NUCLEARE, IL GOVERNO VENDE L’ANIMA DI SOGIN ALLA CINA?

Dato che in patria le operazioni di “decommissioning” vanno a rilento e il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi rimane un tabù, il MISE sta provando a fondere Sogin e Ansaldo Nucleare per estendere le attività di smantellamento delle centrali nucleari all’estero. Tuttavia, come rivela il parlamentare M5S Gianni Girotto, un incrocio di partecipazioni societarie rischia di consegnare il nucleare italiano, e il settore strategico della gestione delle scorie, in mano cinese. Questo perchè il 40% di Ansaldo Energia, che controlla Ansaldo Nucleare, è in mano a Shanghai Electric Corporation (“SEC”)

Pubblichiamo il testo integrale dell’interrogazione presentata da alcuni senatori del M5S, primo firmatario Gianni Girotto, ai Ministri dello Sviluppo Economico e delle Finanze

PREMESSO CHE

–  il 30 settembre 2016, il quotidiano “Milano Finanza” ha pubblicato l’articolo “Polo nucleare, l’Italia ci riprova”, in cui si descrive l’esistenza di un progetto di fusione tra Sogin SpA (Società gestione impianti nucleari) e Ansaldo nucleare per estendere le attività di decommissioning all’estero;

–  il progetto di fusione societaria sarebbe curato direttamente dal Ministero dello sviluppo economico e sarebbe stato già discusso anche con i vertici delle due società;

CONSIDERATO CHE 

–  la Sogin SpA è la società di Stato incaricata, ai sensi del decreto legislativo n. 79 del 1999, dello smantellamento degli impianti nucleari italiani non più in esercizio, della gestione in sicurezza dei rifiuti radioattivi prodotti e della chiusura del ciclo del combustibile. La società è interamente partecipata dal Ministero dell’economia e delle finanze, ed opera in base agli indirizzi strategici del Governo;

–  le installazioni nucleari interessate dal decommissioning sono le 4 ex centrali nucleari italiane di Trino (Vercelli), Caorso (Piacenza), Latina e Garigliano (Caserta) e gli impianti Enea di Saluggia (Vercelli), Casaccia (Roma) e Rotondella (Matera) nonché l’impianto Fabbricazioni nucleari di Bosco Marengo (Alessandria). Nel 2004 Sogin ha acquisito la quota di maggioranza del 60 per cento di Nucleco SpA, operatore nazionale specializzato nella gestione integrata dei rifiuti radioattivi e delle sorgenti provenienti dalle attività medico-sanitarie e di ricerca scientifica e tecnologica;

–  il decreto legislativo n. 31 del 2010 ha affidato a Sogin il compito di localizzare, realizzare e gestire il parco tecnologico e il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi prodotti dalle attività nucleari, industriali, di ricerca e di medicina nucleare;

–  alla Sogin compete il coordinamento delle attività previste dall’accordo stipulato tra il Governo italiano e la Federazione russa nell’ambito del programma “Global Partnership” che riguarda lo smantellamento dei sommergibili nucleari russi e la gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile irraggiato;

–  considerato inoltre che Ansaldo nucleare è impegnata nella realizzazione e nella manutenzione di reattori nucleari in Cina, in Romania e in Slovacchia. È controllata dalla società Ansaldo energia che è partecipata da Cdp Equity con il 44,84 per cento, dopo la cessione del 40 per cento a Shanghai electric corporationleader mondiale nella produzione di macchinari per la generazione di energia e attrezzature meccaniche. Cdp Equity si è impegnata ad acquistare entro il 2017 il rimanente 15 per cento di Ansaldo energia, attualmente di Finmeccanica,

SI CHIEDE DI SAPERE

–  se le informazioni circa l’esistenza di un progetto che riguarda la fusione tra Sogin SpA e Ansaldo nucleare, pubblicate sul sito del Ministero dello sviluppo economico, corrispondano al vero e quali siano le strategie future che lo stesso progetto di fusione intende sostenere in merito alle attività di decommissioning e alla realizzazione del deposito nazionale dei rifiuti nucleari oggi pienamente attribuite alla Sogin SpA;

–  se i Ministri in indirizzo non ritengano che sia rischioso concedere attività rilevanti per la politica e la sicurezza nazionale, come quelle del decommissioning e della realizzazione e gestione del deposito nazionale di rifiuti nucleari, a società con capitale straniero;

– se abbiano condiviso il progetto di fusione e non ritengano che sia opportuno avviare una riflessione, coinvolgendo pienamente il Parlamento.

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