“In Umbria c’è gente che ancora vive nei container dal terremoto del 1997”. La denuncia choc

Il consigliere regionale Liberati (M5S) denuncia il grave caso del comune di Valtopina. Presentata interrogazione alla giunta regionale per chiedere quante siano le famiglie umbre senza una casa dopo il sisma del 1997

PERUGIA (ACS) – “In Umbria ci sono ancora famiglie nei container dopo il terremoto del 1997: vorremmo conoscere quante sono e per quanto tempo ancora ci saranno”. È quanto chiede il capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle, Andrea Liberati, che annuncia la presentazione di un’interrogazione sulla ricostruzione post sisma del ’97, nella quale solleva anche il “caso del comune di Valtopina” e denuncia “l’assenza dei controlli nei cantieri e edifici privi di disposizioni antisismiche”.

In particolare nell’atto si chiede “quanti siano i cittadini umbri che ancora vivono nei container, o comunque impossibilitati a rientrare nelle proprie case, e quali siano i motivi e le responsabilità disattese che hanno determinato questa situazione”. Inoltre Liberati interroga la Giunta per sapere “se non ritenga opportuno risarcire le famiglie coinvolte; come generalmente si comporti la Regione in caso di fallimento delle imprese costruttrici”. Ma anche “come intenda agire nei confronti del Comune di Valtopina, che pretende milioni di euro dai proprietari degli immobili per altrui responsabilità” e se la Giunta “possa escludere, ed eventualmente su quali basi, che anche altrove, nella ricostruzione umbra, esistano edifici privi dei dispositivi antisismici, pure alla luce dei ‘controlli sulla carta’ e alle autocertificazioni dei direttori di cantiere”.

Nell’interrogazione Liberati ricorda che “a seguito del sisma del 1997, a distanza di 20 anni, numerose famiglie umbre vivono ancora nei container messi allora a disposizione da vari enti per la gestione dell’emergenza. Ma i lavori della ricostruzione post sisma ’97 sono stati tutti autocertificati dai direttori di cantiere e verificati quasi ovunque, da parte pubblica, soltanto sulla carta, al fine dell’erogazione dei relativi fondi”.

“Come riporta SkyTg24 (https://goo.gl/8YKA4s(link is external)) – prosegue l’atto – , emergono una serie di criticità relative alla fase di ricostruzione. In particolare si cita il Comune di Valtopina, ma casi simili sono rilevabili anche altrove, dove dopo il fallimento di una prima impresa, nel 2011 la Procura ha disposto il sequestro dei cantieri, rinviando a giudizio gli appaltatori per il mancato rispetto delle norme antisismiche. Il Comune pretende dai residenti danneggiati oltre 2,5 milioni di euro, cifra destinata a crescere, per la ricostruzione degli edifici privati, a seguito della prescrizione o dell’accoglimento da parte del giudice della richiesta di non luogo a procedere da parte del pubblico ministero per i reati imputati all’impresa. Le perizie giurate certificano la pericolosità degli immobili ‘come le mele di Biancaneve: belli fuori, marci dentro’, rendendo impossibile il ritorno nelle proprie abitazioni delle famiglie tuttora costrette ai container”.

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