Roma, Caos M5S-giudice De Dominicis: parla l’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi

L’ex senatore Luigi Lusi, già tesoriere del partito di Rutelli, replica al ‘Messaggero’. Lusi precisa alcune “stupidaggini” dette dalla stampa sulle fasi del procedimento contabile inerente la gestione dei fondi della ‘Margherita’ e l’attività dell’allora capo della Procura regionale della Corte dei Conti del Lazio Raffaele De Dominicis

Riportiamo la nota pubblicata dall’ex senatore Luigi Lusi sul proprio profilo facebook

Sul (già) assessore al bilancio De Dominicis e su un certo Lusi (del quale spesso si parla senza conoscere un..nulla delle carte).

Sull’ennesima sciocchezza, oggi letta su Il Messaggero di oggi (9 settembre 2016, ndr) a pagina 1 e 2, concernente De Dominicis e la mia vicenda; scrive Il Messaggero: C’è chi ricorda il caso di Luigi Lusi che dopo aver intascato parecchi soldi, aveva cercato di migliorare la sua posizione con la giustizia (1), restituendo allo Stato parte dei soldi sottratti. I pm contabili erano d’accordo e accolsero la richiesta, ma il giorno dell’udienza, il procuratore De Dominicis si è presentato in aula e li ha sconfessati, facendo si (forte anche di una decisione della cassazione) (2) che il denaro ritornasse nelle casse (3).
Tre fesserie in 10 righe di colonna.
Offro – ad uso e consumo del lettore, ma soprattutto delle persone che hanno il diritto di (laddove lo vogliano) sapere – il quadro di ciò che accadde, grazie a De Dominicis, fra il maggio e il dicembre 2013.

Prima stupidaggine: Luigi Lusi aveva cercato di migliorare la sua posizione con la giustizia.

Nell’udienza del 6/6/2013, la Corte dei Conti del Lazio accolse l’istanza che avevo presentato e sottoscritto il 17/5/2013 su richiesta formulatami nel febbraio 2013 (erano presenti tutti e 3 i miei avvocati) da due Vice Procuratori generali della stessa Corte dei Conti del Lazio: tutti i beni già sequestrati a Lusi vanno allo Stato. Fatto che non mutava NULLA in mio favore nel processo penale già in corso (come si è finora visto).
In quell’udienza del 6 giugno 2013, il Capo della Procura regionale della Corte dei Conti, De Dominicis, – che nel frattempo aveva avocato a se il fascicolo togliendolo ai due Vice Procuratori generali proprio pochi giorni prima dell’udienza del 6 giugno – espresse parere contrario vantando che quel provvedimento sarebbe stato a me favorevole.
In quella stessa udienza, il medesimo De Dominicis presentò una questione di legittimità costituzionale sulla legge sul finanziamento pubblico ai partiti, con il risultato di essere sulle prime pagine dei media e di essere ricordato come “un coraggioso”! I media non spiegarono (ma lo capirono?) mai dove avrebbe portato la questione posta dal De Dominicis: infatti, e paradossalmente (cosa si arriva a fare per avere spazio sui media!), se la questione di legittimità costituzionale fosse stata dichiarata rilevante e non manifestamente infondata (ai fini del mio procedimento per responsabilità contabile) avrebbe fatto un favore a me, allungando a dismisura i tempi del processo contabile che sarebbe così stato sospeso fino alla pronuncia della Corte Costituzionale per poi dover ritornare alla Corte dei Conti del Lazio.
Ma le cose andarono diversamente.
La Corte dei Conti del Lazio il 6/6/2013 accolse l’istanza da me presentata: il destinatario dei beni sequestrati da restituire doveva essere lo Stato e non il partito della Margherita (in liquidazione: e tuttora esistente): quei beni erano già stati tutti sequestrati, prima dalla Procura penale il 17/2/2012 e l’8/3/2012 e poi dalla Procura presso la Corte dei Conti il 30/5/2013: pertanto, da molto tempo, nella mia totale indisponibilità. E nessuna posizione del Lusi sarebbe migliorata: non è mai esistito nell’ordinamento il “patteggiamento” (contabile) di cui parlarono (a vanvera) i giornali (e non solo) in quel periodo.
Il 28 novembre 2013 la stessa Corte dei Conti del Lazio mi condannò a pagare all’Erario 23 milioni di euro revocando l’ordinanza di accoglimento della mia istanza (presentata e sottoscritta il 17/5/2013) e decise l’estromissione dalla Margherita dal processo contabile: gli avvocati della Margherita vennero costretti a fare le borse e lasciare l’Aula perché giudicati estranei al processo, soprattutto perché pretendevano che la restituzione dei beni avvenisse in favore del partito della Margherita e non dello Stato.
Con la stessa sentenza, la Corte dei Conti del Lazio (su 27 pagine complessive) utilizzò 24 pagine per motivare:
– la competenza della stessa Corte dei Conti,
– l’estromissione della Margherita,
– il rifiuto di accogliere la questione di legittimità costituzionale sollevata da De Dominicis sulla legge sul finanziamento pubblico ai partiti definita irrilevante ai fini del procedimento contabile (questo la Raggi non l’ha mai detto!!!).

