Terni, debiti e bilancio: «La Procura indaghi sul perché imprese e coop, che hanno finanziato il sindaco, superfatturano ma accettano di esser pagate in ritardo»

Il consigliere comunale Enrico Melasecche attacca sui debiti fuori bilancio del Comune di Terni verso le società che gestiscono la refezione scolastica. «Queste società – evidenzia Melasecche – emettevano fatture debordanti rispetto ai soldi stanziati in bilancio, ma accettavano di essere pagate in ritardo, aumentando interessi, penali e il debito nascosto dell’Ente pubblico. Un vero e proprio rapporto incestuoso tra coop, imprese di regime e Comune di Terni»

TERNI – Pubblichiamo l’intervento del consigliere Enrico Melasecche – Ho già spiegato come evidentemente ha funzionato il sistema. Se ne deve occupare una commissione di inchiesta oppure la IV Commissione presieduta da Federico Pasculli. Dal 2008, così dichiara almeno la dirigente nella proposta che Piacenti non voleva venisse fuori (la connivenza fra imprese di regime e politica era nato dai tempi di Raffaelli) le fatture emesse da All Foods e CNS erano debordanti rispetto ai fondi stanziati in bilancio (come mai questa superfatturazione?) per cui è iniziato questa sorta di “trascinamento illegale” con cui si pagavano le fatture vecchie con i fondi nuovi e si rimandava agli anni a venire il pagamento delle fatture più recenti.

Il debito nascosto (anche qui la Procura della Repubblica dovrebbe accertare le ragioni per cui le imprese che finanziavano prima Raffaelli poi Di Girolamo sono state al gioco di farsi pagare con anni di ritardo in un rapporto incestuoso fra coop, imprese di regime ed ente pubblico) in questo modo aumentava anche con fatture emesse non per prestazioni alimentari nelle mense ma per interessi e penali, vero e proprio danno erariale a carico della città e dei ternani tutti. Il sistema politico, ma questo l’ho denunciato più e più volte, si autoalimentava fra appalti prorogati, assunzioni di comodo, assessori beneficiati con le preferenze dalle coop, dirigenti accomodanti pagati 4 volte un altro dipendente che tenevano banco e quando potevano facevano persino “affari di famiglia”. Questo è il “regimetto” che ho cercato di combattere in questi lunghi anni di impegno politico e che sta cercando, finora inutilmente, di azzopparmi, con cecchini vari, da sinistra e da destra, con querele che stranamente stanno aumentando (come mai altri strenui oppositori non ne beccano neanche una?). L’impalcatura, nonostante connivenze vergognose di chi avrebbe dovuto controllare e di chi avrebbe dovuto perseguire (la legge è uguale per tutti è una freddura e lo stesso Cantone in proposito fa osservazioni illuminanti) sta crollando ed il panico alimenta un caos impazzito mentre su tutti giace “re Leo” che continua a balbettare come un disco rotto che “la città è viva”.

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