Terni, Tumori e inquinamento elettromagnetico: ingegnere si incatena contro le antenne che uccidono

“A Miranda, frazione del Comune di Terni, si muore di tumore con un’incidenza e percentuali impressionanti: L’inquinamento elettromagnetico non smette di uccidere”. L’ eroico ingegnere ha installato la propria tenda nella piazza del piccolo centro abitato

(UmbriaON) | TERNI – Un modo per esorcizzare uno spettro – «Se proprio devo morire, meglio qui che in ospedale», dice – che fa sentire la sua presenza cupa e pesante, ma anche e soprattutto un modo per denunciare pubblicamente ciò che da anni accade a Miranda, paese di poco più di cento anime che guarda Terni dall’alto: «Qui si muore di tumore più che altrove, con un’incidenza e percentuali impressionanti». E i nomi di chi non ce l’ha fatta campeggiano sul cartello che G.B., il 62enne che lunedì mattina si è incatenato sulla piazza principale della piccola frazione, ha voluto apporre a pochi passi dalla tenda in cui ha deciso di trascorrere giorni e notti, «fino a quando non si muoverà qualcosa, fino a quando le emissioni elettromagnetiche smetteranno di fare del male alla gente».

Lungo elenco Il cartello racconta delle trentacinque persone che G. – che di lavoro fa l’ingegnere e la cui famiglia fu fra le prime, a metà degli anni ’60, a comprarsi una casa ‘stagionale’ a Miranda – conosceva e bene e che oggi non ci sono più. Trentuno di queste sono morte negli anni di tumore, le altre per patologie diabetiche, soprattutto, e cardiache. Bassa, troppo, l’età media: 67 anni. «E questi – ci indica un altro foglio – sono quelli che, come me, vivono fra Miranda e Larviano e stanno male e devono lottare ogni giorno per continuare a vivere». I nomi non li ha messi, per ragioni di privacy, ma nella lista sono cinque i malati di tumore e otto quelli affetti da diabete.

‘The silent devil’ Reduce da un intervento chirurgico all’addome e invalido al 100%, l’ingegnere 62enne ha lavorato tutta la notte per piantare la sua tenda in piazza. Lì c’è tutto, i prodotti per l’igiene, per le medicazioni, vestiti, acqua, tanti fogli – articoli di giornale, delibere, denunce – per ricordare a tutti quelli che passano da lì, il dramma suo e di una comunità. Ma c’è anche la catena, fissata a terra, che si è stretto attorno alla caviglia e che gli consente al massimo di raggiungere la vicina fontanella di acqua pubblica. E c’è pure la chitarra, con tanto di amplificatore: «Sa, la mia passione è la musica e ho scritto anche un brano ispirandomi alla vicenda mia e di tante altre persone». Si chiama ‘The silent devil’, il nome dice tutto.

La protesta «Io da qui non me ne vado, credo si sia già capito – racconta – finché questo inquinamento elettromagnetico, che ha portato anche ad un processo che però è a rischio prescrizione, non smette di uccidere. Non solo le persone, visto che solo a me sono morti quattro cani, tutti di tumore: una strage. A Miranda ci sono quattordici tralicci, mica uno solo. E non potevano essere piazzati perché sono nel bosco, in un’area vincolata. Hanno detto che devono essere portati via, con tanto di 26 voti favorevoli in consiglio comunale, sulla torre, la ‘rocchetta’ che sta a Marmore. Ma finora nessuno si è mosso. Io non me ne vado finché l’Arpa, che ha già una centralina, non mette un monitor che ci dica il livello delle radiazioni e finché queste non vengono portate ad almeno il 30% in meno della soglia massima, con tanto di certificazioni».

«E i nostri figli?» Ma quella delle emissioni elettromagnetiche – «Qui tutti ricordano ancora quando arrivavano alla spicciolata i tecnici delle varie tv e radio, poco prima che arrivassero gli addetti ai controlli ambientali. Lo schema era sempre lo stesso negli anni passati» – non è l’unica questione per cui G.B. si è trasferito in piazza: «Miranda non ha mai avuto le fognature. Ora il Comune si è deciso a farle ma non si sa come né quando. Per di più, i terreni su cui per anni è stato scaricato di tutto, chi li bonificherà? E poi c’è bisogno che qualcuno, il Comune e la proloco, creino qualcosa per per noi e per i bambini che, d’estate ma non solo, giocano in questo piazzale, nelle vie del paese. Un campo di calcetto, uno spazio per le bocce. Si sono trovati i soldi per tante cose, immobili commerciali in primis, possibile che nessuno pensi a dare un’occasione di svago e uno spazio migliore, più lontano possibile dalle emissioni elettromagnetiche, ai nostri figli?».

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