Affari&Politica, Liberati: «nessun limite per i centri commerciali. COOP, IKEA e i big del settore ringraziano»

Il consigliere regionale M5S critica i provvedimenti approvati dalla II Commissione e accusa «la melassa indistinta sinistra-destra. Su proposta del sindaco di Perugia, Romizi di Forza Italia, si è fatta passare una deregulation totale per le grandi superfici commerciali, che aggraverà lo svuotamento e la desertificazione dei nostri centri storici»

PERUGIA – “Politica & affari, deregulation totale per grandi superfici commerciali. Gli shopping mall in America sono in crisi, ma l’Umbria li vuole: e i consiglieri regionali non sanno nemmeno quel che votano”. Così il capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle, Andrea Liberati, commenta il voto di ieri, in Seconda Commissione, sulle modifiche apportate al Testo unico del Commercio.

“Fareste qualcosa – domanda l’esponente pentastellato – di cui ignorate le conseguenze, ricoprendo cariche pubbliche? I consiglieri regionali dell’Umbria non hanno dubbi: certo che sì. Intanto quel che accade Oltreoceano, com’è noto, anticipa molte tendenze. Negli Stati Uniti – spiega – sta infatti crollando il mito dello shopping mall (sempre più numerosi i fallimenti nel settore) e un certo Bernie Sanders, nel mentre, è giunto a un passo dalla nomination presidenziale, ribadendo la necessità di contenere le derive ultraliberiste. In Gran Bretagna, Tesco, Saynsbury’s e altre grandi realtà stanno gradualmente ridimensionandosi, perfino chiudendo. E da noi? In Italia, in Umbria – commenta -, siamo ancorati al ciclo precedente. Nel declino che viviamo, ieri, in Seconda commissione si è compiuto l’ennesimo delitto contro la nostra storia, eliminando ogni limite alle superfici delle piattaforme commerciali. Una classe politica imbarazzante quanto a miopia e provincialismo, con scelte infauste contrabbandate per ‘progresso’ e ‘modernità’”.

“La stessa Regione – precisa Liberati -, in un suo documento, non aveva tuttavia saputo quantificare le conseguenze di tale deregulation ‘sul tessuto economico complessivo’, ma il gregge belante dei consiglieri regionali è andato avanti bellamente, come fossimo a Dubai o in Cina o in una metropoli del Sud America. L’Umbria – aggiunge -, contaminata dal fenomeno di ‘affari & politica’, prosegue così nella consueta girandola di scambi di cortesie a vantaggio delle consorterie che contano. Tuttavia, per evitare di sporcarsi direttamente le mani, Giunta e Assemblea legislativa, la sinistra, stavolta hanno costruito la manovra da-e-con quel che resta della destra, anzitutto in sede extra-assembleare. Il sindaco di Perugia – continua il capogruppo del M5s – si è prestato infatti a questo giochino, recapitando ai consiglieri regionali una proposta di deregulation che aggraverà lo svuotamento e la desertificazione dei nostri centri storici: inutile e antieconomico finanziare a posteriori, con elemosine pubbliche, i cosiddetti centri commerciali naturali. Bastava non affossarli prima”.

“La medesima sinistra che in Regione, solo qualche anno fa, respingeva ulteriori ampliamenti della grande distribuzione organizzata, ieri ha dunque dato il via libera, in perfetta armonia con i suoi alter ego di ‘opposizione’: e nonostante già oggi l’Umbria consenta costruzioni fino a ben 20.000 mq, nonostante l’Umbria sia seconda per centri commerciali soltanto al Friuli, nonostante l’ostilità aperta e scritta di Confcommercio, la melassa indistinta sinistra-destra ha deliberato. Evidenti gli interessi sopravvenuti dei big del settore, da Coop agli altri, mentre su tutto aleggia la folle volontà di incastrare IKEA tra gli ultimi brani di terreno rimasti a Collestrada (Perugia)”.

“Mentre negli Stati Uniti – commenta Liberati – circa un terzo di questi templi del consumismo va in crisi o addirittura in rovina, in Umbria si insiste con idee fuori luogo e fuori tempo massimo, iniziative che rappresentano anche una non-proposta culturale in un quadro di socializzazione fasulla. Nessuno, in Regione, si chiede che fine facciano i proventi delle multinazionali straniere e italiane interessate, quante tasse davvero paghino allo Stato, quanti produttori nazionali siano schiacciati dai distributori, quanti posti di lavoro si perderanno, quanti bambini in Asia e altrove vengano sfruttati per la nostra ‘ricreazione’, quali enormi costi socio-economici comporti la fine del commercio tradizionale già sotto attacco di Internet. Quale enorme perdita di valore e quanti rischi ipotechino il futuro dei nostri centri storici. Riflettere sarebbe troppo”.

“Magari – aggiunge Liberati -, se avessero studiato il caso, lorsignori si sarebbero accorti che il bilancio complessivo di simili fenomeni non è esaltante, contro la rete sociale esistente, contro i lavoratori, al minimo salariale, ma pure contro i consumatori, la cui qualità negli acquisti peraltro nessuno controlla. Per non parlare del redivivo partito unico del cemento e dell’asfalto, della speculazione, dell’ambiente trattato da zombie, del riciclaggio di denari di dubbia provenienza. Siamo dinanzi agli epigoni dell’ultraliberismo – conclude -, eletti che si rivelano, ancora una volta, per gli anti-italiani che, in tanti, ormai ben conoscono”.

(Acs)

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