Norcia: terremoto e propaganda – “Altro che buona ricostruzione e pochi danni, la nostra casa è distrutta”

Parlano i titolari di una delle più prestigiose aziende agricole dell’Umbria: “Non ci è rimasto più niente. La verità non è come la stanno raccontando il comune di Norcia e la stessa regione Umbria. Qui gli aiuti non sono arrivati, ci hanno dato una tenda solo dopo 4 giorni”

Lucina Paternesi per “UmbriaON”

Mentre la terra continua a tremare, da sotto alle macerie emerge anche altro. «La situazione qui è molto grave. La nostra casa è crollata, è letteralmente scoppiata sotto la spinta del terreno, già dopo la prima scossa».

La fuga nella notte E’ il racconto di un’altra Norcia quello che fa la signora Ada Fausti, che vive in località Case sparse, a Monte Patino. Dopo quattro notti trascorse a dormire in macchina assieme a suo marito e al bambino di dieci anni, sono tutti ancora sotto choc. «Siamo senza casa, senza vestiti, senza più niente. Ci hanno portato la tenda solo domenica sera, ce l’hanno montata e poi se ne sono andati. Nessuno ha chiesto se avessimo bisogno di qualcosa, mio figlio si è ferito durante la fuga nella notte». Il figlio di Ada ha dieci anni, mentre scappavano per cercare rifugio fuori dalla loro abitazione è caduto e ha battuto la testa. I medici gli hanno cucito dieci punto sul fondo schiena, e se oggi sono qui a raccontare la loro storia è pura fortuna.

Casa distrutta «Ci siamo salvati per miracolo – dice – ci rendiamo conto di quanto è accaduto a pochi chilometri da noi, io ho perso tante amiche che vivevano ad Amatrice. Però la verità non è come la stanno raccontando ora, Comune e Regione, le istituzioni insomma. Il messaggio che il sindaco sta cercando di far passare è che a Norcia ci sia solo qualche crepa. Guardate com’è ridotta la mia casa, a questi signori vorrei chiedere come pensano di ricostruirla? Con la colla?».

Come a Castelluccio Poco lontano dal centro storico dove, accantonati ai lati delle strade, ci sono coppi e qualche mattone, qui sembra di stare a Castelluccio dove interi edifici sono venuti giù. Se la presidente della Regione Catiuscia Marini, nei giorni scorsi, parlava di «Norcia come città simbolo, forse è perché ancora non ha visto com’è ridotta casa mia. Non è vero che qui non è caduto niente». Eppure la ristrutturazione era stata fatta. La casa della famiglia Fausti è stata risistemata, in alcune parti ex novo, nel 1996, appena un anno prima del terremoto che in Umbria fece undici vittime. Neanche vent’anni dopo le pareti esterne sono saltate via, sono state squarciate dalla furia delle scosse che da ormai una settimana non lascia tregua al centro Italia.

Ristrutturazione «Alcune parti dell’edificio sono state rifatte di sana pianta in poroton, il mattone rosso antisismico. Ma dopo la prima scossa, quella più forte, si è sbriciolato come un biscotto, si è aperto. La ristrutturazione antisismica era stata finanziata al 60% dallo stato, con i soldi ‘avanzati’ dalla ricostruzione post-terremoto del 1979, quindici anni prima. Altre parti erano state messe in sicurezza dalle fondamenta, a un costo di circa 300 milioni. Il problema è uno solo, perché non vengono a vedere la reale condizione delle case qui?».

Notti in macchina «Se non siamo morti – continua il racconto drammatico di quella notte – è solo grazie alla prontezza di mio marito che ci ha abbracciati e ci ha detto ‘venite, ripariamoci qui in cucina’. Forse, se fossimo morti, avremmo fatto più notizia. Come possono dire che Norcia è danneggiata solo alle porte, che ci sono solo qualche crepa e dei coppi caduti. La mia casa non c’è più, non abbiamo più nulla. A livello psicologico, anche, siamo esausti. Qui gli aiuti non sono arrivati, ci hanno dato una tenda dopo 4 giorni che dormivamo in macchina, dopo averla montata se ne sono andati». Sconvolta da quella drammatica notte di una settimana fa quando è stata svegliata nel cuore dalla notte mentre la sua casa cedeva, la signora Ada ha preferito dormire nella sua auto piuttosto che andare al campo base allestito dai volontari. «La terra continua a tremare, anche ai giardinetti sotto Porta Romana ci sono degli squarci enormi, non mi fido più di dormire all’interno degli edifici», racconta.

L’azienda di famiglia Ada ha 47 anni e assieme alla famiglia gestisce un allevamento di maiali. «Siamo gli unici qui a Norcia, il resto viene tutto dalla grande distribuzione. Già le difficoltà che dobbiamo affrontare ogni giorno, ora anche il terremoto ha spazzato via tutti i nostri progetti, la nostra quotidianità. Non mi sarei mai immaginata che, a quasi 50 anni, avrei dovuto ricominciare tutto daccapo». L’azienda Fausti è una delle più importanti della zona, nel 2012 ha vinto un riconoscimento a Londra come miglior prosciutto al mondo e i loro maiali allevati allo stato brado, una volta trasformati, sono arrivati persino sui tavoli della Casa Bianca.

Timori e preoccupazioni «Loro stanno bene – dicono – sono abituati a dormire sotto alle stelle. Ma gli agricoltori della zona di monte Patino, come noi, sono tutti disperati e hanno le case a pezzi. Quindici famiglie ridotte in mutande, io non ho neanche più quelle. Nessuno è venuto a chiedere se avessimo bisogno di qualcosa, nessuno ci ha fornito assistenza o aiuto. Siamo stati abbandonati al nostro destino». E la preoccupazione, oltre che per la terra che continua a tremare sotto ai loro piedi, è per la loro casa. Chi la sistemerà, si chiede, «ne avremo mai più una? Al sindaco che qui non si è fatto vedere vorrei chiedere chi ci ridarà la casa? Chi la ricostruirà? La situazione non è sotto controllo come vogliono farci credere».

 

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