo fatto un favore solo ai concessionari che si spartiscono questa ricchezza. Nel resto del mondo le cascate non vengono chiuse, dato che ci deve essere una compensazione tra gli interessi economici e quelli dei territori. La Cascata delle Marmore è la più antica del mondo modellata dall’uomo eppure questo sembra non interessare. Perdiamo migliaia di turisti che potrebbero arrivare da Civitavecchia, intercettando i flussi delle crociere, perché la cascata è aperta solo un’ora a settimana. Il lago di Piediluco subisce ogni giorno variazioni anche di un metro del suo livello, questo ha causato il dissesto idrogeologico delle sponde e del paese, che sta scivolando nel lago, come attestato dal tribunale regionale delle acque. Questo caos è legato ai processi di filtrazione, all’escursione giornaliera del livello. L’assessore dovrebbe approfondire la materia, i magistrati dovrebbero intervenire per svolgere il proprio ruolo. I canoni andrebbero ricalcolati sulla potenza efficiente e non su quella nominale, altro beneficio concesso a chi sfrutta le acque umbre. Restituiamo le risorse ai cittadini umbri”.

GLI INTERVENTI
CLAUDIO RICCI (Rp): “Oggi a Perugia è stato presentato il rapporto delle Nazioni unite sul rapporto tra gestione delle acque e posti di lavoro. Non è facile modificare i canoni, fissati attraverso convenzioni di non semplice modifica. La Seconda commissione consiliare potrebbe approfondire questi argomenti. Rispetto alla valorizzazione della cascata, quella con l’ampiezza di caduta maggiore d’Europa; andrebbe ripresa l’idea della sua candidatura tra i siti posti sotto la tutela Unesco. Si potrebbe proporre ai titolari di convenzione di sostenere questa candidatura, coinvolgendoli nel piano di gestione e di valorizzazione, attraverso pacchetti turistici integrati”.

FERNANDA CECCHINI (assessore regionale): “Non siamo rimasti fermi. Negli anni abbiamo fatto in modo che i comuni interessati agli impianti e alle derivazioni fossero coinvolti con risorse che vanno a sostenere progetti ambientali e turistici. In Valnerina c’è addirittura un consorzio che mette a disposizione dei Comuni circa 1 milione all’anno, frutto del canone che viene pagato. Abbiamo aggiornato i canoni concessori, passando da 15,56 euro a 31,02 euro a kilowatt, raddoppiando il costo e garantendo un introito maggiore alla Regione, mettendoci in sintonia con gran parte delle altre Regioni. Abbiamo anche stabilito che il 55 per cento dell’aumento dovesse andare a favore dei Comuni interessati dagli impianti. Circa 2 milioni di euro andranno quindi ai Comuni interessati. Sulla Cascata delle Marmore, ero già intervenuta: per la sua gestione esiste una convenzione che stabilisce tempi e modalità per il suo funzionamento. In questi anni abbiamo verificato l’interessante introito turistico generato e i posti di lavoro creati. Sulle modalità di rilascio delle concessioni, c’è un tavolo aperto al Ministero per concertare insieme alle Regioni il modo in cui aggiornare o perfezionare quanto già previsto. Ritengo quindi che la mozione sia da respingere”.

ANDREA LIBERATI ha replicato evidenziando che “la qualità ambientale del territorio non sembra interessare. Altrimenti non avremmo avuto un fiorire di problemi. L’apertura della Cascata non si può ridurre ad un confronto tra Comune di Terni e multinazionale. La Regione deve imporre l’apertura così come previsto dal Piano di tutela delle acque, per garantire il flusso minimo vitale. Il raddoppio del canone lascia comunque al concessionario un lucro gigantesco, 120 milioni di euro lo scorso anno. La politica non riesce a fare politica, mancano gli slanci e la voglia di tornare ai veri valori. Quelli sono soldi della gente e non della multinazionale. La convenzione è stata prorogata fino al 2019 mentre le gare non vengono fatte”.

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