Seconda stupidaggine: il procuratore De Dominicis…li ha sconfessati, facendosi forte anche di una decisione della Cassazione…..
In realtà le cosse vanno ancora peggio per De Dominicis.
La decisione della Corte dei Conti del Lazio del 6/6/2013 avrebbe creato un precedente pericolosissimo per la politica: tutti i patrimoni (immobiliari e non) residui dei partiti non più rappresentati in Parlamento – AN, DS, Udeur, CCD, PPI, DC, PSI, RC, Com It, Verdi, Italia dei Valori – avrebbero potuto essere restituiti allo Stato, a semplice richiesta della Corte dei Conti. Soldi e patrimoni immobiliari di grande rilievo, accumulati nel silenzio generale e con la testa voltata dall’altra parte di chi doveva guardare e decideva di non vedere.
La Margherita – che deve difendere la volontà di far rientrare nelle proprie casse l’asserito maltolto – ricorre alle Sezioni Unite della Cassazione contro la decisone della Corte dei Conti del Lazio che l’aveva estromessa dal processo contabile, affermando che la Corte dei Conti non ha diritto (giurisdizione) di mettere becco sui soldi dei partiti.
Lusi ricorre in appello contro la sentenza di primo grado al solo fine di ristabilire la destinazione dei beni allo Stato, quantificandoli come avevano stabilito i due Vice Procuratori generali della stessa Corte dei Conti del Lazio rimossi dal loro Capo, De Dominicis.
La Storia ci racconta poi come finì la corsa:
– le Sezioni Unite della Cassazione, con ordinanza del 18/5/2015, n. 10094, dissero che la Corte dei Conti non era competente a giudicare sul tema in oggetto;
– la Corte dei Conti in sezione d’appello annullò definitivamente la sentenza di primo grado della Corte dei Conti del Lazio, facendo un regalo alla Margherita e, paradossalmente, anche al Lusi che a quel punto doveva rispondere solo ad una giurisdizione: quella penale.
Quindi, quando Il Messaggero scrive I pm contabili erano d’accordo e accolsero la richiesta, ma il giorno dell’udienza (6/6/2013, n.d.r.), il procuratore De Dominicis si è presentato in aula e li ha sconfessati, facendo si (forte anche di una decisione della cassazione)….., quel giornale disinforma i lettori (e l’innumerevole pubblico di internet) e dice una clamorosa castroneria, evitabile se si fossero informati bene, perché la sentenza della Cassazione:
a) era del 18 maggio 2015: 2 anni dopo (!!!) quell’udienza del 6/6/2013;
b) andava in direzione diametralmente opposta alla tesi di De Dominicis, smentendo definitivamente, peraltro, l’intero impianto accusatorio dell’Ufficio della Procura della Repubblica presso la Corte dei Conti del Lazio dallo stesso De Dominicis diretto essendone il Capo, compresa la sbandierata questione di legittimità costituzionale sollevata dallo stesso De Dominicis sulla legge sul finanziamento pubblico (anche questo la Raggi non l’ha mai detto!!!).

Terza stupidaggine: il procuratore De Dominicis si è presentato in aula e li ha sconfessati, facendosi forte anche di una decisione della Cassazione che il denaro ritornasse nelle casse.
In quali casse sarebbe tornato il denaro? Il Messaggero non lo dice, tanta è la confusione che regna sotto il cielo. Ricostruiamo.
Alla data del 6/6/2013, quando il De Dominicis si oppone all’istanza da me presentata di devolvere tutto allo Stato a mezzo dell’immediata acquisizione dei beni sequestrati, la conseguenza è che il denaro (così la giornalista chiama i beni sequestrati) avrebbe dovuto seguire le richieste della Margherita di Rutelli, i cui legali si oppongono strenuamente alla mia istanza e aderiscono alla forte opposizione del De Dominicis. Di quali casse parla Il Messaggero?
Con il provvedimento delle Sezioni Unite della Cassazione del 18/5/2015, attivato per impulso della Margherita, si afferma che è il giudice civile e non quello contabile a dover giudicare; quindi le casse non potranno più essere quelle dello Stato ma, semmai, se così verrà deciso, quelle della Margherita di Rutelli.
Allora: di quali casse parla Il Messaggero?

Fin qui sulle stupidaggini di chi scrive senza informarsi prima e, soprattutto, senza attivare il cervello per ragionare: funzione che dovrebbe essere precipua dei media.
Non c’e’ bisogno che aggiunga molto altro; una lettura “meta-giuridica” dà modo di vedere che:
– i due Vice Procuratori generali i quali, in servizio per lo Stato, nel febbraio 2013 avevano esortato Lusi a scrivere ciò che Lusi ha effettivamente scritto – dare tutto allo Stato, assumersi la responsabilità, la Corte dei Conti si prende tutto e manda un segnale al Paese e ai partiti, declaratoria di cessazione della materia del contendere – venne loro tolto il fascicolo e non furono più titolati ad interessarsene;
– la Corte dei Conti viene messa in riga dicendole che di ciò non si deve occupare se i fatti sono antecedenti il 2014;
– il De Dominicis, allora Procuratore capo regionale della Corte dei Conti del Lazio, ne esce a pezzi;
– le casse della Margherita si leccano i baffi ai danni dello Stato in attesa che il giudice civile decida.
Il processo penale, nel frattempo, ha preso strade diverse; ma questa è un’altra storia.

P.S.: quella qui raccontata è la verità giudiziaria, non la mia opinione di parte.
Bastava informarsi meglio prima di scrivere.
Una delle giornaliste che ha firmato il pezzo mi ha replicato: Così mi hanno spiegato e così ho letto sugli articoli usciti all’epoca. No comment!
Per conferme, rimando al mio post dell’11 gennaio 2014.
Per leggere la sentenza Corte dei Conti di primo grado, cliccare sul link che segue:

SENTENZA – PROCURA REGIONALE CORTE DEI CONTI DEL LAZIO

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