Crotone deve avere il suo stadio: il Soprintendente Mario Pagano ha ragione. Non solo, ma si potrebbe superare il vincolo

La soluzione arriva dall’Umbria. La procedura per edificare, certificata dal Ministero dei BB.CC. di Roma e dalle Procure umbre, è applicabile per analogia anche in Calabria e allo stadio “Ezio Scida” di Crotone

Hanno costruito un’intera città e uno stadio e solo ora, nel 2016, sembrano accorgersi che sotto terra ci sono i resti dell’antica città di Kroton. Succede a Crotone. Succede in Italia. L’Associazione Nazionale degli Archeologi, il Ministero dei Beni Culturali e giornaloni vari si stanno stracciando le vesti perché il neo soprintendente Mario Pagano ha autorizzato l’installazione di strutture mobili per consentire di ampliare lo stadio cittadino e permettere alla squadra di giocare in serie A.

Decisione, quella del Soprintendente Pagano, ragionevole e ponderata. Subito però si sono scatenati quelli che un acuto osservatore ha definito gli “indignati ad orologeria”. “I lavori non si possono fare e non si può toccare nulla – dicono – perché lì sotto ci sono dei resti archeologici, l’area è vincolata e c’è divieto assoluto di edificabilità”. Anche l’Associazione Nazionale degli Archeologi ha condannato la decisione del Soprintendente Mario Pagano.

Strano. Sembra infatti che vi sia, da più parti, la volontà di colpire il Soprintendente Pagano più che un effettivo interesse alla tutela. Anche perchè da quando in qua un “vincolo”, di qualsiasi natura, ha mai impedito di costruire qualcosa, non solo in Calabria, ma in tutta Italia?

LO STADIO NON SOLO SI PUO’ AMPLIARE, MA SI POTREBBERO FARE NUOVI SCAVI –  Il “modello” umbro: complesso immobiliare privato composto da mega piscina, ristorante e camping nell’area archeologica di Ocriculum (TERNI). Vincolo modificato e progetto autorizzato

Complesso immobiliare privato nell'area archeologica di Ocriculum (Provincia di Terni)
Complesso immobiliare privato nell’area archeologica di Ocriculum (Provincia di Terni)

La soluzione è a portata di mano. La procedura che andremo ad esporre é semplicissima ed é stata vagliata e certificata non solo dallo stesso Ministero dei Beni Culturali, tramite le direzioni generali e la Soprintendenza, ma anche da due Procure della Repubblica Italiana (quella di Terni e quella di Perugia). Due Procure che hanno prontamente liquidato esposti e segnalazioni sugli iter amministrativi e autorizzativi seguiti: segno che erano ineccepibili.

Innanzitutto occorre vedere che cosa dice il decreto di vincolo che insiste sull’area e se vi sono espressioni del tipo:

“Sono consentite le opere che, a giudizio della Soprintendenza, siano riconosciute di pubblico interesse o finalizzate alla valorizzazione e fruizione dell’area vincolata”.

In tal modo la Soprintendenza può autorizzare opere:

  • di pubblico interesse,
  • oppure per la valorizzazione e la fruizione dell’area vincolata.

Queste sono delle vere e proprie parole magiche che attribuiscono alla competente Soprintendenza la più ampia discrezionalità su qualsiasi intervento edilizio da autorizzare in aree sottoposte a vincolo. Del resto chi può negare che uno stadio per far giocare la squadra di calcio cittadina, in Serie A, non sia di pubblico interesse?

Se tali espressioni non ci sono, basta che Comune di Crotone o Soprintendenza locale si attivino presso il Ministero dei Beni Culturali, al fine di “rettificare” l’originario decreto e farle inserire. È sufficiente una determinazione del Segretariato Generale del Ministero, senza scomodare il Ministro Franceschini, né i Sottosegretari.

In Umbria questo è stato fatto ed è andata benissimo: il predetto grande complesso immobiliare privato è stato autorizzato in piena area archeologica vincolata. Il Ministero dei Beni Culturali ha anche attivato delle ispezioni che hanno confermato come tutto sia stato fatto a regola d’arte. Il Soprintendente Mario Pagano, che ha lavorato bene anche qui in Umbria, conosce la procedura che fu seguita, nella nostra regione, dai Soprintendenti che lo hanno preceduto.

A questo punto il gioco è fatto. È sufficiente che nel progetto di ampliamento dello stadio sia prevista la presenza di un archeologo che sovrintende ai lavori di scavo e che l’intero intervento sia considerato, magari, anche come un primo stralcio per la valorizzazione del patrimonio archeologico ancora sotto terra. Si potranno prevedere degli spazi espositivi di reperti e resti archeologici, all’interno dello Stadio, con adeguata cartellonistica in modo da coniugare temi e concetti del tipo “Sport e Archeologia”, “passato e futuro”, “gioco e studio”.

Crotone può e deve avere il suo stadio, ora che la squadra è approdata finalmente in Serie A. Negare questa possibilità sarebbe l’ennesimo schiaffo dello Stato, rappresentato in questo caso dal Ministero dei Beni Culturali di Roma, alla Città e a tutta la Calabria.

I tifosi del Crotone devono assistere alle partite nel loro stadio e, in questo momento, dovrebbero sostenere il Soprintendente Mario Pagano che, a ragion veduta, ritiene che l’ampliamento possa essere eseguito senza pregiudizio per il patrimonio archeologico.

 

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