In piazza contro l’Unesco che arabizza i luoghi sacri ebraici. Minopoli: «Papa Francesco spieghi al governo italiano da quale Tempio Cristo cacciò i mercanti»

La sede romana dell’Unesco, in piazza di Firenze, diventa il “Muro del Pianto” degli ebrei romani per protesta contro la risoluzione Unesco: «È come dire che il Colosseo è stato costruito dai Visigoti»

ROMA – «Abbiamo portato per un giorno il Muro del Pianto, che l’Unesco ha voluto cancellare dalla storia di Israele, proprio davanti all’Unesco». Così Claudio Cerasa, direttore de “Il Foglio”, ha spiegato il senso dell’iniziativa promossa dal suo giornale, ieri a Roma, per protestare contro la contestata risoluzione dell’UNESCO su Gerusalemme est. Il corteo si è poi diretto verso Montecitorio e Palazzo Chigi, per domandare alle istituzioni «perché l’Italia si è vergognosamente astenuta» sulla risoluzione e per «ristabilire un principio di verità», ha aggiunto Cerasa, avvertendo che «cancellare la storia di Israele non è scienza, educazione e cultura, ma è una Shoah culturale».

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LA RISOLUZIONE DEL’UNESCO, CONTESTATA DA ISRAELE – L’Unesco (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura) ha adottato, qualche giorno fa, una risoluzione su Gerusalemme Est per la protezione del patrimonio culturale palestinese. Tuttavia tale risoluzione, secondo il governo di Israele, ignora di fatto tutti i legami del popolo ebraico con i luoghi santi, negando il legame millenario degli ebrei con la Città vecchia dove sorge il Muro del Pianto, il luogo più sacro agli ebrei di tutto il mondo.

Il testo è stato approvato da 24 paesi e respinto da 6 (Usa, Germania, Gran Bretagna, Lituania, Estonia, Olanda). In 26 si sono astenuti (Italia compresa), mentre i rappresentanti di 2 nazioni non erano presenti al momento del voto. Nessun paese europeo ha quindi votato a favore.

Il documento dell’Unesco cita la “Palestina occupata” ed è fortemente critico nei confronti della gestione israeliana della Città Vecchia, che negherebbe ai musulmani il diritto alla preghiera. Ma il  punto simbolico del dissidio è un altro. Ed è legato al fatto che, nella risoluzione, viene usato solo il nome islamico per riferirsi al complesso della moschea di Al-Aqsa (la “Spianata delle Moschee”), ignorando completamente il termine ebraico “Monte del Tempio”.

Non che per gli islamici, la “Spianata delle Moschee” non sia sacra. Tutt’altro. Ma il problema è che la risoluzione è incentrata solo sui diritti (violati) dei palestinesi, senza riconosce a Israele i suoi legami storici con i suoi luoghi santi.

UMBERTO MINOPOLI: «SILENZIO ASSORDANTE DEL GOVERNO» – Anche Umberto Minopoli, collaboratore de “Il Foglio” e presidente dell’AIN (Associazione Italiana Nucleare),  ha preso parte alla protesta davanti alla sede romana dell’Unesco, in Piazza di Firenze.

«La più bella – scrive Minopoli sul proprio profilo facebook – l’ho sentita oggi, alla manifestazione contro l’Unesco, da un vecchio ebreo romano: “e’ come se si riunisse un po’ di gente e dicesse che il Colosseo e’ stato costruito dai Visigoti“. Aspetto che il buon Papa Francesco chiarisca ( anzitutto al governo italiano) da quale Tempio, Cristo caccio’ i mercanti, visto che quello di Gerusalemme era una moschea (con 600 anni di anticipo). Forse oggi, eravamo in tanti, sionisti e ben ferrati, abbiamo solo sbagliato l’obiettivo: la sede dell’Unesco era solo un posto inutile, abitato da inutili. Palazzo Chigi – conclude Minopoli – era la meta, per due fischi all’assordante silenzio del nostro governo sul voto di cui deve vergognarsi».

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